23 Ottobre 2026
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Catanzaro 2027, il centrosinistra rischia il cortocircuito: Fiorita e Pitaro, la resa dei conti nel Pd

Primo confronto tra le forze progressiste in vista delle Comunali. Pd e Avs avviano il dialogo, il Movimento 5 Stelle non partecipa. Sullo sfondo la possibile ricandidatura del primo cittadino e la sfida già lanciata da Pitaro con cinque liste civiche. Torna l’ipotesi delle primarie

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Il centrosinistra prova a organizzarsi in vista delle elezioni comunali del 2027, ma la prima vera sfida non riguarda la costruzione della coalizione: riguarda chi dovrà guidarla. A Catanzaro il confronto politico si apre con una contraddizione destinata a pesare sulle prossime settimane. Da una parte c’è Nicola Fiorita, sindaco uscente e riferimento dell’attuale esperienza amministrativa; dall’altra Francesco Pitaro, dirigente del Partito democratico che ha già annunciato la propria disponibilità a correre per Palazzo De Nobili attraverso il movimento civico “Catanzaro Punto di Svolta”.

Due percorsi che si muovono nella stessa area politica, ma che non coincidono. Il primo rivendica la continuità con il governo cittadino avviato nel 2022. Il secondo propone una strada alternativa, sostenuta — secondo quanto dichiarato dallo stesso Pitaro — da cinque liste civiche.

È qui che si concentra il problema politico: il Pd governa con Fiorita, ma al suo interno esistono sensibilità che guardano con interesse anche all’iniziativa di Pitaro. La competizione per la candidatura rischia così di trasformarsi in un confronto sul futuro del partito e sul giudizio da dare all’amministrazione uscente.

Il primo tavolo e l’assenza dei Cinque Stelle

Un primo confronto tra le componenti progressiste si sarebbe già svolto con la partecipazione di esponenti del Partito democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra. Il Movimento 5 Stelle, secondo le ricostruzioni circolate, non avrebbe partecipato alla riunione.

Sul tavolo ci sarebbero stati soprattutto il metodo per costruire l’alleanza, il coinvolgimento di altre forze civiche e associative e la necessità di individuare una cornice programmatica condivisa. Un nuovo appuntamento sarebbe previsto nella prima settimana di novembre.

Per ora, dunque, nessuna investitura e nessuna soluzione definitiva. Il dialogo è partito, ma la questione che potrebbe condizionare ogni passaggio successivo resta irrisolta: il centrosinistra intende ripartire dal sindaco in carica oppure vuole mettere in discussione la leadership attraverso un percorso alternativo?

La differenza non è soltanto tattica. Dalla risposta dipenderanno la tenuta dei rapporti interni al Pd, il peso degli alleati e la possibilità di presentarsi agli elettori con una candidatura condivisa.

Fiorita e Pitaro, il dilemma che attraversa il Partito democratico

Nicola Fiorita non ha ancora annunciato ufficialmente la volontà di ricandidarsi per un secondo mandato. Resta tuttavia il sindaco in carica, sostenuto dal centrosinistra che nel 2022 riuscì a conquistare il Comune al ballottaggio dopo essere arrivato dietro a Valerio Donato al primo turno.

La sua eventuale ricandidatura porrebbe il Pd davanti a una valutazione inevitabile: confermare il percorso amministrativo al quale ha contribuito oppure aprire una nuova fase politica.

Francesco Pitaro, invece, ha scelto di muoversi in anticipo. L’iniziativa di “Catanzaro Punto di Svolta” introduce una candidatura potenziale alternativa senza che sia stata formalizzata un’investitura da parte del partito. Pitaro, infatti, non ha abbandonato il Pd, ma ha avviato un progetto civico autonomo rispetto all’attuale amministrazione.

È un passaggio politicamente delicato. La presenza di un dirigente democratico già proiettato verso la competizione elettorale rende più difficile rinviare la discussione sulla leadership. E obbliga il partito a chiarire se il confronto debba partire dal bilancio del mandato, da un accordo tra le componenti oppure da una consultazione aperta.

La questione, in sostanza, non è soltanto chi abbia maggiori possibilità di vincere. È quale progetto politico il Pd voglia proporre alla città dopo cinque anni di partecipazione al governo comunale.

Vanessa Zinzi, la vittoria congressuale non chiude la partita

La nuova segretaria cittadina Vanessa Zinzi, eletta il 10 ottobre, eredita un partito nel quale la convergenza raggiunta al congresso non si traduce automaticamente in una posizione comune sulle elezioni.

I numeri della consultazione sono stati netti: 105 voti per Zinzi contro i 52 raccolti da Antonio Ionà, con due schede bianche e due nulle. La maggioranza congressuale ha riunito diverse componenti, comprese quelle riconducibili a Jasmine Cristallo, Giusy Iemma, Ernesto Alecci e allo stesso Pitaro.

Ma il congresso aveva come obiettivo l’elezione della guida cittadina, non la scelta del candidato sindaco. La nuova segreteria deve ora affrontare una questione molto più divisiva: trasformare quella convergenza interna in una linea elettorale riconoscibile.

Il rischio è che le differenze emerse nel dibattito politico si trasformino in una contrapposizione tra chi considera prioritario sostenere l’esperienza Fiorita e chi ritiene necessario aprire una fase nuova.

Dopo il congresso, Antonio Ionà ha richiamato l’attenzione sulla possibile divergenza tra il Pd impegnato nell’amministrazione e quello interessato al progetto di Pitaro. Una lettura che evidenzia le tensioni, ma non certifica una divisione formale del partito.

Per Zinzi, il banco di prova sarà proprio questo: tenere insieme le diverse sensibilità senza rinviare indefinitamente la decisione sulla candidatura.

Gallello e Iemma: prima le regole, poi le candidature

A chiedere un percorso condiviso è stato anche il segretario provinciale del Pd, Gregorio Gallello, che ha richiamato la necessità di discutere programma, alleanze e candidatura nelle sedi del partito, attraverso il confronto con le altre forze della coalizione.

Il principio è chiaro: le iniziative individuali possono aprire un dibattito, ma non equivalgono a una decisione ufficiale del Partito democratico.

Gallello ha inoltre ricordato il sostegno garantito a Fiorita nel 2022 e la partecipazione dei dem all’attuale maggioranza. Un elemento che rende necessario valutare l’esperienza amministrativa prima di stabilire se confermare il sindaco o sostenere una proposta alternativa.

Sulla stessa linea si è espressa la vicesindaca Giusy Iemma, richiamando il valore del lavoro svolto dai rappresentanti democratici nell’amministrazione e l’esigenza di evitare personalismi e iniziative premature.

Le posizioni espresse non chiudono il confronto, ma ne delimitano il terreno: nessuna candidatura può essere considerata automaticamente acquisita senza una discussione politica condivisa. Al tempo stesso, la presenza di un sindaco sostenuto dalla coalizione uscente non esclude che il partito possa valutare altre soluzioni.

Avs e M5S, gli alleati decisivi per gli equilibri del 2027

La partita non si gioca soltanto dentro il Pd. La costruzione di una coalizione competitiva dipenderà anche dalle scelte di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle.

Avs è parte del confronto e può contare su riferimenti politici e istituzionali in città, tra cui il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco. Il suo contributo sarà importante non soltanto per individuare il candidato, ma anche per definire le priorità programmatiche e il rapporto con l’attuale esperienza amministrativa.

Più incerta appare, almeno in questa fase, la posizione dei Cinque Stelle. La mancata partecipazione al primo incontro non basta, da sola, a dimostrare una rottura o una chiusura nei confronti della coalizione. Resta da capire con quali condizioni il Movimento intenda partecipare al percorso e quale peso voglia esercitare nella definizione del progetto politico.

La visita in Calabria del presidente M5S Giuseppe Conte, atteso a Vibo Valentia per un’iniziativa politica, si inserisce in un contesto regionale più ampio, ma non rappresenta di per sé un’indicazione sulle comunali di Catanzaro.

Per Avs e Movimento 5 Stelle la scelta non sarà semplicemente tra Fiorita e Pitaro. In gioco ci sono il programma, gli equilibri della coalizione e la possibilità di costruire un’alternativa credibile per il capoluogo.

Primarie o candidato unitario: le strade ancora aperte

Con due percorsi politici già riconoscibili, torna a circolare l’ipotesi delle primarie di coalizione. Sarebbero uno strumento per affidare agli elettori la scelta del candidato, ma soltanto a condizione che le forze coinvolte concordino in anticipo regole, modalità di partecipazione e rispetto del risultato.

Non è, però, l’unica soluzione possibile. Il centrosinistra potrebbe cercare un accordo attorno a uno dei nomi già emersi oppure valutare una candidatura diversa, capace di favorire una sintesi tra le varie componenti.

Anche l’eventualità di una figura femminile di mediazione è stata evocata nel dibattito, ma resta sul terreno delle indiscrezioni. Non risulta, allo stato, una decisione ufficiale né sulle primarie né sulla scelta di un terzo nome.

Il punto centrale è il metodo. Una candidatura condivisa può nascere da un confronto programmatico e da una valutazione del consenso, oppure da una trattativa tra gruppi dirigenti. I due percorsi possono intrecciarsi, ma richiedono una disponibilità reciproca che, al momento, deve ancora essere verificata.

Il precedente del 2022 e il rischio di disperdere i consensi

Il voto di cinque anni fa offre una lezione che il centrosinistra non può ignorare. Al primo turno delle comunali del 2022, Fiorita raccolse il 31,71%, contro il 44,01% di Valerio Donato. Al ballottaggio, però, il risultato si ribaltò e Fiorita vinse con il 58,24%.

Quella rimonta dimostrò quanto gli equilibri possano cambiare tra le due fasi della competizione elettorale. Ma il precedente non garantisce che una coalizione divisa possa ricomporsi automaticamente dopo il primo turno.

Nel 2027 il rischio sarà proprio questo: trasformare una pluralità di proposte in una competizione interna senza una strategia comune. La presenza di più candidature non costituisce necessariamente un problema, se esistono regole condivise e una prospettiva di convergenza. Diventa invece un fattore di debolezza quando i protagonisti non riconoscono lo stesso percorso decisionale.

Oggi Fiorita rappresenta la continuità amministrativa, Pitaro ha già avviato un’iniziativa civica alternativa e il Pd non ha ancora definito una posizione ufficiale. Nel frattempo, gli alleati devono chiarire quanto intendano investire nella costruzione di una coalizione unitaria.

Il programma per Catanzaro non può restare sullo sfondo

Mentre il confronto si concentra sui nomi, resta aperta la questione più importante per gli elettori: quale idea di città proporrà il centrosinistra per i prossimi cinque anni?

Il bilancio dell’amministrazione Fiorita dovrà essere valutato alla luce dei risultati ottenuti e delle criticità ancora presenti. Servizi pubblici, manutenzione urbana, infrastrutture, sviluppo economico e valorizzazione del ruolo di capoluogo regionale sono temi sui quali sarà necessario misurarsi con proposte concrete.

Fiorita dovrà poter rivendicare i risultati del proprio mandato; Pitaro, così come ogni eventuale alternativa, sarà chiamato a spiegare quali cambiamenti intenda introdurre e con quali strumenti. Il confronto sulle candidature avrà un significato politico reale soltanto se accompagnato da una discussione trasparente sulle priorità della città.

Il rischio, altrimenti, è che la competizione si esaurisca nei rapporti tra dirigenti e nelle dinamiche interne ai partiti, lasciando in secondo piano le aspettative dei cittadini.

Novembre sarà il primo banco di prova

Il prossimo incontro, indicato per la prima settimana di novembre, potrà fornire le prime indicazioni sulla capacità delle forze progressiste di passare dal dialogo preliminare a un percorso concreto.

Non è detto che la riunione produca subito una decisione sul candidato. Potrebbe servire, più realisticamente, a stabilire il metodo di lavoro, le priorità programmatiche e le condizioni per coinvolgere tutte le componenti interessate.

La vera sfida sarà evitare che il confronto si trasformi in una trattativa senza sbocchi. Per il Pd, in particolare, la scelta avrà un valore che supera la competizione comunale: dovrà chiarire il rapporto tra la propria responsabilità amministrativa, la nuova leadership cittadina e le ambizioni dei suoi dirigenti.

Catanzaro 2027 è ancora una partita aperta. Fiorita non ha sciolto le riserve, Pitaro ha già avviato il proprio percorso, Zinzi deve costruire una sintesi interna e gli alleati non hanno ancora definito una posizione comune.

Il tavolo del centrosinistra è stato aperto. La prova decisiva comincerà quando si dovrà scegliere non soltanto chi candidare, ma soprattutto quale progetto politico mettere al centro della sfida per Palazzo De Nobili.

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