La presenza della criminalità organizzata nelle regioni del Centro-Nord continua a rappresentare un’emergenza che richiede massima allerta. Il procuratore generale del Piemonte e della Valle d’Aosta, Lucia Musti, è intervenuta in modo netto sulla delibera adottata lo scorso 12 giugno dal Consiglio Superiore della Magistratura. Il documento dell’organo di autogoverno dei magistrati avrebbe individuato le zone a maggiore rischio criminale senza dare il giusto peso alle risultanze investigative e processuali emerse in distretti strategici come Torino, Milano, Bologna e Venezia.
I rischi della sottovalutazione e il pericolo dell’indifferenza
Il magistrato ha espresso forte preoccupazione per le possibili ricadute di tale orientamento, che rischia di alimentare zone d’ombra pericolose. Secondo il Pg, se la parte sana della società civile, rappresentata da realtà come Libera, continuerà a supportare il lavoro di inquirenti e forze dell’ordine, esiste un altro versante, definito dal magistrato come società non civile, che costituisce il vero terreno fertile per l’espansione dei clan. “L’effetto collaterale di questa delibera – afferma Musti – non è certamente nella lettura che dà la società civile (penso a Libera e non solo) che rafforza ulteriormente la sua azione di affiancamento e sostegno a magistratura e forze dell’ordine ma alla società non civile, composta da cittadini che sono indifferenti, che sottovalutano ma, ancor peggio, di tutti coloro (anche e soprattutto autoctoni) i quali hanno scelto di ‘fare cartello’ con le mafie, imprenditori e colletti bianchi, e che, scientemente e coscientemente, interagiscono e fanno affari con la ndrangheta nella assoluta convergenza dei fini ultimi che rispondono alla logica del guadagno”.
L’appello alla consapevolezza e all’impegno istituzionale
La riflessione di Lucia Musti si concentra sulla natura volontaria di queste infiltrazioni, spesso non dettate da coercizione ma da una lucida ricerca di vantaggi economici attraverso il legame con la criminalità organizzata. “Elemento ancor più grave – prosegue il magistrato – è che questo fenomeno è il frutto non di costrizione, ma di libera scelta. Occorre tenere alta l’asticella della sensibilizzazione sociale e del coinvolgimento delle Istituzioni tutte a fronte del fenomeno conclamato degli insediamenti mafiosi presenti ed operanti nei distretti del Centro Nord. Nessun dorma”. Il monito finale richiama l’intero Paese a una vigilanza costante per evitare che l’indifferenza e la logica del profitto agevolino ulteriormente l’radicamento mafioso nel tessuto produttivo del Nord.









