Domani, per la festa del patrono, Antonio Barile indosserà per la prima volta la fascia da sindaco. Il tricolore, però, è una cosa, l’aula un’altra. E l’assise finirà per essere guidata dal suo avversario più diretto: Marco Ambrogio, sconfitto al ballottaggio e marito dell’ex sindaca Rosaria Succurro. Sarebbe lui il presidente del consiglio comunale designato.
Conta, e parecchio. Barile, come si ricorderà, vince il ballottaggio con il 55,38%, ma in consiglio la sua maggioranza si ferma a sei scranni, sindaco compreso, contro gli undici dell’opposizione. È l’anatra zoppa: un sindaco senza i numeri dell’aula. Con quegli undici voti la minoranza si prende la presidenza e insedia l’uomo che, fino a due settimane fa, puntava alla poltrona di Barile. Il vinto a presidiare il campo del vincitore.
La nota: collaborazione e paletti
In una nota ufficiale i consiglieri di opposizione rivendicano “massima unità e compattezza” e una “maggioranza schiacciante”, con cui intendono orientare e controllare l’azione di governo. Promettono un atteggiamento collaborativo sulle priorità (lavoro, sanità, opere pubbliche, diritti) e la valutazione nel merito di ogni singolo provvedimento.
Poi vengono le richieste concrete: un incontro immediato sul futuro dei lavoratori del bacino della Legge regionale 15 e dei cosiddetti “Invisibili”, sul cui percorso di stabilizzazione la nuova amministrazione non avrebbe dato garanzie; il completamento entro il 31 agosto dei lavori finanziati col Pnrr, senza perdere un solo euro; la ripresa del piano asfalto “inspiegabilmente interrotto” dopo il voto, dalla località Nunziatella alle strade sotto l’ospedale civile.
La stoccata è in coda: invitano “qualche neoconsigliere” a non avventurarsi in “previsioni fantasiose e catastrofiche” e a rileggersi la legge Bassanini, che da trent’anni separa la politica dagli uffici. Tradotto: il “quadro allarmante” sui conti evocato da Barile è già sotto contestazione, prima ancora che la giunta esista.
La lettura
Questo per la versione ufficiale. La versione politica, da maneggiare con il condizionale d’ordinanza, suona diversa: mettere lo sconfitto alla guida dell’aula somiglia meno a un gesto di pacificazione che all’allestimento di una macchina da logoramento. Con l’anatra zoppa, un ritorno anticipato alle urne non è uno scenario remoto: i calcoli che circolano parlano di diciotto, ventiquattro mesi. La presidenza servirebbe a tenere Barile sotto tiro e a farsi trovare pronti al prossimo giro. È la coda di una campagna elettorale che non si è mai davvero chiusa.
Altra news dalla capitale della Sila. Tra i registi dell’operazione urne tra due anni si fa, sottovoce, un nome che tiene in pugno il centrodestra locale: quello di Gianluca Gallo, assessore regionale all’agricoltura, forzista, il consigliere più votato nella storia della Calabria e ben radicato nel cosentino. Gallo avrebbe già in serbo il prossimo candidato sindaco del centrodestra. Qui il condizionale è tassativo, ma il nome circola.
La giunta che verrà
Sull’altro versante, quello del governo cittadino, la squadra di Barile prende forma per quote, e si torna al terreno delle indiscrezioni. Per il Comitato 18 Gennaio, la creatura civica dell’ex governatore Mario Oliverio, il nome sarebbe quello di Ivonne Spadafora, responsabile della comunicazione del dipartimento Programmazione unitaria della Regione.
In casa Spontaneamente il nome che circola più insistentemente è quello di Luigi Candalise, candidato sindaco al primo turno, che potrebbe anche rivestire i panni del vicesindaco. Una poltrona ambita anche da Giovanbattista Benincasa, già assessore nella seconda giunta Barile, con una vode discordante dall’interno da parte del secondo eletto nella lista a sostegno del sindaco Antonio Barile, quell’Enzo Sellaro che avrebbe fatto fuoco e fiamme negli ultimi incontri. Le ultime due caselle sarebbero in quota Barile: Marco Biafora, ingegnere esperto di progetti di risparmio energetico, e Rosanna Mosca, moglie di Vincenzo Tiano, candidato della lista del sindaco rimasto fuori dal consiglio. Cinque i nomi. E ne mancherebbe ancora uno.
Il domino dell’articolo 64
Qui entra in scena il diritto. San Giovanni in Fiore conta 15.487 abitanti, appena sopra la soglia dei quindicimila oltre la quale l’articolo 64 del Testo Unico degli Enti Locali rende incompatibili le cariche di assessore e consigliere. Chi entra in giunta lascia lo scranno, e al suo posto subentra il primo dei non eletti. Da qui il domino: se Candalise diventasse assessore, in aula scivolerebbe dentro Francesco Saverio Oliverio; e si racconta a mezza voce che potrebbe dimettersi anche Pino Belcastro, l’altro ex candidato sindaco, aprendo la porta a Paolo Spina Iaconis. Ogni mossa in giunta ridisegna i banchi del consiglio.
La profezia che conta
Sotto il rumore delle poltrone resta l’unico dato che a San Giovanni in Fiore non si scrive al condizionale. Mentre si spartiscono presidenza e assessorati, San Giovanni in Fiore continua a perdere abitanti: quasi quattromila dal 1981, l’indice di ricambio della popolazione attiva oltre quota 180, le classi più giovani ridotte all’osso. Nella città di Gioacchino da Fiore, l’abate delle profezie, la previsione che dovrebbe davvero togliere il sonno è la più semplice di tutte: quante famiglie, tra diciotto o ventiquattro mesi, saranno ancora qui per andare a votare








