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20 Giugno 2026
20 Giugno 2026
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Sanità a Catanzaro, Futuro Nazionale: “Il nodo non sono gli ospedali ma la carenza di personale”

Il primo Comitato della città capoluogo evidenzia: "Difendiamo la memoria del Pugliese, il Policlinico sia un’eccellenza in continua evoluzione e non una scusa per smantellare il centro storico"

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Il Comitato n. 345 del movimento ‘Futuro Nazionale’ interviene nel dibattito sulla riorganizzazione ospedaliera di Catanzaro: “Il vero male è la carenza cronica di personale sanitario, certificata dal rapporto ISTAT 2026, non la storia dei nostri quartieri. Il dibattito politico e sociale attorno al futuro della sanità nel Capoluogo di Regione non può e non deve ridursi a un gioco di equilibri geometrici o, peggio, a diktat calati dall’alto che mirano a svuotare l’anima storica di Catanzaro”.

Città rischia di essere penalizzata

In continuità con le ferme denunce sollevate contro i tentativi di condizionamento a distanza e i rapporti poco trasparenti che rischiano di penalizzare la città, il primo Comitato della città di Catanzaro di “Futuro Nazionale” interviene per fare assoluta chiarezza sui pilastri di una vera riforma sanitaria e urbana: “Pur esprimendo una chiara e profonda vocazione futurista — orientata al progresso, alla modernizzazione e allo sviluppo tecnologico — il nostro partito riconosce e tutela in modo intransigente i valori storici della nostra comunità. Il centro di Catanzaro non è un semplice residuo del passato, ma il fulcro della nostra memoria collettiva. Non può esistere innovazione senza il rispetto delle radici culturali e strutturali che hanno reso grande questa città”. Proprio per questo, per Futuro Nazionale è “categoricamente inaccettabile l’idea di una riconversione selvaggia della città storica, e in particolare di quel quadrante urbano che da oltre un secolo possiede una radicata e gloriosa vocazione ospedaliera: oggi definita con l’area del “Pugliese – Ciaccio”. Smantellare o snaturare un presidio che per generazioni è stato sinonimo di cura e vicinanza al cittadino significa infliggere un colpo mortale all’economia e alla tenuta sociale del centro storico”.

Un Policlinico Universitario dinamico ed eccellente

Il Comitato dice ancora: “La salvaguardia della tradizione non deve però fare rima con immobilismo. Guardando al Policlinico Universitario, la nostra visione è diametralmente opposta a quella di chi concepisce le istituzioni come blocchi statici. Questo, deve essere un organismo vivo, flessibile e in costante espansione, sia dal punto di vista scientifico che delle infrastrutture. L’obiettivo deve essere quello di proiettare la struttura verso i più alti standard di eccellenza nazionale, integrandosi con il territorio senza cannibalizzarlo. La crescita del polo universitario deve viaggiare in parallelo con il potenziamento dei servizi, offrendo risposte d’avanguardia alla domanda di salute dei calabresi”.

Il vero cancro della sanità: il sotto-finanziamento e la fuga di miliardi

Aggiunge il Comitato: “C’è però una verità che la politica locale spesso finge di non vedere, concentrandosi su guerre di posizionamento logistico: il vero cancro della sanità non è rappresentato dalle mura dei nostri ospedali, ma dalla drammatica e cronica carenza di organico. Una crisi che affonda le sue radici in un sistema di finanziamento profondamente iniquo. Il posizionamento della Calabria come regione penalizzata dal minor finanziamento pro capite in sanità — certificato in modo insolitamente esplicito dall’ISTAT nel suo rapporto 2026 — non è l’esito di una scarsa performance locale, ma il risultato di una distorsione normativa della Conferenza Stato-Regioni.

Ci troviamo davanti a una palese e duratura disapplicazione della norma: la legge dello Stato n.662 del 23.12.1996, rimasta parzialmente inattuata, prevedeva infatti cinque criteri chiari per garantire un riparto equo del Fondo Sanitario Nazionale. Di questi, la Conferenza ha storicamente applicato solo il primo (legato prevalentemente alla quota capitaria pesata per l’età), ignorando sistematicamente gli altri quattro in particolare il “Criterio Epidemiologico”. Il risultato di questo squilibrio è che da anni perdiamo miliardi di euro legittimamente indirizzati alla sanità, risorse sottratte alle assunzioni e ai servizi, mentre medici e infermieri sono costretti a lavorare in condizioni di perenne emergenza. I dati relativi ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), validati dal Tavolo Adduce del Ministero della Salute, smentiscono il racconto di un collasso generalizzato della sanità calabrese, evidenziando una netta separazione tra l’assistenza ospedaliera che ha sempre garantito standard assistenziali a norma di legge e quella territoriale. La sfida per il futuro di Catanzaro si vince investendo sul capitale umano, sbloccando le assunzioni, valorizzando i professionisti e difendendo i presidi storici che garantiscono il diritto alla salute nel cuore della città”. Il Comitato “Futuro Nazionale” n. 345 “vigilerà affinché il destino sanitario del capoluogo non venga deciso in stanze separate, ma rispetti la storia, i cittadini e il bisogno di una sanità pubblica, moderna ed efficiente”.

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