Il fantasma del doping torna a colpire la carriera di Alex Schwazer. L’Agenzia nazionale antidoping tedesca (Nada Germania) ha ufficialmente avviato un procedimento e disposto la sospensione cautelare nei confronti del marciatore azzurro, già travolto in passato da lunghe squalifiche. Secondo quanto comunicato dall’organismo di controllo teutonico, all’atleta altoatesino sono state rilevate tracce di Eritropoietina “sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue”. I test sono stati effettuati in occasione della sua recente partecipazione ai campionati tedeschi di marcia su strada. Di fronte alla gravità del riscontro analitico, la Nada Germania ha inoltre specificato nel proprio comunicato ufficiale di aver già provveduto a presentare una formale denuncia alla procura competente in materia, muovendosi sulla base della legislazione antidoping vigente nel Paese. Per replicare alle accuse e fornire la propria versione dei fatti, il marciatore ha convocato d’urgenza una conferenza stampa nel pomeriggio a Bolzano.
Dal record nazionale all’illusione europea: il contesto della gara
Il controllo antidoping risale alle competizioni di fine aprile, quando l’ex campione olimpico aveva firmato una prestazione cronometrica di assoluto rilievo sulle strade di Kelsterbach, località non distante dall’aeroporto di Francoforte. In quella specifica gara, valida per i campionati tedeschi, Schwazer si era imposto fermando il cronometro sul tempo di 3h01’55”, stabilendo il nuovo record italiano della maratona di marcia sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri. Quel risultato sportivo, ottenuto a pochi mesi dalla scadenza dei suoi precedenti vincoli disciplinari, aveva riacceso nell’atleta la speranza di una convocazione con la Nazionale italiana in vista dei Campionati Europei di marcia in programma a Birmingham il prossimo agosto. Una chiamata che, tuttavia, la federazione azzurra non aveva poi formalizzato.
La parabola del marciatore tra l’oro di Pechino e i precedenti stop
Quest’ultima contestazione si abbatte come un macigno su una storia sportiva e personale già profondamente segnata dai tribunali dell’antidoping. Salito sul tetto del mondo con la medaglia d’oro conquistata nella 50 km alle Olimpiadi di Pechino 2008, il marciatore era successivamente sprofondato nel tunnel delle squalifiche. Un primo stop di tre anni e nove mesi lo aveva fermato alla vigilia dei Giochi di Londra nel 2012, seguito poi da una seconda pesantissima sanzione di otto anni comminata nel 2016. Il nuovo riscontro di positività all’Epo rischia ora di mettere definitivamente la parola fine ai tentativi di riabilitazione agonistica dell’atleta trentunenne.








