Il recente pronunciamento del Consiglio di Stato se da un lato ha posto la parola fine alle speranze di quanti, rimasti esclusi dal Consiglio Regionale, confidavano di accedervi per via giudiziaria, dall’altro riapre la discussione relativa alla nomina dei due nuovi assessori regionali spettanti, sulla scorta dei pregressi accordi politici, alla Lega ed a Noi Moderati.
Le indiscrezioni sull’assessorato e i continui rinvii
Per quanto concerne il partito di Lupi qualcuno sostiene che sarà Vito Pitaro il prescelto del presidente Occhiuto; non essendo note le argomentazioni a supporto di un tale convincimento, l’assunto – più che il risultato di un’analisi politica – sembra frutto di mera veggenza che, al pari di tutte le altre riguardanti i tempi dell’ingresso in giunta del politico vibonese, potrebbe essere smentita.
A tal proposito va osservato che il prospettato “imminente ingresso” in giunta a partire dall’allargamento dell’esecutivo da sette a nove componenti è stato sempre postergato fino a giungere, rinvio dopo rinvio, (sentenza Tar Calabria sui ricorsi presentati da chi contestava l’elezione di Pitaro a consigliere regionale, referendum sulla giustizia, elezioni comunali e pronunciamento del Consiglio di Stato) al vaticinio di questi giorni.
Perché Occhiuto ha atteso il verdetto di Palazzo Spada
La realtà è che i fatti hanno dato ragione a quello che sostenemmo fin dall’inizio del vortice di profezie sugli “imminenti ingressi”, ovverosia che il presidente Occhiuto non avrebbe assegnato un assessorato a Noi Moderati fino al pronunciamento del Consiglio di Stato per non rischiare di ritrovarsi in giunta un componente privo, in caso di verdetto favorevole ai ricorrenti, di un partito di riferimento in Consiglio Regionale.
Puntualizzato ciò che andava puntualizzato, occorre adesso capire come il dictum del Consiglio di Stato inciderà sull’agire del governatore.
Un assessore a Noi Moderati non significa automaticamente Pitaro
In questo contesto va chiarito che l’attribuzione di un assessore in favore di “Noi Moderati” è una cosa, mentre la nomina di Pitaro è tutt’altra e sbaglia chi ritiene l’una come conseguenza dell’altra.
Nessun dubbio che al partito di Lupi spetti una casella in giunta, così come spetta alla Lega, gli accordi politici in tal senso erano chiari; i dubbi sorgono invece sulla designazione di Pitaro, la quale è condizionata dal superamento, da parte del governatore, di due ordini di difficoltà.
I due ostacoli sulla strada della nomina
Il primo attiene ai giudizi poco lusinghieri espressi da Pitaro e Mangialavori nei confronti di Occhiuto e sui rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Tonino Daffinà nel corso di conversazioni telefoniche intercettate e depositate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nelle carte relative al processo Maestrale-Chartago.
Il secondo è invece relativo a quanto messo nero su bianco, con riferimento a Pitaro, dai magistrati Gratteri, Frustaci, De Bernando e Buzzelli della stessa DDA nel corso delle indagini che portarono al processo di cui si è appena detto: “Trait d’union delle varie consorterie e in contatti con la criminalità organizzata”.
E’ vero che giudizi così gravi e devastanti, soprattutto per un politico, ad oggi non hanno avuto un seguito giudiziario, ma è altrettanto vero che risulta difficile ipotizzare che magistrati di comprovata esperienza possano averle scritte per mero intento diffamatorio.
La possibile soluzione alternativa del governatore
Stando così le cose, noi saremmo più cauti nel dare per scontato che Occhiuto superi agevolmente le criticità di cui sopra; probabilmente terrà fede agli impegni assunti col partito di Lupi attraverso una soluzione diversa da quella targata Pitaro, il quale, in verità, da politico esperto e navigato che conosce i fatti della vita e come funziona il mondo politico, ad oggi non si è esposto in tal senso, limitandosi ad un laconico intervento sui social con il quale, nel commentare la decisione dei giudici di palazzo Spada, ha difeso il risultato conseguito nelle urne.








