21 Ottobre 2026
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La protesta dei Tir mette in ginocchio la Calabria: scaffali vuoti, carburante che manca e rifiuti fermi. A rischio scuolabus, fabbriche e raccolti

Scarseggiano latte e alimenti freschi. La Gias di Mongrassano avverte: senza materie prime stop alle linee e tra 200 e 300 lavoratori a casa. Agricoltura e ristorazione chiedono corridoi per le merci deperibili: la protesta presenta un conto sempre più pesante

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Il latte che manca, i banchi del fresco che si svuotano, i camion della spazzatura che non riescono a scaricare. E una grande azienda alimentare calabrese che avverte: se i rifornimenti non ripartono, domani si ferma la produzione. La protesta dei Tir entra sempre più pesantemente nella vita quotidiana della Calabria. Colpisce la spesa delle famiglie, mette in difficoltà i servizi dei Comuni e minaccia il lavoro nelle fabbriche e nelle campagne. Il fermo annunciato fino al 27 ottobre sta consumando le scorte e i margini di resistenza del territorio. Le criticità cambiano da zona a zona, ma il quadro raccolto dalle agenzie nella giornata del 21 ottobre mostra un peggioramento su più fronti. All’incontro con il ministro Matteo Salvini non è seguita la rimozione dei presidi. E mentre gli autotrasportatori proseguono la mobilitazione, cresce la richiesta di garantire almeno il passaggio dei mezzi necessari ai servizi essenziali e al trasporto delle merci deperibili.

Supermercati senza rifornimenti: scarseggia il latte, comincia a mancare la pasta

La difficoltà più visibile è davanti agli occhi di chi entra nei supermercati. Da Catanzaro a Cosenza, da Castrovillari a Crotone e Vibo Valentia, aumentano i punti vendita con scaffali e reparti a corto di merce. A mancare sono soprattutto frutta, verdura, pesce e latte, prodotti che dipendono dalla regolarità delle consegne. Ma la carenza comincia a interessare anche la pasta. Secondo le segnalazioni raccolte dall’ANSA, in alcuni supermercati gli ultimi rifornimenti risalgono a quattro giorni fa, in altri addirittura a una settimana. Nel frattempo si assottigliano anche le disponibilità nei magazzini. Nel Tirreno cosentino le difficoltà riguardano inoltre carni, latticini, salumi e prodotti da forno. Segnali di sofferenza arrivano persino dagli espositori dell’acqua imbottigliata. Il protrarsi del fermo allarga così il numero dei prodotti difficili da trovare.

Carburante, code e impianti a secco: le differenze tra i territori

Sul fronte dei carburanti la situazione resta disomogenea. A Crotone si segnalano code ai distributori, con maggiori difficoltà per la benzina rispetto al gasolio. Problemi anche nell’Alto Tirreno cosentino, dove le scorte disponibili si avvicinano all’esaurimento. Diverso, al momento, il quadro di Cosenza e Catanzaro, dove le agenzie non segnalano particolari criticità. Nei giorni precedenti molti automobilisti avevano già fatto rifornimento, affollando le stazioni di servizio. A Verbicaro, invece, l’unico distributore del paese è rimasto a secco e, secondo quanto riferito, un nuovo approvvigionamento non sarebbe previsto prima di dieci giorni. Una prospettiva che mette in allarme l’amministrazione: senza carburante diventa difficile assicurare anche le attività ordinarie dei servizi pubblici.

Rifiuti, prime sospensioni nel Cosentino. A Crotone il Tmb non riceve

Le conseguenze hanno già raggiunto la raccolta dei rifiuti. A Praia a Mare e Tortora le imprese incaricate del servizio di igiene ambientale hanno comunicato sospensioni della raccolta porta a porta a partire da oggi. Ai cittadini è stato chiesto di non lasciare i rifiuti all’esterno. Il problema non riguarda soltanto i serbatoi dei mezzi. Pesa anche l’impossibilità di trasferire e conferire i rifiuti. Altri sindaci del Tirreno cosentino temono difficoltà analoghe nelle prossime ore e intendono chiedere al prefetto di Cosenza un passaggio prioritario per i veicoli della raccolta.

Nel Crotonese il blocco si ripercuote sull’impianto di trattamento meccanico-biologico di Ponticelli, al servizio dei 27 Comuni della provincia. Le piattaforme sono piene perché i mezzi destinati a trasportare i materiali verso discariche e centri di riciclo non stanno viaggiando. L’impianto, spiegano il Comune di Crotone e Akrea, non accetta quindi nuovi conferimenti. Gli automezzi della raccolta non riescono a scaricare e i turni subiscono ritardi. La società assicura di essere impegnata a contenere i disagi, ma la ripresa regolare del servizio dipende anche dallo sblocco dei trasferimenti.

Scuolabus a rischio, a Sangineto ridotti i mezzi

La penuria di carburante minaccia anche il trasporto scolastico. A Sangineto è già stato ridotto il numero dei veicoli in circolazione. In altri centri il rischio è che gli scuolabus non possano garantire le corse. Da Verbicaro il sindaco Felice Spingola allarga l’allarme: “Tutti i servizi sono a rischio”. E avverte che, se le temperature dovessero scendere, potrebbe diventare necessario chiudere le scuole per l’impossibilità di riscaldarle.

Sul quadro del Mezzogiorno interviene anche la Uil Scuola. Il segretario generale Giuseppe D’Aprile chiede approvvigionamenti prioritari per i servizi essenziali e misure a tutela del personale impossibilitato a raggiungere il luogo di lavoro. Il timore del sindacato è che le difficoltà dei trasporti finiscano per compromettere la frequenza degli studenti e la continuità delle lezioni, soprattutto nei piccoli Comuni e nelle aree interne.

Gias, l’allarme della presidente: “Se domani non si sblocca ci fermiamo”

Il segnale più pesante sul fronte industriale arriva da Mongrassano, in provincia di Cosenza. La Gias, Gruppo industriale alimentari surgelati, denuncia la mancanza delle materie prime necessarie ad alimentare le linee produttive. “Se domani la situazione non si sblocca ci fermiamo”, dichiara all’ANSA la presidente e amministratrice delegata Gloria Tenuta. L’azienda conta 400 dipendenti tra personale stabile e stagionale e un fatturato superiore a 70 milioni di euro. Secondo la presidente, l’interruzione produttiva lascerebbe a casa tra 200 e 300 lavoratori. Uno stop dunque ancora legato all’evoluzione delle prossime ore, ma con una scadenza ravvicinata: giovedì 22 ottobre. Senza approvvigionamenti, la protesta rischia di fermare una delle realtà più rilevanti dell’agroalimentare calabrese.

Agricoltura, raccolti deperibili e un’annata di lavoro in pericolo

Nelle campagne il tempo disponibile è ancora più stretto. Confagricoltura Reggio Calabria denuncia il rischio di danni gravissimi per le imprese della Piana di Gioia Tauro. A preoccupare sono le produzioni fresche e tutte le colture che devono raggiungere rapidamente i mercati. L’incertezza, sottolinea l’associazione, riguarda anche i camion che riuscissero a partire: la possibilità di incontrare altri blocchi lungo il tragitto rende difficile garantire le consegne e conservare la merce nelle condizioni necessarie. Per le aziende il rischio è perdere forniture, mandare prodotti al macero e compromettere il risultato economico di un’intera annata.

L’allarme si estende al resto del Sud. Fruitimprese cita, tra le produzioni esposte, le clementine e i kiwi calabresi, le insalate della Piana del Sele e l’uva pugliese e siciliana. L’associazione indica oltre 40mila tonnellate di kiwi a rischio distruzione, soprattutto delle varietà gialle: una stima riferita al quadro denunciato da Fruitimprese, non alla sola Calabria. Sempre secondo l’organizzazione, i danni complessivi al settore ammontano già a centinaia di milioni di euro, mentre la distribuzione cerca fornitori sui mercati esteri.

Ristorazione in difficoltà: mancano fresco e surgelati

Le consegne saltate si fanno sentire anche nei ristoranti. Aigrim-Fipe, l’associazione delle imprese della grande ristorazione e dei servizi multilocalizzati, segnala locali rimasti senza le forniture necessarie e prime chiusure nel Sud Italia. Le maggiori difficoltà vengono rilevate in Sicilia, Calabria e Campania. Il quadro descritto dall’associazione riguarda diverse centinaia di punti vendita e coinvolge anche locali nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti. A mancare sono soprattutto ortofrutta fresca e surgelati, merci che richiedono consegne rapide e una catena del freddo regolare. In alcune catene, riferisce Aigrim-Fipe, l’indisponibilità dei prodotti sta già causando cali di fatturato.

La richiesta alle istituzioni: far passare servizi essenziali e merci deperibili

Dai diversi settori arriva una richiesta sempre più pressante: garantire corridoi per i prodotti deperibili e priorità ai servizi essenziali. Fruitimprese annuncia iniziative con le prefetture; i sindaci del Tirreno cosentino chiedono il transito dei mezzi dei rifiuti; la Uil Scuola sollecita carburante per il trasporto degli studenti.

Le rivendicazioni degli autotrasportatori restano sul tavolo. Ma nelle città e nei paesi le conseguenze del fermo si accumulano: una consegna mancata svuota un reparto, un camion che non scarica rallenta la raccolta, una materia prima che non arriva mette a rischio un turno di lavoro. La scadenza del 27 ottobre è ancora lontana per chi sta già finendo le scorte.

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