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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Caso Garlasco, la mamma di Andrea Sempio ha tentato il suicidio. Ricoverata in Rianimazione a Vigevano

Daniela Ferrari, madre del 38enne indagato per il delitto di Chiara Poggi, si trova in ospedale dopo un'overdose da farmaci. I legali denunciano il clima d'odio che ancora circonda la famiglia nonostante gli appelli alla calma

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Momenti di estrema tensione hanno colpito la famiglia di Andrea Sempio, il 38enne coinvolto nell’inchiesta della Procura di Pavia relativa all’omicidio di Chiara Poggi. La madre dell’indagato, Daniela Ferrari, è stata ricoverata d’urgenza nella giornata di ieri presso il reparto di Rianimazione dell’ospedale di Vigevano a seguito di un tentativo di suicidio compiuto tramite l’assunzione di un’overdose di farmaci. A rendere pubblica la notizia sono stati i legali del 38enne, l’avvocato Liborio Cataliotti e l’avvocato Angela Taccia, i quali hanno ricevuto mandato dalla famiglia per comunicare quanto accaduto.

Le condizioni di salute e il clima di tensione

Attualmente la signora Ferrari rimane sotto stretta osservazione medica nel reparto di terapia intensiva del nosocomio vigevanese. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, le sue condizioni cliniche si mantengono stabili, sebbene il personale sanitario mantenga la massima riservatezza sulla prognosi, non essendo ancora possibile stabilire le tempistiche per un eventuale dimissione. L’episodio, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, si inserisce in un contesto di forte pressione mediatica e sociale che la famiglia Sempio sta subendo ormai da tempo.

Il monito degli avvocati contro l’odio online

Nonostante le esplicite richieste di sobrietà avanzate dai difensori di Andrea Sempio, le quali invitavano a un abbassamento dei toni per proteggere la sfera privata dei familiari dell’indagato, la situazione non appare distesa. Secondo quanto riferito dai legali, nelle ultime ore la madre del commesso ha continuato a ricevere messaggi di odio attraverso i social network e altre piattaforme online. Un fenomeno di cyberbullismo e aggressione verbale che, secondo i professionisti, ha contribuito in maniera determinante al tragico gesto della donna.

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