A Sant’Onofrio, Michele Bonavota rivendica il manifesto politico sulla sanità comparso nei giorni scorsi e, intervistato da Klaus Davi risponde a tutto: processo, famiglia, malattia e persino una lettera a Bernardo Provenzano. “Perché il mio Movimento? Perché in Calabria per fare una visita ci vogliono due anni”, attacca. “Vai a fare la spesa con 100 euro e non porti niente a casa. Con 50 euro non prendi niente. Che c’entra la criminalità? Io parlo di sanità, di spesa”.
La malattia e la colonscopia
“Vado ogni giorno in clinica, ho problemi psichiatrici e mi rinviano, non c’è il dottore. Per un’endovena ci vogliono 3 giorni e 200 euro“. E poi: “Sono due anni che devo fare una colonscopia. All’ospedale di Vibo non te la fanno se non paghi 202 euro, altrimenti aspetti due anni. Se uno ha un tumore come fa? Muore”. Dice di prendere “100 pillole al giorno” e che la diagnosi è ereditaria: “Lo hanno detto i dottori di Vibo: la mia è una cosa ereditaria, di cinquant’anni fa, dei bisnonni. Siamo tutti malati mentali in famiglia”.
Processo e accuse di truffa
Quattro anni nell’ambito di Rinascita Scott, sentenza non definitiva. “Ancora deve andare in Cassazione, devono uscire i motivi in appello”. Sull’etichetta di truffatore si difende così: “Se tu mi presti 100 euro stasera e io domani non ce l’ho per ridarteli, non è una truffa. Se nella tasca ho mille euro e ti chiedo 100 euro, allora ti voglio truffare. Io non ho mai fatto una truffa, sono sempre stato vittima di truffe”. E ancora: “Tu una prostituta non la puoi chiamare puttana. Che ti può denunciare? Questa è la legge”. La sua giustificazione più forte riguarda gli animali: “Truffavo gente per croccantini, scatolette. Sono un amante dei cani. Faccio mangiare prima i cani e poi io, perché oggi vale più un animale che le persone. Se Gesù ha creato i cani io li devo assistere”.
La famiglia Bonavota e la lettera a Provenzano
“Pasquale Bonavota non lo sento da quando si è sposato, dieci, quindici anni fa. Non viene in paese da vent’anni. Non ho visto l’intervista a Le Iene, non ho TikTok. I miei cugini? Ci salutiamo e basta. Non c’è ‘ndrina”. Poi il racconto inedito: “A Lamezia avevo un negozio, non riuscivo a pagare 500 euro di affitto. Il proprietario si chiamava Provenzano e ogni mattina mi diceva oggi arriva ‘Binnu’. Io non sapevo chi era. Allora ho scritto in carcere al 41 bis a Bernardo Provenzano per chiedere se eravamo parenti”. E lui gli rispose: “Io non ho nessun cugino, non a Lamezia e nemmeno in tutta la Calabria, che non faccia il mio nome”. E siccome Michele vedeva in Provenzano una persona educata, anziana e ammalata, decise pure di inviargli una copia della ‘Divina Commedia‘, che ai tempi il Bonavota vendeva. Ma non la inviò solo a Provenzano, la mandò pure al Papa. Su Milano aggiunge: “Sono venuto a Milano per visite mediche. Avevo un’impresa di costruzioni a Monza, a Carmagnola. Ho dovuto chiudere perché non c’era lavoro. Non me lo davano perché sapevano queste problematiche. Se ero dottore non potevo neanche esercitare, dicevano che ero parente di questo e di quello”.
“La ‘ndrangheta non esiste”
“Ma non esiste la ‘ndrangheta a mio parere. Vogliono un malato nella ‘ndrangheta? Vogliono gente seria”. E ancora: “Dove mi dovevo affiliare? Alla povertà. Si arriva dalla povertà. Se uno sta bene non se ne va chiuso in un 41 bis”. Sui pentiti: “Un pentito che si è stufato della galera dice cose a destra e a sinistra. Ha detto che io i panettoni li ho truffati con un altro, ma veniva lui a prenderli e me li pagava. Se vuole accusarti dice cazzate e ti fai due anni di galera prima che si scopra”. La sua tesi sulle estorsioni: “Amazon è andata a Gioia Tauro, poi dicono che i Piromalli chiedono il pizzo. Bisogna vedere se è vero. Le grosse aziende fanno truffe, non possono pagare e accusano la ‘ndrangheta. Lo facevo anche io: dicevo ho dovuto pagare un milione di tangente qua e là, ma non era vero niente”.
I giornalisti, i maranza e la politica
L’attacco più duro è ai media: “Quando uno fa il giornalista deve sapere parlare prima. Sennò vai a zappare. I giornalisti rovinano le persone. Nomini un malandrino e quello si illude. Invece di parlare di ‘ndrangheta dovete parlare di Boccaccio, di Dante, della Divina Commedia. Se gli ‘ndranghetisti leggono Boccaccio, si scordano la ‘ndrangheta”. Su Milano presa d’assalto: “Dovevano andare a Montecitorio, a Palazzo Chigi. Non a rompere una serranda a un ambulante che è già in crisi. Perché in Calabria non ci sono i maranza? Perché qui non ci sono i drogati. Questi sono persone drogate, alcol e droga nel cervello”.
Sul movimento: “Siamo circa mille, diventeremo un milione. La gente mi dice di continuare”. Ha l’obbligo di libertà vigilata con rientro alle 20: “Se mi condannano devo fare 4 anni e 4 mesi. Faccio il carcerato”. Infine la politica: “Siamo tornati ai tempi di Benito Mussolini, è una dittatura. Con la spesa, con la sanità”. Su Meloni: “Sarà una brava donna ma la politica è la cosa più sporca che esiste”. Su Schlein: “Sì, mi piace”. Su Vannacci e immigrazione: “Ha ragione, se qua non riusciamo a campare noi, se non hai pane per te come lo dai agli altri?”. Sulle armi all’Ucraina: “Se gli mandi un camion carico di armi è normale che le usa. Vendi le armi qui in Italia e aiuti i poveri. Chi è sto Putin? Se gli togliete le armi poi vedete”.
Attacco a Calabria7, Il Giornale e a ‘Porta a Porta’
Poi attacca giornalisti, giornali e talk. Prima il giornalista di Calabria7 Mimmo Famularo: “È manovrato, sennò non si permetteva di scrivere tutte quelle cose. Famularo ha sbagliato: prima di collegarmi con i miei cugini, vedi prima chi sono io. È una brava persona, secondo me dietro di lui c’è qualcosa”. Poi ce l’ha con il quotidiano Il Giornale: “Mi sembra che un giornale mi accusi di essere il cugino del boss e il capo dei padroncini. Se lo sanno i padroncini mi ammazzano, io a questo lo querelo, come ti permetti di dire che io sono il capo dei padroncini. È uscito su Il Giornale”. E ne ha anche per ‘Porta a Porta‘: “Pure a ‘Porta a Porta’ dicono che sono cugino del boss e capo dei padroncini. Ma che vadano a vedere chi si è mangiato i miliardi sulle mascherine invece di andare a guardare una protesta giusta, ma va e guarda chi si mangia tutto il mondo con le armi che mandano. Ma li devono nascondere perché è un interesse loro, pure dei giornalisti”.













