Ci sono le mamme con i bambini, i giovani, i lavoratori, i commercianti, i sindaci e le associazioni. Ci sono gli autotrasportatori, che ormai da giorni presidiano il territorio con forza e passione. E ci sono centinaia di cittadini arrivati dalle Serre e Preserre vibonesi, e non solo, per sostenere una protesta che ormai va ben oltre le rivendicazioni di una singola categoria.
A Vazzano, oggi 22 ottobre, una folla si è stretta attorno al presidio dei trasportatori. Una chiamata a raccolta partita da Serra San Bruno, alla quale hanno risposto cittadini provenienti da San Nicola da Crissa, Fabrizia, Nardodipace, Vazzano, Vallelonga e da tanti altri paesi dell’entroterra vibonese e non solo.
Un’intera comunità, fatta di persone comuni, che ha scelto di esserci. E non soltanto per sostenere chi da giorni protesta contro il caro carburante. Ma per manifestare un malessere diffuso, che attraversa famiglie, attività commerciali e lavoratori di una terra nella quale andare avanti diventa ogni giorno più difficile.




A Vazzano il malessere di un intero territorio: famiglie, lavoratori e commercianti chiedono di poter andare avanti
Bastava guardarsi intorno per capire che quella di oggi non era soltanto una manifestazione. C’erano famiglie esasperate dalle difficoltà economiche, persone che faticano ad arrivare alla fine del mese. C’erano piccoli e medi commercianti che vedono avvicinarsi un burrone dal quale diventa sempre più difficile allontanarsi. C’erano lavoratori preoccupati per il proprio futuro e giovani che vorrebbero costruirlo qui, senza dover necessariamente cercare altrove una possibilità.
E poi le donne, le mamme, i bambini. Volti diversi, storie diverse, ma una richiesta comune: poter continuare a vivere e lavorare nella propria terra. Perché il problema non è soltanto il costo del carburante. È quello di intere comunità che rischiano di perdere, un pezzo alla volta, le condizioni necessarie per andare avanti. Nelle aree interne della Calabria, dove restare significa spesso affrontare sacrifici che altrove sembrano impensabili, anche una difficoltà in più può diventare insostenibile. Ed è questo che oggi si è visto a Vazzano. Non una categoria isolata, ma un territorio che si riconosce nelle difficoltà di chi protesta.
Dalle Serre alle Preserre, centinaia di persone attorno ai trasportatori
Accanto agli autotrasportatori c’erano sindaci, associazioni, cittadini, commercianti e lavoratori. C’era chi è arrivato per sostenere una categoria in difficoltà e chi, probabilmente, in quella protesta ha riconosciuto anche la propria condizione. È un problema che riguarda tutti. E oggi quella preoccupazione è uscita dalle case, dai negozi, dalle attività e si è ritrovata in piazza.
Perché quando un’impresa rischia di chiudere, quando un commerciante non riesce più a sostenere le spese, quando una famiglia non sa come affrontare il mese successivo, non è soltanto un problema individuale. È un problema che riguarda tutti. E oggi quella preoccupazione è uscita dalle case, dai negozi, dalle attività e si è ritrovata in piazza.
Il grido di “Libertà” e la dignità dimostrata da chi protesta
A più riprese, durante la manifestazione, si è alzato il grido di “Libertà”. Una parola pronunciata da persone che chiedono di poter scegliere di restare nei propri paesi, lavorare e vivere senza sentirsi continuamente con le spalle al muro. Eppure, nonostante la rabbia e la preoccupazione, il clima al presidio è rimasto sereno e cordiale. Tra manifestanti e forze dell’ordine non si sono registrate tensioni. C’è stato rispetto. Quanta educazione e quanta classe esistono in questi piccoli paesi del Sud. Una classe che sa di dignità. La stessa dignità che queste persone chiedono venga riconosciuta loro.
I controlli delle forze dell’ordine: tante identificazioni, qualche perplessità tra i presenti
Il rapporto tra manifestanti e forze dell’ordine è stato improntato alla cordialità e al rispetto reciproco. Non sono mancate, tuttavia, alcune osservazioni sui controlli effettuati durante la giornata. Secondo quanto riferito da diversi presenti, numerose persone sono state identificate. C’è chi ha ritenuto quei controlli forse un po’ eccessivi, considerando il carattere pacifico della manifestazione.
I cronisti di sempre, qualcuno di nuovo e una terra che non vuole essere dimenticata
Al presidio c’erano anche i cronisti. Quelli di sempre, che seguono da giorni la protesta, e qualcuno di nuovo. Tutti a contribuire, ciascuno con il proprio lavoro, ad accendere una luce su un territorio in difficoltà. Un territorio che troppo spesso resta nell’ombra dell’informazione mainstream e nazionale. E oggi, guardando quella folla, era difficile non sentirsi coinvolti. Perché non c’erano soltanto i camion. C’erano le persone. C’erano le loro storie, le loro preoccupazioni, il desiderio di non arrendersi. C’erano commercianti che cercano di tenere aperte le proprie attività, lavoratori che chiedono certezze, famiglie che vorrebbero semplicemente vivere senza l’angoscia del domani. E c’erano i bambini, che forse ancora non comprendono fino in fondo le ragioni di quella protesta, ma che rappresentano il futuro per il quale tanti adulti hanno deciso di esserci.
Non è piagnisteo, non è pietismo. È la realtà
Sì, questo è un pezzo accorato. E me ne scuso. Ma oggi a Vazzano c’era la gente comune. C’erano i bambini e le donne di una terra martoriata. C’erano lavoratori, commercianti, famiglie e giovani che non vogliono essere costretti ad andare via. C’erano persone che, nonostante tutto, continuano a credere nella possibilità di vivere qui. E si badi bene: non è piagnisteo. Non è pietismo. È la realtà.
La realtà di un territorio che vuole restare, ma che per farlo ha bisogno di poter lavorare, mandare avanti le proprie attività e crescere i propri figli senza dover scegliere tra la propria terra e una vita dignitosa. Oggi a Vazzano un intero territorio ha chiesto che gli venga riconosciuta quella dignità. La stessa che ha dimostrato scendendo in piazza, senza violenza, con rispetto e compostezza. In fondo si chiede soltanto questo. La dignità di poter restare.














