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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Il merito non basta: in Calabria senza lavoro e opportunità i migliori continueranno a partire

Premiare gli studenti più bravi è giusto, ma non può diventare l’alibi di una regione che forma talenti e poi li lascia andare altrove. La vera sfida è trattenere il merito con imprese, ricerca, salari e occasioni vere

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Per anni abbiamo assistito a un dibattito pubblico in cui si è parlato di giovani, università e futuro quasi esclusivamente attraverso il filtro del bisogno. Borse, sostegni, incentivi, contributi, strumenti legittimi, ma spesso costruiti attorno alla difficoltà economica e raramente attorno ai risultati. Per questo l’idea di premiare chi studia, si impegna e raggiunge obiettivi accademici rappresenta un cambio di prospettiva interessante. Per una volta il messaggio non è “ti aiuto perché hai bisogno”, ma “ti riconosco qualcosa perché hai dimostrato impegno e capacità”. In una società che troppo spesso considera il merito una parola sospetta, non è un dettaglio.

La misura non basta a fermare la fuga

Ma sarebbe un errore altrettanto grande trasformare questa misura in una narrazione salvifica, perché il problema della Calabria non è soltanto convincere i ragazzi a iscriversi all’università ma convincerli a restare dopo. I giovani non fanno le valigie perché manca un contributo economico durante gli studi, le fanno quando scoprono che il loro talento vale di più altrove, quando capiscono che il sacrificio, la preparazione e la competenza vengono premiati maggiormente fuori dai confini regionali, quando vedono che le opportunità di crescita professionale sono più numerose, più rapide e spesso più meritocratiche. È qui che si gioca la partita vera!

Premiare il merito è giusto, trattenerlo è la sfida

Premiare il merito è giusto, trattenere il merito è la sfida in una regione che finanzia gli studi ma non crea opportunità, per questo la misura rischia di diventare una straordinaria palestra formativa per altre economie. Forma ingegneri che lavoreranno a Milano, medici che costruiranno la loro carriera all’estero, ricercatori che porteranno innovazione altrove, professionisti che restituiranno ad altri territori il valore prodotto qui. Il rischio non è spendere soldi per il merito ma non costruire attorno a quel merito un ecosistema capace di valorizzarlo.

Servono imprese, salari e occasioni vere

Servono imprese che assumano competenze e non conoscenze personali. Servono investimenti in ricerca e innovazione salari competitivi, percorsi professionali che consentano a un giovane di immaginare il proprio futuro senza dover necessariamente prenotare un biglietto di sola andata.

Lo sanno tutti che il merito non può essere soltanto premiato ma anche messo nelle condizioni di generare impatto e valore, altrimenti continueremo a commettere lo stesso errore: celebrare i nostri migliori studenti il giorno della laurea e salutarli qualche mese dopo in aeroporto.

I premi aiutano a studiare, le occasioni aiutano a restare

Il merito non chiede premi, chiede occasioni. I premi aiutano a studiare, le occasioni aiutano a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nello stesso luogo in cui si è cresciuti. È su questo che, alla fine, si misurerà il successo della politica.

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