La Calabria rischia una paralisi economica se il fermo dell’autotrasporto proseguirà fino al 27 ottobre, come annunciato da Fedralog. La mobilitazione contro il caro gasolio, sostenuta da presidi nelle diverse province della regione, sta producendo conseguenze che vanno ben oltre il settore dei trasporti: i problemi di approvvigionamento cominciano a svuotare gli scaffali dei supermercati e minacciano la continuità produttiva di numerose imprese.
Le maggiori criticità riguardano i generi alimentari deperibili. In diversi punti vendita risultano assenti o difficilmente reperibili prodotti come carne, frutta, latte fresco e acqua minerale. Una situazione che alimenta la preoccupazione per la tenuta della distribuzione commerciale e per la possibilità che, con il protrarsi del blocco, le difficoltà diventino ancora più diffuse.
La vertenza degli autotrasportatori si sta così trasformando in un’emergenza che coinvolge l’intero sistema regionale, mettendo sotto pressione la catena che collega produzione, trasporto, distribuzione e consumi.
Fedralog conferma lo stop: attesa per le risposte di Salvini
La federazione Fedralog ha confermato la prosecuzione della protesta fino al 27 ottobre, indicando nella risposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il passaggio decisivo per valutare gli sviluppi della mobilitazione.
La richiesta è esplicita: “Quando il ministro Salvini dovrà comunicarci quali soluzioni o impegni intende intraprendere per il settore dell’autotrasporto”.
La posizione della federazione resta critica anche dopo il confronto tenutosi ieri in Prefettura a Milano, dal quale non sarebbe emersa una risposta ritenuta soddisfacente. Al centro della contestazione c’è il peso crescente dei costi del carburante, che mette sotto pressione la sostenibilità economica delle attività di trasporto.
Nel frattempo, il protrarsi dei presidi rischia di aggravare gli effetti sulle imprese e sui cittadini, soprattutto in un territorio dove le fragilità infrastrutturali ed economiche rendono più difficile assorbire interruzioni prolungate.
Ferrara: “Gli imprenditori stanno per chiudere gli stabilimenti”
L’allarme più grave arriva dal mondo industriale. Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, denuncia un progressivo peggioramento delle condizioni operative delle aziende, alle prese con la mancanza delle materie prime indispensabili per continuare a lavorare.
“È necessario agire con buon senso da una parte e dall’altra al fine di pervenire a una soluzione”, afferma Ferrara, che riferisce di ricevere continuamente telefonate da imprenditori preoccupati per l’impossibilità di mantenere attivi gli stabilimenti.
“In queste ore ricevo in continuazione telefonate da parte di imprenditori che stanno per chiudere gli stabilimenti a causa della carenza di materie prime”, dichiara.
Le difficoltà, precisa, non riguardano un solo comparto, ma coinvolgono imprese di diversi settori, compresa l’edilizia. Il blocco dei trasporti impedisce infatti non soltanto l’arrivo dei materiali necessari alle lavorazioni, ma anche la regolare consegna dei prodotti finiti, compromettendo l’organizzazione delle attività e la continuità delle commesse.
Non soltanto supermercati: a rischio cantieri e raccolta dei rifiuti
Le conseguenze della protesta si estendono anche a servizi essenziali e attività che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità.
“La protesta dei tir contro il caro gasolio, oltre a causare la mancanza di rifornimenti per i supermercati, sta mettendo a rischio l’attività dei cantieri e la raccolta dei rifiuti”, avverte Ferrara.
Il rischio è che il blocco logistico produca un effetto a catena: senza materie prime, le imprese rallentano o interrompono la produzione; senza consegne, i prodotti non raggiungono i clienti; con la riduzione dei rifornimenti, anche i servizi e le attività commerciali possono subire conseguenze sempre più pesanti.
L’edilizia, già condizionata dalla necessità di ricevere materiali con regolarità, potrebbe vedere rallentare o fermare i cantieri. Parallelamente, le difficoltà nella raccolta dei rifiuti aggiungono un ulteriore elemento di preoccupazione sul fronte dei servizi territoriali.
“Tra una settimana il fermo sarà totale”: l’allarme sul futuro economico regionale
Il timore di Unindustria Calabria è che l’attuale situazione, se non affrontata rapidamente, possa trasformarsi in un blocco generalizzato delle attività produttive.
“Tra una settimana, di questo passo, il fermo sarà totale”, avverte Ferrara, delineando uno scenario che rischia di colpire simultaneamente imprese, commercio e servizi.
Le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti per una regione che presenta già una struttura economica fragile e margini limitati per affrontare una nuova emergenza. “In una regione economicamente fragile come la Calabria, i danni saranno incalcolabili”, sottolinea il presidente di Unindustria, che conclude con un appello a una rapida composizione della vertenza: “Auspico, pertanto, una soluzione immediata”.
La partita si gioca ora sul confronto tra le richieste degli autotrasportatori e la capacità delle istituzioni di individuare risposte concrete al problema dei costi del carburante. Nel frattempo, ogni giornata di fermo aumenta la pressione su una filiera che non può fare a meno della regolarità dei trasporti.
Il nodo non riguarda più soltanto il caro gasolio: in Calabria è in discussione la possibilità stessa di garantire continuità alle forniture alimentari, alle lavorazioni industriali, ai cantieri e a servizi essenziali. Se non arriverà una soluzione in tempi brevi, la protesta rischia di trasformare le difficoltà di approvvigionamento in una crisi produttiva diffusa.














