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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Sanità, il paradosso delle ricette scadute e il muro di gomma burocratico. La denuncia di Sinistra Italiana Catanzaro

Al Policlinico "Mater Domini" le impegnative dell'anno precedente bloccano le visite già prenotate dopo mesi di attesa. Il Circolo "Giuditta Levato" attacca la burocrazia aziendale che penalizza anziani e vulnerabili, drogando i dati reali sulle liste d'attesa.

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L’attesa di mesi per una visita specialistica che si trasforma in un muro di gomma burocratico proprio il giorno dell’appuntamento. Succede al Policlinico Universitario “Mater Domini” di Catanzaro, dove i cittadini che si mettono in coda allo sportello ticket si scontrano con un cartello perentorio: “Le impegnative dell’anno precedente non sono più valide”. La prenotazione resta formalmente in piedi, ma la ricetta medica scade automaticamente con il cambio d’anno solare.

La denuncia arriva dal Circolo “Giuditta Levato” di Sinistra Italiana di Catanzaro, guidato da Marianna Sodaro, che accende i riflettori su un paradosso quotidiano capace di trasformare il diritto alla salute in una estenuante caccia al tesoro amministrativa, alimentando le storiche inefficienze della gestione sanitaria territoriale in Calabria.

Il rimpallo delle responsabilità e l’impatto sui pazienti

Nel labirinto del sistema sanitario pubblico calabrese, i binari della burocrazia appaiono totalmente separati dalle necessità di cura del malato. Se da un lato la prenotazione garantisce teoricamente il posto, dall’altro l’impegnativa autorizza l’erogazione della prestazione. Quando i tempi d’attesa si dilatano a tal punto da scavalcare l’anno solare, il meccanismo si inceppa. L’azienda sanitaria possiede già tutti i dati del cittadino, conosce la prestazione, il reparto e la data della visita, ma pretende comunque che sia l’utente a sanare l’anomalia amministrativa.

Questo innesca un rimpallo di responsabilità che penalizza i pazienti. Se la prescrizione originaria è stata firmata da uno specialista che non lavora più nella struttura, il percorso diventa un vicolo cieco. Il CUP rimanda al medico di medicina generale, quest’ultimo richiama in causa lo specialista, mentre il reparto non fornisce indicazioni chiare, trasformando il cittadino in un intermediario amministrativo del sistema.

Le conseguenze sulle fasce deboli e sulle liste d’attesa

A pagare il prezzo più alto di queste procedure farraginose sono le fasce più vulnerabili della popolazione, tra cui anziani, persone sole, cittadini con scarsa alfabetizzazione digitale o con difficoltà cognitive. Di fronte alle barriere burocratiche, l’effetto è la rinuncia alle cure o il rinvio della prestazione, mentre chi ne ha la possibilità economica è costretto a rivolgersi alla sanità privata per servizi a cui avrebbe diritto gratuitamente.

Il cortocircuito organizzativo rischia inoltre di alterare i dati ufficiali sulle liste d’attesa. Se una visita salta perché il paziente non riesce a regolarizzare la ricetta in tempo, il sistema registra semplicemente una prestazione in meno, riducendo artificialmente il numero reale di persone che necessitano di accedere alle cure.

La critica alla gestione e le richieste di riforma

In una regione segnata da anni di commissariamento, carenze croniche di personale e sistemi informatici frammentati, il disagio rischia di essere percepito come normalità. La denuncia politica di Sinistra Italiana punta il dito contro le priorità del dibattito pubblico, accusando la politica di concentrarsi sui tempi e sulla fattibilità del progetto del nuovo ospedale, abbandonando a se stessa la realtà esistente.

Secondo l’esponente di Sinistra Italiana, la vera emergenza non è edilizia, ma gestionale ed organizzativa. Diventa quindi urgente una programmazione seria delle ASP, il potenziamento della medicina territoriale, la riorganizzazione dei CUP e lo snellimento dei percorsi amministrativi, per evitare che il sistema continui a scaricare i propri disservizi strutturali sulle spalle dei malati.

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