Una violenza sessuale utilizzata come vera e propria arma di ritorsione mafiosa. È questo lo scenario drammatico al centro del processo d’appello bis dell’inchiesta “Kerkent”, che si sta celebrando a Palermo e che vede sul banco degli imputati vertici e fiancheggiatori dei clan agrigentini.
Nelle ultime ore, il sostituto procuratore generale Giuseppina Motisi ha formulato pesanti richieste di condanna per i protagonisti di una brutale spedizione punitiva.
La trappola e la violenza come ritorsione
La vicenda risale a una spietata rappresaglia orchestrata per lavare un’offesa economica. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il commerciante di auto Salvatore Ganci si sarebbe rivolto direttamente al boss di Villaseta, Antonio Massimino, per ottenere vendetta: un uomo lo aveva truffato acquistando una vettura con un assegno falso.
La risposta del clan è stata feroce. Invece di colpire direttamente il truffatore, i criminali hanno preso di mira la moglie: la donna è stata sequestrata e palpeggiata con l’obiettivo di lanciare un messaggio chiaro e punire lo sgarro del coniuge.
Pene più severe per il boss e il mandante
La Procura generale ha chiesto una linea di massima fermezza per gli imputati davanti alla seconda sezione della Corte d’appello di Palermo. Per il commerciante Salvatore Ganci la richiesta è di nove anni di reclusione.
Per il boss Antonio Massimino, 57 anni, sono stati invece sollecitati due anni di carcere in più, una pena che si andrebbe ad aggiungere ai 20 anni che l’uomo sta già scontando in via definitiva per associazione mafiosa e traffico di droga.
La posizione dei coimputati e le prossime tappe
Nel medesimo procedimento è coinvolto anche il cinquantenne Luca Siracusa, accusato di far parte della rete del traffico di cocaina ma ritenuto del tutto estraneo alla violenza sessuale sulla donna. Per lui la Procura ha chiesto la conferma degli 8 anni di reclusione, una condanna che era stata precedentemente annullata con rinvio dalla Cassazione. La parola passerà adesso al collegio difensivo, rappresentato dagli avvocati Salvatore Pennica, Annalisa Russello e Giuseppina Ganci.
La discussione della difesa è stata fissata per il prossimo 19 giugno, udienza in cui si muoveranno i passi decisivi verso la sentenza.








