26 Ottobre 2026
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Maxi truffa sulle slot machine a Cosenza: 15 misure cautelari. Capomolla: “Patto corruttivo” (NOMI)

La Procura della Repubblica svela una complessa architettura fraudolenta che deviava le giocate su circuiti paralleli non tracciati. Coinvolto un funzionario dell'ADM accusato di aver fornito soffiate preventive e sottratto schede sotto sequestro

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Una vasta operazione congiunta condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dai funzionari della Direzione Centrale Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale bruzio nei confronti di quindici persone. La decisione del Gip accoglie il quadro indiziario tratteggiato dalla Procura di Cosenza all’esito di un’articolata attività d’indagine incentrata sulla gestione illegale degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro. Il bilancio operativo vede due indagati destinati agli arresti domiciliari, sei raggiunti da misure cautelari non custodiali e sette colpiti dal provvedimento interdittivo che vieta l’esercizio dell’attività nel settore del gioco per la durata di un anno. Le fattispecie di reato ipotizzate a vario titolo comprendono l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione, il patrimonio e la giustizia, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.

Il patto corruttivo e il meccanismo delle giocate a nero

A delineare i contorni della frode e la genesi dell’intesa illegale tra il settore privato e l’apparato pubblico di controllo è stato il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Vincenzo Capomolla, che ha dettagliato la portata dell’intervento investigativo in una conferenza stampa.

“La misura che è stata eseguita questa mattina si è delineata sul piano ovviamente cautelare nel corso delle indagini preliminari, va sottolineato che occorrerà poi verificare nel contraddittorio delle difese” ha evidenziato in apertura il Capo della Procura. Proseguendo nella ricostruzione della condotta associativa, Capomolla ha chiarito la natura del sistema elusivo ideato per neutralizzare i riscontri della rete statale.

“L’attività ha evidenziato l’esistenza e l’operatività di un’associazione che si muoveva con un meccanismo particolarmente sofisticato. L’ipotesi è che l’elemento caratterizzante di questa associazione fosse il patto corruttivo tra l’imprenditore che operava nella gestione degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli della sede di Cosenza”.

Il Procuratore si è poi soffermato sui risvolti economici e sul danno erariale procurato al fisco mediante l’alterazione continuata degli apparati elettronici. “Questo patto consentiva appunto di utilizzare questo congegno particolarmente sofisticato in numerosi apparecchi elettronici installati in numerosi esercizi commerciali della provincia di Cosenza, che consentiva di non registrare un numero particolarmente significativo di giocate su questi apparecchi e quindi conseguentemente di eludere anche il versamento del prelievo unico erariale per un importo che già in precedenza nel corso delle indagini preliminari era stato accertato, sempre sul piano cautelare, intorno ai circa 12 milioni di euro”.

La rete dei tecnici, le soffiate preventive e la manomissione delle slot

Il funzionamento dell’infrastruttura fraudolenta richiedeva il contributo coordinato di diversi soggetti operativi per la gestione materiale degli apparati collocati nei locali pubblici e l’annullamento delle verifiche ispettive.

“È chiaro che si trattava di un meccanismo che presupponeva l’esistenza di una rete di relazioni e di una serie di rapporti che, oltre a quello che ho indicato come elemento caratterizzante, cioè il patto corruttivo con il funzionario pubblico, prevedeva tutta una serie di soggetti che intervenivano anche fisicamente sugli apparecchi che erano collocati sui diversi esercizi commerciali per poter consentire l’utilizzazione del canale di flusso di giocate a nero, diciamo così, e quindi non registrato sulla rete nazionale” ha spiegato Capomolla.

Il sistema garantiva la propria impunità attraverso un flusso costante di informazioni coperte da segreto d’ufficio, garantite dal dipendente dell’Agenzia delle Dogane di Cosenza coinvolto nella rete.

“Tutto questo serviva anche a consentire di evitare che le ispezioni che venivano fatte dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli insieme ai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza consentissero di accertare, diciamo troppo presto,diciamo prematuramente secondo le aspettative dell’associazione stessa, questo congegno elusivo che era stato installato.Ciò poteva essere fatto, sulla base delle ipotesi che sono state formulate nel corso delle indagini preliminari e quindi nell’ordinanza cautelare che è stata eseguita oggi, perché chi interveniva su questi congegni elettronici riceveva le informazioni delle ispezioni che dovevano essere fatte e quindi questo consentiva anche di intervenire per evitare che le ispezioni portassero all’accertamento voluto”.

Sul piano dell’ingegneria informatica, l’alterazione degli apparati AWP avveniva affiancando alla scheda madre regolare una seconda scheda elettronica non tracciata dal sistema telematico. Attraverso telecomandi, cablaggi modificati e interruttori, le puntate venivano deviate sulla scheda illegale per incassare le giocate “a nero”. Per evitare il blocco telematico della macchina, il gruppo ricorreva a smart card clonate e alla manomissione dei sensori antieffrazione con collanti e fascette. Inoltre, al funzionario pubblico indagato viene contestata la sottrazione dai depositi dell’ufficio ADM di scatole sigillate contenenti schede sequestrate, poi riconsegnate all’imprenditore per essere azzerate e riutilizzate.

Gli anticorpi istituzionali e il quadro dei sequestri patrimoniali

Nelle battute conclusive della sua disamina, il Procuratore Capomolla ha inteso mettere in evidenza la risposta delle istituzioni e l’efficacia dei controlli interni che hanno permesso di scoperchiare la frode.

“Va detto e sottolineato che la verifica di questo particolare meccanismo è stata possibile grazie all’impegno delle investigazioni che sono state fatte dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dagli operatori dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, perché sono stati in grado di vigilare e di controllare al loro interno e quindi di attivare quegli anticorpi che hanno consentito anche di individuare quei meccanismi di illeceità a cui ho fatto riferimento”.

L’inchiesta trae origine dalle anomalie telematiche individuate dalla Direzione Centrale Giochi ADM di Roma sui flussi della provincia di Cosenza. Durante i primi riscontri, le forze dell’ordine avevano già sottoposto a sequestro 145 slot machine alterate e recuperato circa 80mila euro in contanti. Successivamente, il 6 novembre 2025, il Gip aveva emesso un decreto di sequestro preventivo per un valore superiore a 12 milioni di euro per l’ipotesi di peculato relativo al mancato versamento del PREU. L’emissione delle quindici misure personali odierne si fonda sulle analisi di Digital Forensics e sulle estrazioni informatiche dai dispositivi sequestrati. Il procedimento penale pende nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere vagliate nelle successive fasi processuali nel pieno rispetto del principio di presunzione di non colpevolezza.

Chi sono gli indagati

Arresti domiciliari per Francesco Gaudio e Carmine Galizia, divieto di dimora nella provincia di Cosenza per Pino Tenuta. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Andrea Francesco Montalto, Giorgio Basile, Fabrizio Gioia, Gianluca Iaccino e Guanito Greco.  Misure interdittive per Rosa Forte, Nicolino Straticò, Albina Conforti, Vincenzo Abrigata, Piefrancesco Bruno, Danilo Macrito e Tommaso Marsico.

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