Un presidio di protesta si è svolto nel pomeriggio davanti all’ingresso del porto di Gioia Tauro, nel comune di San Ferdinando, promosso da movimenti che sostengono la causa palestinese insieme all’Unione Sindacale di Base (Usb).
L’iniziativa è stata organizzata per ribadire il no al presunto transito di materiale militare destinato a Israele attraverso lo scalo calabrese, uno dei più importanti hub portuali del Mediterraneo.
I container sotto ispezione
Secondo quanto riferito dai manifestanti, da circa due mesi sarebbero presenti nello scalo 16 container sottoposti a controlli e ispezioni, ritenuti sospetti per il possibile contenuto collegato all’industria bellica.
La protesta è stata organizzata in concomitanza con l’arrivo della nave Msc Manasvi, che secondo gli organizzatori avrebbe dovuto procedere alle operazioni di carico dei container.
Per questo motivo i partecipanti hanno deciso di presidiare simbolicamente l’ingresso del porto chiedendo maggiore trasparenza sulla natura delle merci movimentate e sulle eventuali destinazioni finali dei carichi.
La posizione di Usb
L’Usb ha spiegato che la mobilitazione si inserisce all’interno delle iniziative nazionali e internazionali contro il trasporto di materiale che potrebbe essere utilizzato in contesti di guerra.
Secondo il sindacato, la questione si intreccia anche con il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, dopo il recente incidente verificatosi nello scalo di Gioia Tauro, dove un operaio è rimasto ferito in seguito al ribaltamento di un mezzo operativo.
La richiesta dei manifestanti
I partecipanti al presidio chiedono che venga fatta piena chiarezza sui container attualmente sottoposti a verifica e che venga esclusa qualsiasi movimentazione di materiali destinati a scopi militari.
La protesta si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sul conflitto in Medio Oriente e sul ruolo delle infrastrutture portuali europee nelle catene logistiche legate al commercio internazionale e all’industria della difesa.









