23 Ottobre 2026
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Protesta Tir, l’Intelligence accende i riflettori sui presidi calabresi: sospetti su presenze criminali

I servizi di sicurezza avrebbero segnalato situazioni sospette durante le mobilitazioni. Non risultano pubblicamente accertate responsabilità mafiose nella gestione dei presidi calabresi

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La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante entra nel campo di attenzione dell’intelligence e degli organismi parlamentari di controllo. Accanto alle rivendicazioni economiche della categoria, emergono segnalazioni sulla possibile presenza di soggetti legati ad ambienti criminali e sulle modalità con cui sarebbero stati imposti alcuni blocchi.

Secondo una ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, nel corso di un’audizione dell’Aisi, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, al Copasir sarebbero stati riferiti elementi relativi alla partecipazione di persone con precedenti criminali ad alcuni presidi nel Sud Italia. Le situazioni ritenute più delicate riguarderebbero soprattutto Puglia e Calabria.

L’audizione, stando a quanto riportato dal quotidiano milanese, sarebbe stata anticipata rispetto al calendario previsto proprio per consentire un aggiornamento sulla mobilitazione degli autotrasportatori e sulle proteste che hanno provocato disordini anche a Milano.

Blocchi, minacce e camionisti costretti a fermarsi

L’attenzione degli investigatori si concentra anche sulle modalità con cui la protesta sarebbe stata condotta in alcune aree. Alle manifestazioni e ai blocchi della circolazione si affiancherebbero, secondo le ricostruzioni citate dalla stampa, episodi di intimidazione, danneggiamento e pressione sugli autisti che non avrebbero voluto aderire alla mobilitazione.

Il Corriere della Sera riferisce di segnalazioni riguardanti uomini con il volto coperto e armati di spranghe, che avrebbero cercato di costringere altri camionisti a fermarsi. Tra gli episodi descritti figurano anche pneumatici tagliati e mezzi rimasti bloccati per giorni.

Si tratta di circostanze che, se confermate dagli accertamenti, delineerebbero un quadro distinto dalla protesta sindacale ed economica: quello di eventuali condotte coercitive ai danni di lavoratori e operatori del trasporto. La loro effettiva portata e le responsabilità individuali restano questioni da verificare sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti.

L’inchiesta della Procura di Napoli

La vicenda è finita anche all’attenzione della Procura di Napoli, che, secondo quanto riferito dal quotidiano, avrebbe avviato un’inchiesta per approfondire la natura degli episodi segnalati e verificare l’eventuale presenza di interessi criminali dietro alcune iniziative legate alla protesta.

Gli accertamenti punterebbero a chiarire se le condotte contestate siano riconducibili esclusivamente a singoli episodi di violenza oppure se possano emergere forme di condizionamento o infiltrazione della criminalità organizzata. L’apertura di un’indagine, tuttavia, non equivale all’accertamento di responsabilità penali e non dimostra, da sola, che la mobilitazione nel suo complesso sia stata condizionata da organizzazioni criminali.

È quindi necessario distinguere le ragioni economiche alla base della protesta dalle eventuali condotte illecite commesse durante i presidi. L’esistenza di episodi da verificare non consente di attribuire comportamenti criminali indistintamente a tutti i partecipanti.

Sotto osservazione anche la Commissione antimafia

Sulla vicenda si è concentrata anche l’attenzione della Commissione parlamentare antimafia, secondo quanto riportato nella ricostruzione giornalistica. L’interesse degli organismi istituzionali riguarda la possibilità che soggetti appartenenti ad ambienti criminali abbiano cercato di sfruttare una mobilitazione nata dal malcontento per l’aumento dei costi del carburante.

Per ricostruire con precisione quanto accaduto sarà necessario attendere gli esiti delle verifiche investigative e gli eventuali riscontri ufficiali sulle informazioni riferite durante l’audizione dell’Aisi. Al momento, le segnalazioni riportate dalla stampa e le ipotesi al vaglio degli inquirenti devono rimanere distinte dai fatti eventualmente accertati in sede giudiziaria.

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