“Se lo prendiamo lo ammazziamo”: così gli esponenti del clan dei Rom avevano messo nel mirino Klaus Davi, chiamandolo nelle intercettazioni “il giornalista di Gratteri” (pag. 790 dell’ordinanza), che nel 2023 aveva scoperto una centralina della cocaina nel rione Marconi di Reggio Calabria ed era riuscito a riprendere gli affiliati mentre smerciavano la merce ai clienti, provocando il panico tra gli affiliati (video dell’incursione di Klaus Davi al link https://www.youtube.com/watch?v=-GKtnSTVFgI ). Tutto è riportato nell’ordinanza del Gip dott.ssa Giuseppina Laura Candito, nell’ambito di una maxi operazione che pochi giorni fa ha visto l’emissione di 31 misure cautelari smantellando una piazza di spaccio in gradi di rifornire 300 clienti al giorno, che dedica alla vicenda centinaia di pagine. “Klaus Davi pubblicava un ennesimo video il 6 ottobre 2023 (…)
Gli articoli divulgati in rete
Il giornalista, per via degli articoli e dei video divulgati in rete, diveniva la Nemesi del gruppo, costantemente citato in quelle settimane cosi come nelle successive, etichettato in vari modi, destinatario di minacce, incolpato di essere la loro rovina. Difatti, l’attenzione giornalistica concentratasi sulla saletta aveva immediate ricadute sulle vendite, che subivano un calo in quanto i clienti diffidavano dal recarsi alla saletta con la consueta assiduità per timore di finire nell’occhio del ciclone”, riporta il Gip a pag. 698, che parla dell’attività investigativa di Davi come di un vero e proprio “terremoto mediatico” (sempre a pag. 698 dell’ordinanza).Davi era anche stato seguito per le strade di Reggio Calabria da alcuni esponenti del clan, la sera del 19 settembre 2023, riuscendo tuttavia a seminarli nonostante la sua auto fosse stata colpita da un masso, come viene ampiamente scritto a pagina 705 dell’ordinanza: “La vicenda dell’interessamento di Klaus Davi alle attività illecite legate agli stupefacenti nell’ambito del rione Marconi si arricchiva di un secondo capitolo in data 19.09.2023, quando il Davi in persona si recava davanti al cancello rosso del condominio di via Sbarre Superiori n. 8 sostandovi per diversi minuti con il chiaro intento di replicare il servizio giornalistico già effettuato in precedenza; in questa circostanza, però, il Davi veniva riconosciuto dagli indagati e si affrettava infatti a rientrare nella propria autovettura per evitare di essere aggredito. Il giornalista riusciva infine a darsi alla fuga a bordo della propria autovettura mentre era rincorso dagli odierni indagati e la macchina veniva attinta da una pietra lanciata da uno degli inseguitori”.
Parole messe in fila
Minacce e insulti all’indirizzo del giornalista sono messi in fila dalla Gip: a pag 670 “c’è quel pezzo di merda che se non ci vede il cancello chiuso, se non vede una catena là che è chiuso, non ce lo togliamo dal mezzo dei piedi ed è…galera sicura”; a pag. 712 ““Questo pezzo di merda…ti giuro sopra i miei figli, non sta mollando! Oh non sta mollando…!” “…non sta mollando, questo pezzo di merda, guarda oh…”; “ci dobbiamo informare dove… vedere dove abita questo qua e lo prendiamo per consumarlo…; “Vedi che lo hanno “Salato” (distrutto) gli “Arcoti” (NDR abitanti di Archi, quartiere di Reggio Calabria)… ad Archi, vedi che…gli Arcoti lo hanno “Salato”; a pag. 736 “vedi che prima che arrivava questo figlio di buttana (ndr Klaus Davi) facevamo settecento euro а turno. (…) prima che arrivava sto cornuto di merda”; a pag. 790 “…поо…c’è un giornalista… che è… un giornalista di ‘Cartieri’ [probabile riferimento al magistrato Gratteri]…che abbia una disgrazia! Da tutte le parti…(inc.) è andato dai Piromalli, dai (inc.), da tutte le parti…ad Archi, dai Polimenі…”; a pag. 2.205 il clan annunciava rappresaglie ben più gravi poiché gli affiliati erano stati troppo blandi con lui: “se capitava che c’eravamo noi lo rovinavamo”.









