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20 Maggio 2026
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Zungri e Zaccanopoli, l’allarme di Italia Nostra: “Fotovoltaico selvaggio sta cancellando paesaggio e identità”

Il docente Nicola Rombolà parla di un impatto devastante sul paesaggio e richiama le istituzioni all’applicazione dell’articolo 9 della Costituzione per la tutela del territorio

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“Stanno assassinando l’anima del territorio del Poro”. Con queste parole il docente Nicola Rombolà, esponente di Italia Nostra, interviene sul crescente sviluppo di impianti fotovoltaici nell’area tra Zungri e Zaccanopoli.

Secondo la denuncia, vaste porzioni di territorio agricolo sarebbero state progressivamente occupate da installazioni energetiche, con un impatto visivo e ambientale considerato profondamente invasivo.

“Dai campi coltivati alle distese di pannelli”

Nel suo intervento, Rombolà descrive una trasformazione radicale del paesaggio rurale. “Al posto di pascoli e campi di grano oggi spiccano macchie nere, veri e propri ‘buchi neri’ di pannelli fotovoltaici”, afferma.

Il docente richiama anche la memoria storica e culturale del territorio, evidenziando il contrasto tra l’attuale scenario e le descrizioni ottocentesche e novecentesche che esaltavano la fertilità e la bellezza del Monte Poro.

Il richiamo all’articolo 9 della Costituzione

La critica si concentra anche sulla gestione istituzionale del fenomeno. “Le istituzioni intervengano applicando l’articolo 9 della Costituzione”, sottolinea Rombolà, richiamando la norma che tutela paesaggio, ambiente e biodiversità.

Secondo l’esponente di Italia Nostra, esisterebbero alternative più sostenibili per la collocazione degli impianti, come aree industriali dismesse o superfici già compromesse.

“Un modello di sviluppo che impoverisce i territori”

Nel ragionamento dell’associazione, l’attuale sviluppo del fotovoltaico rischierebbe di produrre effetti opposti a quelli della transizione ecologica, incidendo negativamente su agricoltura, identità locale e attrattività turistica.

“Si sta sacrificando un territorio a vocazione agropastorale per logiche speculative”, viene sostenuto, con riferimento alle aree comprese tra i comuni interessati.

Critica alla gestione della transizione energetica

Rombolà amplia la riflessione alla dimensione economica e politica, parlando di un possibile schema di sfruttamento del Mezzogiorno legato alla transizione energetica. “Si rischia una nuova forma di questione meridionale, con territori depredati e comunità marginalizzate”, afferma.

Nel suo intervento viene inoltre sottolineato come la Calabria disponga già di un surplus significativo di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Microclima, agricoltura e futuro del territorio

Tra le preoccupazioni espresse figura anche l’impatto a lungo termine sugli equilibri ambientali. Secondo la denuncia, la concentrazione di impianti fotovoltaici potrebbe modificare il microclima locale e compromettere per decenni l’utilizzo agricolo dei suoli.

L’appello finale: fermare lo “scempio”

Nel passaggio conclusivo, Rombolà richiama anche figure della cultura e del pensiero del Novecento come Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Berto, evocando la difesa della civiltà contadina e del paesaggio. “È urgente fermare questo processo prima che venga compromessa definitivamente l’identità del territorio”, afferma.

L’appello si chiude con una richiesta di intervento immediato delle istituzioni per regolamentare la diffusione degli impianti e tutelare il patrimonio paesaggistico del Monte Poro.

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