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22 Giugno 2026
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Tridico smonta la Calabria da social: “Mentre Occhiuto fa i reel, i ragazzi pubblicano il loro cambio di residenza”

L'europarlamentare M5S attacca sui dati del Sole 24 Ore e sullo storytelling del governatore: "Persi 313mila giovani al Sud. E mentre taglia nastri con i fondi di Conte, le stime sono ancora peggiori"

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Un dato dovrebbe preoccupare il governatore Roberto Occhiuto più di qualsiasi sondaggio o campagna di comunicazione, secondo l’europarlamentare Pasquale Tridico. Dal 2019 il Mezzogiorno ha perso il 7,6% dei residenti tra i 18 e i 35 anni, il che significa 313 mila giovani in meno in sei anni, mentre nello stesso periodo il Nord è cresciuto del 4,8%.
Il capodelegazione del M5S a Bruxelles, apre il dibattito partendo proprio dai numeri macroeconomici e ricorda che “ce lo ricorda, riportando i dati Istat, Il Sole 24 ore, il quotidiano di Confindustria, non un giornale schierato né una forza di opposizione”.

L’emorragia dei laureati e il bluff dei bonus

All’interno di questo scenario la Calabria si posiziona tra i territori che soffrono maggiormente il fenomeno della desertificazione giovanile, con Crotone che registra un calo del 12,1% dei giovani residenti, Reggio Calabria dell’11,9% e Cosenza che si attesta intorno al 9%. L’aspetto più allarmante è che “sei ragazzi su dieci tra quelli che partono sono laureati”.
Tridico analizza questa sproporzione mettendo sotto accusa la narrazione della giunta regionale. “Questi numeri – dice – rappresentano il vero banco di prova di qualsiasi amministrazione regionale, più di ogni altro reel inventato di sana pianta. E così mentre si moltiplicano i post sui social, i video dei cantieri e le inaugurazioni, la Calabria continua a perdere la risorsa più preziosa che ha, i suoi giovani e le loro competenze”.
La realtà che emerge dai trasferimenti di residenza e dalle posizioni contributive è chiarissima: chi può costruire altrove il proprio futuro continua a partire.
L’ex presidente dell’Inps individua una contraddizione evidente anche nelle misure assistenziali messe in campo dalla Regione, come il contributo di 500 euro ai diplomati che scelgono di restare a studiare in Calabria mantenendo una media elevata. Secondo Tridico si tratta di uno strumento debole perché “il mercato del lavoro è molto più veloce dei bandi pubblici: offre stipendi, prospettive e opportunità concrete. Indovinate quale delle due offerte stia vincendo. Si chiama “reddito di merito”: il merito di andarsene, e a quanto pare, lo si premia a Milano”.

La paternità dei fondi europei e la trappola del 2034

Un altro nodo centrale della critica riguarda l’origine delle risorse utilizzate per le opere pubbliche sul territorio. Molti dei risultati rivendicati oggi dall’amministrazione sono legati a finanziamenti europei per infrastrutture, scuole e sanità. L’eurodeputato sottolinea che si tratta di investimenti legati al Pnrr, “il grande programma europeo che l’Italia ha conquistato e costruito durante il governo Conte. Sarebbe intellettualmente onesto se riconoscesse con onestà l’origine delle risorse che oggi gli consentono di tagliare quei nastri”.
Secondo l’analisi dell’economista, la capacità di trattenere le nuove generazioni è l’unico vero indicatore che nessun carosello fotografico può reinterpretare, ed è proprio questo parametro a peggiorare costantemente.
Non basta infatti raccontare il rientro di qualche eccellenza per invertire una tendenza strutturale, soprattutto se si considera che in Calabria “il 94% di chi guida un’impresa è nato nel Mezzogiorno. Questo significa che la regione continua a non attrarre capitale umano dall’esterno, nonostante gli sforzi della propaganda regionale, mentre nel frattempo un dirigente meridionale su quattro sceglie di lavorare al Centro-Nord”. Di conseguenza, “non si attraggono nuove competenze e si perdono quelle esistenti”.
Le stesse previsioni Istat non autorizzano all’ottimismo, prosegue Tridico, ricordando che “entro il 2034 il Sud potrebbe perdere un ulteriore 8,55% della popolazione under 35, e questi sì che saranno tutti meriti di Occhiuto che sta governando l’oggi”.

Dal “diritto a restare” agli investimenti strutturali

Per invertire la rotta la strada è nota, e come confermato anche dalle analisi della Svimez, per scegliere di restare servono salari adeguati, servizi efficienti, asili nido, una sanità territoriale funzionante e trasporti moderni. Tridico lancia quindi una proposta concreta alla giunta regionale e fissa i prossimi obiettivi sul tavolo di Bruxelles: “Per questo la mia richiesta è semplice. In Calabria bisogna ripartire dai dati reali e orientare le risorse della programmazione 2021-2027 verso lavoro, sanità territoriale e diritto allo studio. In Europa continuerò a portare la questione del Mezzogiorno e della Calabria nel dibattito sul right to stay e sulla futura politica di coesione 2028-2034. L’articolo 174 del Trattato sulla coesione territoriale è un impegno preciso che l’Europa ha assunto verso le sue aree più fragili”.
La sfida alla gestione Occhiuto rimane aperta sul terreno dei fatti. La comunicazione istituzionale può continuare la sua corsa, ma l’europarlamentare conclude il suo affondo con un avvertimento sui numeri complessivi dell’esodo meridionale.
“Occhiuto, continui pure a pubblicare reel e a tagliare nastri. Ma c’è una realtà che nessuna narrazione può cancellare: i 313 mila giovani che hanno lasciato il Mezzogiorno in questi anni. La polvere sotto il tappeto, prima o poi, la si calpesta“, chiosa Pasquale Tridico.

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