“Quando loro facevano riferimento ad un imprenditore come amico ciò voleva dire che pagava il pizzo”. Nicola Acri spiega così agli inquirenti il significato che, secondo il suo racconto, la cosca di Corigliano attribuiva a una parola apparentemente rassicurante. Dietro quell’“amicizia” ci sarebbe stato il denaro imposto alle attività economiche del territorio. È uno dei passaggi delle dichiarazioni confluite nell’ordinanza dell’inchiesta Ginestra. Accanto ad Acri ci sono Ciro Nigro e Gaetano Aloe: tre collaboratori di giustizia, tre percorsi diversi, racconti che attraversano anni di storia criminale e arrivano, con Aloe, agli equilibri descritti nel 2023. Nelle loro deposizioni compaiono affiliazioni, gerarchie, traffici di droga, sostegno alle famiglie dei detenuti e rapporti economici tra gruppi. L’ordinanza mette queste dichiarazioni a confronto con documenti e intercettazioni, esprimendo valutazioni sulla loro attendibilità e sui limiti del loro utilizzo. Le accuse restano da accertare nel processo e per gli indagati vale la presunzione di innocenza.
Acri: “Io ero il capo Società”. La gerarchia raccontata agli inquirenti
La collaborazione di Nicola Acri comincia il 21 maggio 2021. L’ordinanza ne ripercorre l’ascesa alla guida del gruppo rossanese e i rapporti con le organizzazioni di Cassano allo Ionio e Cirò. Acri ricostruisce la propria affiliazione alla cosca Abbruzzese, collocandola pochi giorni dopo il tentato omicidio di Antonello Esposito. Descrive anche il rito: “Il rito si è tenuto secondo le modalità tipiche, ossia si è bruciato il santino ed è stato punto l’indice della mano destra”.
Nel verbale del 28 maggio 2021 riassume la posizione che sostiene di avere ricoperto: “Io ero il capo Società”. Nella gerarchia da lui indicata vengono poi Annibale Matalone, descritto come contabile, Salvatore Galluzzi, al quale attribuisce funzioni di direzione e un particolare impegno nel settore degli stupefacenti, Francesco Sommario e Augusto De Simone. Nell’interrogatorio del successivo 13 ottobre, Acri attribuisce a Sommario anche la cura dei rapporti con altri gruppi criminali, nell’area cosentina e in quella crotonese. È la rappresentazione che il collaboratore offre dell’organizzazione e della distribuzione dei compiti al suo interno.
Il limite indicato dal gip: le notizie successive alla detenzione
Su questo racconto l’ordinanza introduce una precisazione decisiva. Il gip riconosce la credibilità soggettiva di Acri e delimita l’utilizzo delle sue dichiarazioni per descrivere l’operatività più recente del gruppo. Il collaboratore era infatti detenuto ininterrottamente dal 2010. Pur sostenendo di conoscere le dinamiche associative anche successive, non indicava le fonti attraverso le quali avrebbe appreso quelle informazioni. Per questa ragione, il giudice considera le sue dichiarazioni solo parzialmente utilizzabili nella valutazione dell’attualità dell’associazione contestata. Il punto riguarda proprio la distanza tra ciò che Acri aveva vissuto direttamente e le notizie che sosteneva di avere ricevuto negli anni del carcere. Un limite che accompagna, nello stesso provvedimento, la ricostruzione delle gerarchie.
Il pizzo alle imprese e la droga: “Più redditizio”
Nel racconto di Acri, il controllo del territorio passa anche dalle richieste di denaro agli imprenditori. Descrive versamenti periodici, generalmente una o due volte l’anno, che sarebbero serviti a evitare danni alle attività e a ottenere la protezione del gruppo. Parlando di Corigliano, riferisce di estorsioni rivolte alle imprese più grandi come ai piccoli lidi. È in questo contesto che spiega il significato attribuito agli imprenditori definiti “amici”: persone che, secondo le sue dichiarazioni, pagavano il pizzo. Quanto ai propri interessi criminali, Acri afferma che preferiva il traffico di droga perché “più redditizio e dal punto di vista criminale meno impegnativo”. L’ordinanza collega il suo profilo anche alla capacità di inserirsi nel tessuto commerciale rossanese attraverso imprese create o controllate e prodotti imposti sul mercato facendo leva sulla forza del gruppo. Dalle sue parole emerge dunque una ricostruzione del potere criminale che comprende tanto la pressione sulle attività economiche quanto la gestione degli affari.
Gli “stipendi” alle famiglie. Nigro: “1300 euro mensili”
Un altro tema attraversa le deposizioni: il sostegno economico alle famiglie degli affiliati detenuti. Acri sostiene che il gruppo dovesse provvedere alle esigenze dei congiunti, alle spese legali e alle necessità quotidiane. Riferendosi alla propria situazione dichiara: “Nel mio caso gli affiliati al mio gruppo avevano il dovere di corrispondere lo stipendio mensile alla mia famiglia”. Aggiunge che i pagamenti sarebbero proseguiti fino all’inizio della sua collaborazione e indica in Matalone la persona che avrebbe sovrinteso a questi obblighi.
Ciro Nigro fornisce una cifra precisa. Nell’interrogatorio del 30 novembre 2021 racconta: “In particolare, il sostentamento per la mia famiglia era costituito dalla somma di 1300 euro mensili che venivano consegnati ai miei familiari”. Nigro indica in Rocco Azzaro la persona che avrebbe materialmente consegnato il denaro ai suoi congiunti. Precisa che quel sostegno si sarebbe interrotto dopo la morte di Pierino Longobucco, al quale attribuisce un ruolo di responsabilità nell’organizzazione di Corigliano. La sua scelta di parlare con i magistrati risale al 2015 e viene ribadita nel giugno 2021, quando conferma le precedenti dichiarazioni. L’ordinanza esprime un giudizio positivo sulla sua credibilità, richiamando la conoscenza interna delle dinamiche criminali e il contenuto anche autoaccusatorio delle deposizioni.
Aloe e l’asse con Cirò: i referenti e le quote sugli affari
L’aggiornamento agli assetti del 2022-2023 arriva soprattutto da Gaetano Aloe, già condannato in appello nel processo “Stige”, scarcerato nel dicembre 2022 e divenuto collaboratore il 22 marzo 2023. Aloe racconta che, dopo gli arresti dell’operazione “Ultimo Atto” del 16 febbraio 2023, Basilio Paletta lo aveva coinvolto per subentrare nelle funzioni precedentemente svolte da Francesco Amantea e Giuseppe Cariati: rapporti con altri gruppi e gestione della “bacinella”, la cassa comune della locale di Cirò. In questo quadro colloca i legami con Rossano. La frase riportata nei verbali è esplicita: “tutti i movimenti che fanno da là devono essere riferiti a Cirò”. Per spiegare come sarebbero stati ripartiti i proventi, Aloe propone un esempio: “magari ci sono 3.000 euro, 2.000 se li prendono loro, e 1.000 ci vengono a Cirò”. L’esempio serve a descrivere la ripartizione dei proventi tra i due territori.
I nomi dei referenti e l’incontro a Campana
Nell’interrogatorio del 10 maggio 2023, Aloe indica Augusto De Simone come interlocutore dei cirotani e attribuisce a Francesco Sommario, detto “u Caino”, una posizione di comando a Rossano. Esplicita anche la fonte di questa informazione: “noi andiamo da Augusto però il capo è Francesco, attualmente il capo è Francesco perché me lo ha detto Basilio mo’, ultimamente”. Il riferimento temporale è quello del 2023. Aloe richiama inoltre il peso di Francesco Greco, indicato con il soprannome “Sgrenca”, di Mandatoriccio: un riferimento al quale, nel suo racconto, si sarebbero rivolti anche i rossanesi per l’esperienza e l’autorevolezza riconosciutegli.
C’è poi l’incontro che Paletta avrebbe avuto a Campana, alla fine di febbraio 2023, per chiarire i rapporti economici con i rossanesi. Su questo episodio Aloe precisa: “non ci sono andato perché ero al forno, però si sono incontrati a Campana”. Il racconto dell’incontro deriva dunque da quanto gli sarebbe stato riferito. Nel successivo verbale del 2 agosto, Aloe menziona De Simone e Greco, mentre la partecipazione di Sommario viene prospettata come eventuale.
Il quaderno dei soldi: oltre 326mila euro di entrate in sei mesi
Il passaggio dai racconti ai documenti riguarda soprattutto un manoscritto a quadretti. Aloe riferisce che Paletta aveva un foglio sul quale sarebbero stati annotati i conti da chiarire: “aveva un foglio nelle mani, dove c’erano le estorsioni, tutte queste cose qua, avete capito, Dottore, tutti i soldi che dovevano raccogliere”. L’ordinanza richiama il ritrovamento di un manoscritto durante la perquisizione eseguita il 16 febbraio 2023 nei confronti di Giuseppe Cariati. L’annotazione dei carabinieri, datata 17 febbraio, descrive diciassette pagine a quadretti manoscritte fronte e retro, con operazioni contabili e nominativi in parte cancellati. Il documento era stato acquisito in copia e restituito. Sono circostanze che il giudice valorizza come riscontro al racconto di Aloe sull’esistenza e sul percorso del manoscritto.
Secondo l’analisi riportata nell’ordinanza, i conti coprirebbero circa un semestre, tra un periodo precedente al settembre 2022 e il febbraio 2023. Le somme indicate sono 326.450 euro in entrata, 306.440 euro in uscita e un saldo finale di 20.010 euro. Nel mese di dicembre compare anche un elenco di 22 nominativi cancellati, con cifre per complessivi 38.500 euro, che il provvedimento riconduce al sostegno delle famiglie con congiunti detenuti. Altre annotazioni vengono interpretate come possibili spese legali, per un totale di 45mila euro. Per gli inquirenti, quelle pagine rappresenterebbero parte della contabilità della cassa comune di Cirò: denaro da incassare, somme da distribuire, debiti e crediti da ricostruire attraverso sigle e cancellature.
Le intercettazioni e il timore delle dichiarazioni
Accanto ai verbali, l’ordinanza esamina conversazioni intercettate nel 2022 nelle quali si discute della collaborazione di Acri e della possibilità di arresti a Rossano. Nella lettura investigativa, emerge la preoccupazione per ciò che l’ex capo avrebbe potuto raccontare agli inquirenti. Le conversazioni affrontano anche i ruoli attribuiti a Galluzzi e Sommario e i rapporti con Cirò. Nell’agosto dello stesso anno vengono registrati discorsi sul sospetto di microspie nelle automobili: il provvedimento riferisce che due dei veicoli menzionati erano stati effettivamente interessati da installazioni del Ros. È su questo intreccio di dichiarazioni, documenti e intercettazioni che si fonda la ricostruzione esposta in questa parte dell’ordinanza Ginestra. La valutazione del Gip riguarda il quadro indiziario e comprende i limiti delle singole fonti. L’accertamento delle responsabilità resta affidato al processo.













