Prosegue l’attività di contrasto ai presunti illeciti ambientali nel Crotonese. Nei giorni scorsi i Carabinieri Forestali del Comando per la Tutela Forestale e dei Parchi, attraverso i nuclei di Santa Severina, Petilia Policastro e Crotone, con il supporto del personale di Cotronei e Mesoraca, hanno effettuato una nuova operazione lungo il fiume Neto, concentrando i controlli nei territori di Santa Severina e Rocca di Neto.
L’attività investigativa è coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, e si inserisce nel filone di accertamenti avviato dopo un precedente intervento che aveva portato all’arresto in flagranza di due persone nel territorio di Belvedere di Spinello.
Le contestazioni e le persone coinvolte
Secondo quanto riferito dagli investigatori, sono state deferite all’Autorità giudiziaria dodici persone, tra imprenditori e operai riconducibili a diverse imprese impegnate nell’area interessata dai lavori.
L’ipotesi formulata dagli inquirenti è che gli interventi autorizzati per la sola manutenzione idraulica e la regimazione dell’alveo siano stati accompagnati da una più ampia attività di escavazione, movimentazione e prelievo di materiale inerte dal letto del fiume. Attività che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state svolte in assenza delle ulteriori autorizzazioni richieste dalla normativa ambientale, paesaggistica e urbanistica.
Nel corso degli accertamenti sono stati inoltre denunciati alcuni tecnici coinvolti nella progettazione degli interventi. Nei loro confronti gli investigatori ipotizzano il reato di falsità ideologica in certificati, circostanza che dovrà essere verificata nelle successive fasi dell’inchiesta.
I reati ipotizzati dalla Procura
Le contestazioni formulate, a vario titolo e nei confronti di differenti soggetti, riguardano reati di particolare rilevanza ambientale. Tra quelli indicati dagli investigatori figurano il presunto inquinamento ambientale, il possibile danneggiamento o deterioramento di habitat all’interno di un’area protetta, il deturpamento di bellezze naturali, il furto aggravato e presunte violazioni delle disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio e nella normativa relativa alle aree naturali protette.
Si tratta, allo stato, di contestazioni investigative che dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel rispetto del principio di presunzione d’innocenza.
Il sequestro dell’area e dei mezzi utilizzati
Uno dei controlli eseguiti dai militari ha riguardato un terreno di proprietà privata dove, secondo quanto riferito dagli investigatori, sarebbero stati in corso lavori di scavo e movimentazione di materiale senza le necessarie autorizzazioni.
I rilievi effettuati sul posto hanno consentito di ricostruire le dimensioni dell’intervento. L’area interessata dallo scavo si estenderebbe per circa 8 mila metri quadrati, con una profondità stimata attorno ai quattro metri. Il volume complessivo del materiale asportato sarebbe pari a circa 20 mila metri cubi.
La zona è stata sottoposta a sequestro preventivo, insieme al materiale già estratto e ai mezzi meccanici impiegati nelle lavorazioni, tra cui un autocarro e un escavatore.
Un’area inserita nella Rete Natura 2000
Particolare attenzione degli investigatori è stata riservata al valore ambientale del territorio interessato. Il tratto del fiume Neto coinvolto dagli accertamenti ricade infatti nella Zona di Protezione Speciale “Marchesato e Fiume Neto”, inserita nella rete europea Natura 2000, istituita per la tutela di habitat e specie di interesse comunitario.
Secondo gli investigatori, l’obiettivo dell’operazione è quello di verificare eventuali condotte in grado di compromettere gli equilibri ecologici dell’area e di garantire la salvaguardia della biodiversità presente nel sito. Le indagini della Procura di Crotone proseguono per accertare responsabilità e portata effettiva degli interventi contestati.








