× Sponsor
29 Maggio 2026
29 Maggio 2026
spot_img

“Le morti sul lavoro non sono fatalità, sono omicidi”: il grido della vedova di Edison Malaj

La commovente testimonianza di Silvana Malaj, vedova dell’operaio morto in un cantiere a Frascineto, durante la consegna delle borse di studio della Fillea Cgil Calabria dedicate alle vittime del lavoro. “Noi siamo condannati all’ergastolo del dolore”

spot_img

“Loro continuano la propria vita, mentre la condanna ce l’abbiamo noi: un ergastolo a vita”. Con queste parole cariche di dolore e rabbia, Silvana Malaj, vedova di Edison Malaj, l’operaio di 55 anni morto il 16 febbraio 2024 in un cantiere di Frascineto, ha scosso la platea dell’auditorium del Liceo Scientifico “Enrico Mattei” di Castrovillari.

L’occasione è stata la cerimonia organizzata dalla Fillea Cgil Calabria per la consegna delle borse di studio dedicate alla memoria delle vittime sul lavoro, un momento di riflessione che ha unito studenti, docenti e rappresentanti sindacali nel segno della cultura della sicurezza.

“Si esce per lavorare, non per morire”

Davanti ai giovani presenti, Silvana Malaj ha ripercorso il dramma vissuto dalla sua famiglia dopo la morte del marito, rimasto schiacciato da una lastra di cemento mentre lavorava. La donna ha puntato il dito contro una cultura che, a suo dire, continua a privilegiare il profitto rispetto alla tutela delle persone. “Si esce di casa per lavorare, un lavoro che dovrebbe garantire il ritorno a casa. Invece si guarda soltanto al guadagno sfrenato. I lavoratori vengono considerati esclusivamente come strumenti di produzione e non si investe abbastanza in prevenzione”, ha affermato.

“Non chiamatele fatalità: sono omicidi sul lavoro”

Uno dei passaggi più forti del suo intervento è stato il rifiuto della parola “fatalità” per descrivere le tragedie nei luoghi di lavoro. “È inaccettabile sentire che le morti sul lavoro sono fatalità. No, sono omicidi sul lavoro. I responsabili devono essere condannati”, ha dichiarato con fermezza. La vedova ha inoltre denunciato i tempi della giustizia, ricordando come, a oltre due anni dalla tragedia, il procedimento giudiziario non sia ancora arrivato a una conclusione e diverse udienze preliminari siano andate deserte. “Per questo Stato rimani una statistica, un numero. Ma dietro quei numeri ci sono persone, famiglie distrutte e dolori che non finiscono mai. In un Paese che riconosce il lavoro come diritto, deve essere garantito anche il diritto di tornare a casa vivi”.

L’allarme della Fillea Cgil: “Sei morti in Calabria solo a maggio”

A rilanciare il tema della sicurezza è stato anche Simone Celebre, segretario generale della Fillea Cgil Calabria, che ha ricordato il drammatico bilancio degli incidenti sul lavoro nella regione. “Solo nel mese di maggio in Calabria hanno perso la vita sei lavoratori. Numeri che non possono essere accettati in un Paese civile”, ha sottolineato. Celebre ha spiegato come la scelta di coinvolgere le scuole nasca dalla convinzione che la sicurezza non sia soltanto una questione di dispositivi di protezione individuale, ma soprattutto una battaglia culturale. “È tra i banchi di scuola che si costruisce una società capace di contrastare lo sfruttamento, il lavoro nero e l’assenza di tutele”.

La richiesta di giustizia

Nel corso dell’iniziativa è stato ricordato che la prossima udienza preliminare sul caso Edison Malaj è fissata per l’8 luglio. In vista di quella data, la Cgil ha annunciato la propria costituzione di parte civile nel procedimento. L’obiettivo, ha ribadito il sindacato, è ottenere piena verità su quanto accaduto e contribuire affinché tragedie simili non si ripetano più. Una battaglia che, tra memoria e impegno civile, continua a chiedere una risposta concreta contro la piaga delle morti sul lavoro.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img