Una famiglia distrutta in pochi minuti, in un appartamento al primo piano di una palazzina di via Montiglio, a Casalotti, periferia ovest di Roma. Le vittime sono Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38 anni, e la figlia di appena 8 anni, Islam Arowa, tutti di nazionalità bengalese. L’unico sopravvissuto è il figlio maggiore della coppia, Amir Hossain Uddin, 20 anni, rimasto gravemente ferito e ricoverato al Policlinico Gemelli.
Uccisi con una mannaia: il killer è in fuga
Secondo quanto emerso, il triplice omicidio sarebbe stato compiuto con una mannaia, trovata dagli investigatori all’interno dell’abitazione e sequestrata dalla polizia. L’allarme è scattato intorno alle 22, quando alcuni vicini hanno sentito urla provenire dall’appartamento e visto una persona fuggire nel buio. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno cercando un uomo di circa 45 anni, che sarebbe stato visto allontanarsi a piedi dalla zona. Alcuni testimoni hanno riferito che indossava una maglia blu.
L’ipotesi: molestie alla donna finite nel sangue
Tra le piste seguite dagli investigatori c’è quella di un delitto maturato in un contesto di molestie e ossessione nei confronti della donna. Secondo una prima ricostruzione, il sospettato avrebbe raggiunto l’appartamento per affrontare la moglie del 39enne, che in passato avrebbe già respinto le sue avances. A quel punto la situazione sarebbe degenerata: il killer avrebbe ucciso prima la donna e la bambina, tentando poi di ripulire parte delle tracce di sangue. Successivamente sarebbero rientrati in casa il marito e il figlio ventenne, entrambi aggrediti durante il confronto con l’assassino.
Il figlio ventenne unico testimone della strage
Il giovane sopravvissuto, ricoverato con ferite da taglio e politraumi, rappresenta ora il principale testimone dell’accaduto. La polizia sta analizzando i cellulari delle vittime, le telecamere di videosorveglianza della zona e ogni possibile contatto avuto dalla famiglia nelle ore precedenti al massacro. Gli agenti stanno inoltre effettuando ricerche anche lungo le sponde del Tevere con l’ausilio di droni.
Shock nel quartiere: “Erano persone bravissime”
Profondo lo choc tra residenti e amici della famiglia. Il padre lavorava da anni in un supermercato della zona Boccea ed era molto conosciuto nel quartiere. La moglie e la figlia lo avevano raggiunto in Italia circa due anni fa. “Era una famiglia tranquilla, persone gentilissime”, raccontano i vicini ancora sotto choc davanti alla palazzina trasformata in scena del crimine.








