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2 Giugno 2026
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Terremoto in Calabria, Tansi spiega perché non ci sono stati danni: “Scossa fortissima ma troppo profonda per distruggere”

Il geologo ed ex capo della Protezione civile regionale spiega il ruolo della Placca Ionica: energia attenuata prima di arrivare in superficie. "I veri pericoli sono i terremoti superficiali sulle faglie calabresi"

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Perché il terremoto di questa notte in Calabria non ha provocato danni? Ce lo spiega Carlo Tansi, geologo primo ticercatore Cnr, già direttore della Protezione civile della Calabria e docente universitario.

L’enorme lastra

“Sotto la Calabria – argomenta Tansi –  c’è un’enorme “lastra” di roccia del Mar Ionio, chiamata Placca Ionica, che lentamente sprofonda nelle profondità della Terra. Questo fenomeno è chiamato in termini scientifici “subduzione”.   Quando questa enorme placca si muove e si rompe, può generare terremoti molto profondi, anche forti come quello della scorsa notte.  Il terremoto della scorsa notte con epicentro al largo di Amantea, pur essendo di magnitudo 6.2 — quindi persino superiore a quelli drammatici di Amatrice e dell’Aquila — si è verificato a grande profondità.  Questo significa che l’energia, prima di arrivare in superficie, ha dovuto percorrere centinaia di chilometri e lungo il tragitto si è in gran parte attenuata. Per questo è stato avvertito in un’area molto vasta ma, fortunatamente, senza effetti distruttivi importanti”.

I superficiali quelli più pericolosi

Afferma ancora Tansi: “I terremoti davvero più pericolosi per la Calabria, quelli che in passato hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, sono generalmente quelli superficiali, cioè prodotti dalle rotture delle faglie attive che attraversano il territorio calabrese. Sono faglie lunghe da qualche decina fino anche a oltre cento chilometri, profonde in genere fino a 25–30 km, e producono terremoti con ipocentri vicini alla superficie terrestre (Figura 3, pubblicata da Tansi et al., 2016).  Ed è proprio questa vicinanza alla superficie che li rende più devastanti: l’energia percorre un tragitto molto più breve e quindi gli scuotimenti al suolo risultano molto più intensi. È un po’ come una bomba: se esplode vicino provoca molti più danni; se esplode molto lontano, l’effetto si attenua. La buona notizia è che nel 2026 scienza e tecnologia ci offrono tutti gli strumenti per convivere con il terremoto e sconfiggerne gli effetti attraverso la prevenzione. Il terremoto non si può evitare, ma si possono evitare morti e distruzioni: basta costruire bene i nuovi edifici e consolidare quelli esistenti rendendoli capaci di resistere ai terremoti”.

“Il terremoto non uccide”

Poi conclude: “In Giappone, in California, in Cile e in altri Paesi altamente sismici, dove si costruisce seriamente con criteri antisismici, un terremoto di magnitudo 6.2 spesso non fa quasi neppure notizia: si avverte, spaventa, ma raramente provoca tragedie. Il terremoto non uccide, ma sono gli edifici vulnerabili, spesso abusivi o vetusti, che crollano e uccidono. Da notare che il valore di Magnitudo 6.2 può subire correzioni da parte dell’istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia”.

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