Nuovo processo per sei imputati giudicati con rito abbreviato, coinvolti nel processo Ergon, scaturito da un’inchiesta della Procura di Catanzaro, che ha portato la Guardia di finanza ad eseguire il 29 ottobre dell’anno scorso 5 misure cautelari, disposte dal gip Luca Bonifacio, inchiesta che ruota intorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti nel Catanzarese. La Corte di appello di Catanzaro ha fissato il 15 settembre prossimo l’inizio del processo nei confronti dell’imprenditore Paolo Paoletti, di Soverato,condannato in primo grado a 7 anni, 9 mesi, 10 giorni e 4.733 di multa, del sindacalista Vito Doria, residente a Satriano, che ha incassato una pena a 1 anno e 4 mesi pena sospesa, di Vittorio Fusto, residente a Girifalco, 2 anni e 10 mesi, 3.800 di multa (il magistrato 7 anni, 11 mesi, 3 giorni e 1.500 euro di multa); di Tiziana Nisticò, di Satriano, a cui il gup ha inflitto 3 anni, 2 mesi, 26 giorni e 1.067 euro di multa e di Anna Valentino, residente a Soverato, condannata dal giudice di prime cure a 4 anni, 11 mesi,16 giorni e 2.733 di multa. Ma c’è di più. I giudici di secondo grado saranno chiamati a valutare anche la posizione del figlio dell’imprenditore Rosario Paoletti Martinez, residente a Soverato, assolto in primo grado e nei cui confronti il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Saverio Sapia ha proposto appello.
Per altri sei imputati, 4 persone fisiche e due società, che hanno optato per il rito ordinario è in corso il processo dibattimentale. Si tratta di Antonio Citriniti, di Catanzaro; Paolo Giordano di Catanzaro; Maria Teresa Panariello, di Avellino e Giorgio Rizzuto residente a Catanzaro.
I ruoli dell’organizzazione criminale
Secondo le ipotesi di accusa, all’interno dell’organizzazione ognuno avrebbe avuto ruolo e compiti ben delineati. Il dominus, sarebbe stato il titolare dei supermercati Paolo Paoletti, che avrebbe supervisionato e diretto l’attività di tutta l’associazione, incamerando il profitto dei reati, effettuando in prima persona i colloqui per le assunzioni dei lavoratori. Avrebbe imposto e dettato le condizioni di sfruttamento, impartito ai direttori dei singoli punti vendita le disposizioni sui turni di servizio e sulle ferie dei dipendenti, decidendo la tipologia di contratto da utilizzare nell’assunzione di ogni singolo lavoratore. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Paoletti avrebbe coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nel redarre falsi contratti con buste paghe che avrebbero mascherato le reali condizioni dei lavoratori, costringendo i dipendenti che subivano infortuni nel luogo di lavoro a dichiarare il falso.
Il massimo profitto con il minimo rischio
Ad affiancarlo nella gestione del personale Anna Valentino, che avrebbe impartito le direttive ai direttori dei punti vendita sui turni da far osservare ai dipendenti, collaborando con Paoletti per individuare la migliore strategia per massimizzare il profitto con rischi minimi. Valentino dal primo gennaio 2024 avrebbe curato la contabilità delle società, versando o ricevendo mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retributive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello pattuito inizialmente. Maria Teresa Panariello offre un costante contributo al vertice dell’organizzazione, coadiuvando Paoletti e Valentino per individuare le concrete modalità di sfruttamento dei lavoratori, cercando di evitare denunce o azioni civili. Redige i contratti dei dipendenti sfruttati inserendo clausole sulla scelta del lavoro part- time e sulla retribuzione, non corrispondenti al reale orario di lavoro e alle mansioni svolte dai dipendenti, in modo da far risultare una retribuzione netta effettiva apparentemente in linea con le disposizioni del Contratto nazionale del lavoro, e inoltre suggerisce a Paoletti e Valentino le modalità per evitare vertenze sindacali.
Il sindacalista a disposizione di Paoletti
Rizzuto e Nisticò, secondo il magistrato, in qualità di partecipi avrebbero predisposto la documentazione relativa all’assunzione dei nuovi dipendenti, curando la contabilità aziendale, versando e ricevendo anche loro, mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retributive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello precedentemente pattuito con Paoletti. Ma partecipi del sistema sarebbero anche Fusto, Giordano e Citriniti, esecutori delle direttive di Paoletti sulle condizioni di lavoro, coloro che in caso di infortunio sul lavoro avrebbero spinto i dipendenti a riferire ai sanitari una dinamica diversa da quella effettiva, contribuendo ad imporre condizioni lavorative vessatorie. Ma c’è di più. Il sindacalista della Uila Doria avrebbe stipulato in veste di conciliatore sindacale plurimi accordi transattivi “tombali”, su disposizione di Paoletti, assicurando all’associazione a delinquere il massimo profitto. Avrebbe effettuato, secondo la Procura, l’iscrizione al sindacato Uila di Soverato di 85 lavoratori della Paoletti e della Food& More a loro insaputa e a spese di Paoletti, aumentando il proprio potere di rappresentanza sindacale.
Il collegio difensivo
Nel nutrito collegio difensivo, compaiono i nomi degli avvocati Marco Sinopoli, Saverio Pittelli, Francesco Gambardella, Sergio Rotundo, Giovanni Merante, Paolo Pisani, Domenico Cortese Antonio Balladelli e Cristiano Nuzzi.









