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5 Giugno 2026
5 Giugno 2026
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Lavoro, Cisal spinge sul decreto: “Emendamento giusto, evita il far west dei salari”

Il sindacato sostiene la modifica al Decreto Lavoro sul Tec: “Serve a definire un giusto salario e a frenare la deregolamentazione”. Cavallaro difende l’impianto e attacca le critiche.

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La Cisal esprime pieno sostegno all’emendamento dei relatori al Decreto Lavoro, intervenendo nel dibattito sulle norme che mirano a definire il cosiddetto TEC (Trattamento Economico Complessivo) e i criteri collegati alla determinazione del salario. Il segretario generale Francesco Cavallaro, in una nota, definisce il provvedimento un passo coerente con l’evoluzione del sistema di contrattazione e con l’esigenza di evitare fenomeni di deregolamentazione nel mercato del lavoro.

“No alla deregolamentazione del settore”

Secondo la Cisal, l’intervento normativo va nella direzione di una maggiore chiarezza nel quadro delle regole salariali, contribuendo alla definizione di un “giusto salario” e rafforzando la struttura della contrattazione esistente.

L’organizzazione sindacale sottolinea come l’emendamento rappresenti un completamento del sistema, utile a impedire forme di concorrenza al ribasso e a garantire una cornice normativa più stabile per il settore.

Replica alle critiche sul ruolo della legge

Nel documento, la confederazione interviene anche sulle posizioni critiche espresse da alcune sigle e osservatori, che contestano l’ingresso del legislatore nella definizione del Tec, ritenendo la materia esclusiva della contrattazione sindacale.

La Cisal contesta questa impostazione, evidenziando una presunta contraddizione tra chi rifiuta l’intervento normativo e chi, allo stesso tempo, sostiene l’introduzione per legge di un salario minimo.

“Norma coerente con la contrattazione già esistente”

Il sindacato guidato da Cavallaro sottolinea inoltre che il contenuto dell’emendamento non sarebbe estraneo alla contrattazione collettiva, ma ne riprenderebbe principi e impostazioni già consolidati, citando anche l’accordo interconfederale del 2018.

Secondo la Cisal, dunque, il provvedimento si inserisce in un quadro già definito dalle parti sociali e non introduce una rottura rispetto agli equilibri esistenti.

Timore di un sistema “chiuso” della contrattazione

Infine, la confederazione avverte sul rischio che alcune posizioni possano portare a un modello di contrattazione “ristretto”, gestito da pochi soggetti, con una riduzione del ruolo del legislatore.

Un’impostazione che, secondo la Cisal, finirebbe per alterare l’equilibrio tra legge e contrattazione collettiva, con possibili effetti distorsivi sul sistema complessivo delle relazioni industriali.

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