Un lungo viaggio all’interno del mondo ultras biancoceleste, tra contestazione, identità e memoria storica della curva. È quello realizzato da Klaus Davi, che per diversi giorni ha seguito da vicino i tifosi della Lazio partecipando al raduno del 9 maggio a Ponte Milvio per celebrare il gemellaggio con i sostenitori dell’Inter e raccogliendo successivamente oltre cinquanta interviste prima della finale di Coppa Italia.
Dal documentario emerge soprattutto il forte dissenso nei confronti del presidente della S.S. Lazio, Claudio Lotito, destinatario di cori, striscioni e pesanti contestazioni da parte di una parte consistente della tifoseria organizzata.
Cori e striscioni contro il presidente
Nelle immagini girate a Ponte Milvio dominano slogan e cori ostili nei confronti del patron biancoceleste. Tra i messaggi esposti compare anche uno striscione con la scritta: “Il popolo laziale merita rispetto, Lotito libera la Lazio”.
Le critiche raccolte nelle interviste successive ruotano attorno alla gestione societaria e al rapporto con la tifoseria. “Non gli interessa della squadra, per lui si tratta solo di business e politica”, afferma uno degli intervistati. Altri sostengono che il presidente non abbia fatto abbastanza per riportare i tifosi allo stadio e contestano il mancato rispetto di alcune promesse formulate negli anni.
La speranza di un cambio di proprietà
Tra i temi affrontati nel documentario emerge anche il nome di Al Thani, indicato da alcuni sostenitori come possibile alternativa futura alla guida del club. Secondo alcuni esponenti della tifoseria organizzata, la presenza dell’emiro qatariota a una partita della Lazio alimenterebbe l’ipotesi di un interesse verso il club biancoceleste, anche se al momento non risultano operazioni ufficiali in tal senso. Gli intervistati sottolineano inoltre come il tifo organizzato abbia cercato negli anni un dialogo con la società senza ottenere, a loro dire, la stessa disponibilità dalla controparte.
Il ricordo di Diabolik e degli Irriducibili
Una parte significativa del reportage è dedicata alla figura di Fabrizio Piscitelli, storico capo degli Irriducibili della Lazio ucciso nel 2019.
Interrogati sul ruolo ricoperto da Piscitelli all’interno della curva, molti ultras ne ricordano il carisma e la capacità di leadership, distinguendo però il suo ruolo nel tifo dalle vicende personali e giudiziarie che hanno caratterizzato la sua storia. “Era un personaggio con grande carisma”, afferma uno degli intervistati. Altri lo descrivono come “un grande leader laziale” e ricordano il contributo degli Irriducibili negli anni dei successi sportivi della squadra.
Nel documentario viene affrontato anche il tema dell’assoluzione in secondo grado di Raul Esteban Calderon, vicenda sulla quale gli ultras esprimono le proprie opinioni senza nascondere il forte legame emotivo con la figura di Piscitelli.
Uno spaccato del mondo ultras biancoceleste
Secondo il reportage, il tifo organizzato laziale presenta caratteristiche differenti rispetto ad altre realtà ultras italiane, con una forte componente identitaria e simbolica che si riflette negli slogan, nell’abbigliamento e nelle dinamiche della curva. Il lavoro di Davi restituisce così uno spaccato della tifoseria biancoceleste in cui convivono la dura contestazione nei confronti della proprietà, il senso di appartenenza alla storia del club e il ricordo di figure che hanno segnato decenni di vita della curva nord romana.









