Intesa Sanpaolo rompe gli indugi e lancia la mossa strategica che apre ufficialmente la resa dei conti nel risiko bancario italiano ed europeo. La banca guidata da Carlo Messina ha svelato i propri piani finanziari, confermando l’intenzione di voler consolidare il ruolo di prima banca del Paese e di agire come vero e proprio perno del sistema economico nazionale. Lo schema d’attacco delineato è di elevata complessità e si inserisce in un contesto già movimentato dalla precedente proposta di Banco Bpm per un matrimonio alla pari con Monte dei Paschi di Siena.
L’offerta formulata da Ca’ de Sass su Mps prevede il coinvolgimento diretto di Unipol, che andrebbe ad acquisire 635 filiali del Monte e delle sue attività centrali con l’obiettivo di fonderle successivamente in Bper. Questa operazione di scorporo consentirebbe la nascita del secondo polo bancario in Italia. Di contro, Intesa Sanpaolo manterrebbe sotto il proprio controllo diretto 625 sportelli della banca senese e, soprattutto, la quota strategica in Mediobanca. Le intenzioni dell’amministratore delegato Messina sono rimaste coperte dal massimo riserbo fino al consiglio di amministrazione decisivo, superando le cautele dei mesi scorsi e rispondendo alla necessità di mettere definitivamente in sicurezza gli assetti di vertice della finanza nazionale.
L’asse Trieste-Milano e la contesa su Piazzetta Cuccia
Il vero baricentro geopolitico ed economico dello scontro rimane il controllo di Assicurazioni Generali. Il Leone di Trieste rappresenta storicamente il fulcro degli equilibri finanziari italiani, una centralità rimasta intatta sia nell’epoca dei cosiddetti salotti buoni sia nella successiva fase di contendibilità sul mercato regolamentato, coincisa con il ridimensionamento del vecchio fortino di Mediobanca. L’operazione di Intesa punta dritta a Piazzetta Cuccia, che custodisce nei suoi forzieri il 13,2% delle Generali, elemento considerato il vero pezzo pregiato dell’intera partita.
La scelta strategica di Carlo Messina accelera a fronte del parziale mutamento degli scenari legati ai piani di rilancio di Mps. L’azione condotta sul Monte con il piano Lovaglio, pur sostenuta da azionisti di peso come Caltagirone e Delfin e supportata dalla diplomazia governativa, non ha registrato gli esiti previsti dai promotori. Nell’ultimo semestre le alleanze e la convergenza degli interessi finanziari hanno subito una progressiva scomposizione, riportando il quadro in una condizione di piena contendibilità . In questo scenario si innesta l’incognita legata a Banco Bpm e alla presenza di Credit Agricole, salito al 23% dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna; un’evoluzione che rischia di complicare i piani di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia, inizialmente favorevoli alla nascita di un terzo polo bancario ma ora attenti al mutato peso specifico del capitale francese.
La variabile Unicredit e l’incognita dei grandi soci
Il ridisegno dei confini del credito nazionale non può prescindere dalla reazione di Unicredit. L’amministratore delegato Andrea Orcel, da tempo protagonista delle strategie di fusione e acquisizione sul mercato internazionale, si trova molto vicino a consolidare la conquista definitiva della tedesca Commerzbank e difficilmente rimarrà spettatore passivo di fronte all’iniziativa della concorrenza italiana. Nonostante i paletti del golden power abbiano in passato frenato l’espansione di Unicredit su Banco Bpm, lo scenario attuale offre nuovi margini di manovra.
La controffensiva di Piazza Gae Aulenti potrebbe svilupparsi riattivando l’asse con i grandi soci privati della finanza milanese e triestina, a partire dalle scuderie di Francesco Gaetano Caltagirone e della holding Delfin. Per ragioni e con interessi differenti, i pacchetti azionari in possesso di questi grandi investitori sono destinati a diventare l’ago della bilancia nel confronto diretto tra Intesa Sanpaolo e Unicredit. La partita che si è aperta nelle ultime ore andrà a definire non soltanto l’egemonia sul mercato italiano, ma determinerà i rapporti di forza all’interno dell’intero comparto bancario europeo.









