22 Ottobre 2026
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La contro-analisi di Saviano sul caro carburanti: “Dietro i blocchi dei Tir non ci sono le mafie, lo sciopero danneggia i clan”

Lo scrittore attacca la narrazione delle istituzioni e cita la Dda di Catanzaro: "Accuse senza prove per criminalizzare la protesta"

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Nessuna regia delle cosche dietro i presìdi degli autotrasportatori e la paralisi dei trasporti su gomma. A smontare la tesi delle infiltrazioni criminali nell’ondata di mobilitazione contro il caro carburanti è Roberto Saviano, che attraverso un intervento diffuso sui propri canali social prende nettamente le distanze dalle ricostruzioni avanzate in sede politica e istituzionale.

La posizione della Procura antimafia e la tesi del boicottaggio per i clan

Per argomentare la propria posizione, lo scrittore richiama direttamente la voce della magistratura inquirente calabrese, evidenziando come i fatti smentiscano i sospetti. “No. Dietro i blocchi dei tir non ci sono le mafie. Nessun clan ha mandato avvertimenti ai camionisti, soprattutto bisogna mettere in chiaro subito una cosa: i clan sono penalizzati dallo sciopero, non lo hanno favorito”, sostiene con fermezza Saviano.

A sostegno della tesi, l’autore di Gomorra cita quanto emerso dagli uffici giudiziari: “Il procuratore antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, lo ha detto a QN: ‘Allo stato non ci sono né indagati né procedimenti'”.
Una precisazione che, secondo Saviano, svela un intento politico preciso da parte dell’esecutivo: “L’avvertimento sarebbe arrivato invece dal governo, senza prove, al solo scopo di criminalizzare chi sciopera”.

I precedenti storici e l’impatto sui traffici illeciti

L’analisi dell’autore ripercorre anche alcuni passaggi storici per spiegare il reale rapporto tra criminalità organizzata e conflitti sociali, partendo proprio dal contesto calabrese fino ad arrivare alle dinamiche internazionali.
“Le mafie a volte stanno dentro le rivolte, è vero. Ma per piegarle. Reggio Calabria, 1970: la ‘ndrangheta si allea con i neofascisti e la rivolta finisce in miliardi di appalti che le cosche si contendono. Vincono i De Stefano. Giappone, 1960: la Mitsui assolda migliaia di yakuza contro i minatori in sciopero. Stati Uniti: Cosa Nostra entra nei sindacati, minaccia lo sciopero e poi lo chiude in cambio di soldi e appalti”.

La conclusione dello scrittore riporta al nodo economico essenziale della vicenda: il blocco dei trasporti rappresenta prima di tutto un ostacolo materiale anche per le attività illegali.
Per Saviano, infatti, “gli scioperi e le occupazioni danneggiano le mafie, perché le loro ‘merci’ si muovono su strada, come ogni altra merce”.

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