Si chiude con un’assoluzione il giudizio di primo grado per un imputato accusato di aver aggredito un parente per questioni di vicinato. Il giudice del Tribunale monocratico ha scagionato G.M., 46enne, di Catanzaro, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, mentre il pubblico ministero in aula aveva chiesto un anno di reclusione dopo aver ripercorso, nel corso della requisitoria il brutale fatto verificatosi il 27 settembre 2019, quando l’imputato per futili motivi, per impedire alla vittima ultra ottantenne la sosta in una area comune per scaricare materiale edile, approfittando della sua caduta, l’avrebbe colpita con un palo, provocandole fratture sul naso e sulla fronte, fratture per le quali si era reso necessario un intervento chirurgico.
La denuncia dei familiari e l’archiviazione per un indagato
Sono stati i familiari della vittima a denunciare i fatti facendo scattare l’indagine della Procura anche nei confronti di un altro parente di 77 anni A. L. che avrebbe minacciato la vittima e i suoi congiunti prendendo un martello dal cofano dell’auto e contribuendo ad aggredire l’anziano e la sua famiglia. Per quest’ultimo, la Procura aveva già chiesto e ottenuto l’archiviazione dal gip, nonostante l’opposizione delle persone coinvolte, un’archiviazione basata sulla situazione di forte dissidio tra le parti e di estrema conflittualità familiare per interessi patrimoniali e da rapporti di vicinato, che ha ridimensionato il quadro accusatorio e a nulla è valsa la produzione di un video dal quale emergerebbe che quell’uomo è stato aggredito. Per il gip, A. L., indagato all’epoca dei fatti, non avrebbe svolto un ruolo attivo nella lite e il martello, sequestrato, era intriso di tracce ematiche per il sangue fuoriuscito dalla ferita di una delle persone coinvolte nella lite. Poi la chiusura delle indagini nei confronti di G. M. e un decreto di citazione diretta a giudizio che ha dato all’avvio al processo conclusosi con un’ assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.
La figlia: “Vittime indifese di una brutalità immotivata”
Se si è trattato di legittima difesa o se le ferite prescindono dal presunto colpo inferto o dovute alla caduta o ad altro sarà il giudice a spiegarlo quando depositerà le motivazione di un verdetto che ha lasciato l’amaro in bocca nella figlia della presunta vittima: “quel giorno io, mio padre, mia madre e mio figlio siamo state vittime di una violenza brutale e cieca, vittime indifese della brutalità immotivata dei nostri parenti nonché vicini di casa, dove la peggio l’ha avuta mio padre. Dal video si evince che il mio anziano genitore, all’epoca di 83 anni, è stato prima aggredito da mio zio, che lo scagliava violentemente a terra scalciandolo e strattonandolo, per poi venire colpito con una terribile bastonata in testa da mio cugino.
Mio padre è quasi morto per quel colpo subito, che ha rischiato di fargli perdere per sempre la vista dall’occhio destro, risoltosi con un delicatissimo intervento chirurgico e mesi di prognosi. Oggi, a distanza di 7 anni da quanto accaduto, siamo stati “colpiti” di nuovo, forse ancora peggio di allora, perché violentati nell’anima. Infatti, i due aggressori sono rimasti impuniti, per la giustizia non hanno commesso niente che meriti una sanzione”.









