Un fossato sanitario profondo che continua a dividere il Paese in due sul fronte della tutela della salute delle donne.
In Calabria la prevenzione del tumore al seno stenta drammaticamente a decollare: la copertura totale dello screening mammografico crolla al di sotto della soglia del 50%, segnata dal forte ritardo e dall’inefficienza dei programmi organizzati dal Servizio sanitario regionale.
È il quadro a tinte fosche che emerge chiaramente dal nuovo report della Sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), relativo al biennio 2024-2025. Una realtà locale drammatica che stride fortemente con il dato nazionale, dove si registra invece un record storico.
Calabria maglia nera al Sud: programmi Asp al palo e diagnosi ritardate
I dati presentati dall’Iss evidenziano una disparità territoriale pesantissima che penalizza le residenti calabresi rispetto al resto della Penisola.
§Se in regioni virtuose come Emilia-Romagna, Veneto e Umbria la copertura sfiora valori del 90% grazie a una rete di screening oncologici capillare e ben strutturata, sul territorio calabrese la partecipazione ai programmi offerti dalle Asp scende notevolmente, portando complessivamente più della metà della popolazione femminile target (tra i 50 e i 69 anni) a non sottoporsi ai controlli nei tempi raccomandati.
A determinare la spaccatura è soprattutto la debolezza del servizio pubblico organizzato, che costringe molte persone a ricorrere, quando ne hanno la possibilità economica, alla sanità privata o a rinunciare del tutto ai controlli periodici della mammografia.
Il quadro nazionale: record di esami, ma pesano le disuguaglianze sociali
Guardando la fotografia complessiva tracciata dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il 77% delle donne della fascia d’età tra i 50 e i 69 anni si è sottoposto a una mammografia a scopo preventivo secondo la tempistica prevista. Si tratta del valore più alto mai registrato dal 2008 a oggi, che conferma un recupero e un trend di crescita progressivo dopo la pesante flessione e i blocchi registrati durante la pandemia.
La maggioranza delle donne nel Paese ha effettuato l’esame attraverso i canali gratuiti della sanità pubblica (57%), mentre una quota del 19% lo ha fatto su iniziativa spontanea. Tuttavia, l’Iss lancia un allarme chiaro sulla persistenza dei divari sociali: “Non è trascurabile la quota di donne 50-69enni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo (9%) o lo ha fatto con una cadenza temporale non ottimale”, sottolineano gli esperti.
A fare la differenza, oltre al fattore geografico, rimangono il titolo di studio, la condizione economica e la cittadinanza: le donne con minori risorse finanziarie o di origine straniera tendono ad accedere meno ai servizi di prevenzione. Un divario sociale che, come ribadisce lo stesso Iss, solo un servizio di screening pubblico ben organizzato e capillare riesce concretamente a colmare.














