Quarant’anni fa era diventato il simbolo di un’Italia che si svuotava. Un intero paese messo idealmente in vendita, con le case abbandonate e il rischio di perdere, insieme agli abitanti, anche la propria identità. Oggi Badolato, borgo della provincia di Catanzaro, prova a ribaltare quella storia e a diventare un punto di riferimento nazionale per la rinascita delle aree interne.
Il messaggio arrivato dalla terza edizione della Biennale dello Stretto 2026 è chiaro: salvare un borgo non significa soltanto restaurare edifici, ma creare le condizioni perché le persone possano tornarci a vivere.
È attorno a questa idea che si è sviluppata la tappa di Badolato della manifestazione, con la partecipazione della Regione Calabria, architetti, studiosi, artisti, rappresentanti delle istituzioni e professionisti.
Due giornate dedicate alla rigenerazione territoriale, tra il centro storico e l’orto d’arte RespiraTerra, per immaginare un futuro diverso per quei piccoli comuni che da decenni combattono contro lo spopolamento.
Da “Badolato, paese in vendita” alla sfida di riportare la vita nei borghi
Era il 1986 quando Badolato divenne noto per lo slogan “Badolato, paese in vendita”, un’iniziativa che portò all’attenzione nazionale il progressivo abbandono del centro storico.
A quarant’anni di distanza, quello stesso borgo torna al centro del dibattito, ma con una prospettiva completamente diversa.
Non più soltanto il racconto di un paese che perde abitanti, ma il tentativo di costruire un modello di sviluppo per le aree interne della Calabria e del Mezzogiorno.
Il punto di partenza è una considerazione emersa durante gli incontri: recuperare abitazioni e riqualificare piazze non è sufficiente se mancano scuole, trasporti, servizi sanitari, opportunità di lavoro e una comunità capace di mantenere vivo il territorio.
Per questo la proposta nata a Badolato punta a superare una visione dei borghi come semplici luoghi da conservare o destinazioni turistiche.
L’obiettivo è riportarli a essere paesi abitati, produttivi e collegati al territorio circostante.
La Regione Calabria alla Biennale dello Stretto: “I borghi possono diventare luoghi di innovazione”
Alla manifestazione, patrocinata dalla Regione Calabria nell’ambito del brand Calabria Straordinaria, ha partecipato anche Roberto Cosentino, direttore generale del Dipartimento Turismo, Cultura e Identità Territoriale.
Secondo Cosentino, iniziative come la Biennale possono contribuire a individuare nuove strategie per territori che hanno bisogno di opportunità concrete.
“La Biennale dello Stretto rappresenta un’importante occasione di confronto e produce spunti concreti per immaginare il futuro dei territori attraverso una riflessione condivisa su identità, sviluppo e innovazione”, ha dichiarato.
Il dirigente regionale ha richiamato proprio il percorso di Badolato come esempio delle potenzialità dei piccoli centri.
“Questa esperienza dimostra come i borghi possano diventare luoghi di sperimentazione e innovazione territoriale. Badolato racconta una storia di rinascita che parte dalla valorizzazione dell’identità dei luoghi e dalla capacità di costruire relazioni tra cultura, paesaggio, comunità e sviluppo economico”.
La Regione, ha aggiunto, guarda con attenzione ai progetti capaci di rafforzare l’attrattività delle aree interne e creare nuove opportunità di crescita sostenibile.
RespiraTerra, dove l’arte incontra la campagna e la memoria rurale
La prima giornata della Biennale si è svolta a RespiraTerra, l’orto d’arte fondato dall’architetto Pasquale Piroso, curatore dell’iniziativa “Tra Terra e Forma. Mutazioni Lente”.
Uno spazio nel quale il paesaggio agricolo diventa parte integrante della ricerca artistica.
Durante la visita, gli artisti hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso, illustrando le proprie opere e il significato degli interventi realizzati.
Tra installazioni permanenti e nuove creazioni, alcune pensate appositamente per RespiraTerra, l’iniziativa ha messo in relazione natura, memoria contadina e linguaggi contemporanei.
Non soltanto esposizioni, ma anche momenti di confronto, teatro e convivialità, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra creatività e territorio.
Un modo per dimostrare come la cultura possa contribuire a valorizzare anche luoghi lontani dai grandi circuiti urbani.
Il centro storico di Badolato diventa un laboratorio per il futuro delle aree interne
La seconda giornata si è spostata nel borgo antico di Badolato, dove il confronto si è concentrato sui processi di rigenerazione e sulle possibilità di sviluppo dei piccoli centri.
Al centro del dibattito, la necessità di costruire progetti che coinvolgano contemporaneamente istituzioni, progettisti, proprietari degli immobili e comunità locali.
Ai lavori hanno preso parte numerosi rappresentanti del mondo istituzionale e professionale, tra cui il presidente nazionale di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, esponenti del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri.
Il confronto si è concluso con una passeggiata nel centro storico e visite ad atelier, abitazioni recuperate e spazi riqualificati.
Luoghi che raccontano il percorso di trasformazione avviato a Badolato negli ultimi decenni, ma che pongono anche una questione: come rendere questi interventi parte di un sistema economico e sociale duraturo?
“I paesi non vanno soltanto salvati, ma riabitati”: la sfida contro lo spopolamento
È questo il concetto centrale emerso dalle due giornate.
Un borgo restaurato, ma senza residenti e servizi, rischia di rimanere un contenitore vuoto.
Per gli architetti Susanna Tradati, Alfonso Femia e Pasquale Piroso, la rigenerazione deve coinvolgere un territorio più ampio rispetto al solo centro storico.
Occorre mettere in relazione borgo, marina, campagne, infrastrutture, attività produttive e servizi, superando la separazione tra i diversi luoghi.
Un modello nel quale agricoltura, turismo sostenibile, patrimonio naturale, nuove forme dell’abitare e opportunità lavorative possano sostenersi reciprocamente.
In questa prospettiva, l’arte e la cultura non rappresentano soltanto occasioni di intrattenimento, ma strumenti per costruire relazioni, favorire l’inclusione e rafforzare il senso di appartenenza.
Il principio è sintetizzato in una frase contenuta nel manifesto operativo elaborato al termine degli incontri:
“La rigenerazione non è riportare i luoghi a ciò che erano, ma creare le condizioni perché possano diventare ciò che ancora non sono”.
Badolato territorio pilota nazionale: il progetto in quattro punti
Dalla Biennale dello Stretto 2026 è emersa la proposta di trasformare Badolato in un territorio pilota nazionale per la rigenerazione delle aree interne.
L’intenzione è presentare un progetto a Regioni, università, ordini professionali e reti d’impresa, partendo dall’esperienza del borgo calabrese e dal suo percorso di recupero e internazionalizzazione.
Il programma individuato si sviluppa lungo quattro direttrici.
1. Leggere il territorio. Costruire una mappa integrata di Badolato, della costa e dell’entroterra, mettendo insieme dati, studi e conoscenze già disponibili.
2. Attivare le relazioni. Creare un confronto permanente tra istituzioni, università, professionisti, imprese e comunità locali, affinché i progetti nascano da esigenze condivise.
3. Costruire scenari di futuro. Individuare strategie comuni su mobilità, abitazioni, servizi essenziali, economia, filiere produttive ed ecologia.
4. Passare ai progetti. Definire interventi prioritari con tempi certi, risorse individuate e strumenti di monitoraggio, per trasformare le proposte in azioni verificabili.
Si tratta, per il momento, di un percorso progettuale da sviluppare e sottoporre ai soggetti istituzionali e professionali interessati, non di un piano già finanziato e operativo.
Dalla Calabria un possibile modello nazionale: borghi collegati, non paesi isolati
L’ambizione emersa a Badolato è costruire una rete di piccoli comuni capace di valorizzare le caratteristiche di ciascun territorio.
Non un modello identico da applicare ovunque, ma una collaborazione tra borghi, fondata su servizi condivisi, collegamenti, attività produttive e valorizzazione delle identità locali.
Una prospettiva particolarmente importante per la Calabria, dove il futuro di molti centri storici è legato alla possibilità di contrastare la perdita di popolazione e creare condizioni favorevoli alla permanenza dei residenti.
Il caso di Badolato mostra come il recupero degli immobili, l’arrivo di nuovi abitanti e la valorizzazione culturale possano contribuire a cambiare l’immagine di un paese.
Ma la sfida decisiva resta garantire che alla riqualificazione degli edifici corrispondano anche servizi, occupazione e opportunità di vita quotidiana.
Quarant’anni dopo lo slogan “Badolato, paese in vendita”, il borgo ionico prova dunque a scrivere una nuova pagina della propria storia.
Non più un paese da vendere perché si svuota, ma un territorio che vuole tornare a essere scelto come luogo in cui vivere.
È questa la sfida lanciata dalla Biennale dello Stretto 2026: fare di Badolato un laboratorio capace di indicare una strada anche agli altri borghi italiani che rischiano di scomparire.
Fonte: comunicato dell’Ufficio Stampa della Regione Calabria, pubblicato il 24 ottobre 2026.














