Entrate e uscite scritte a penna, sigle accanto ai numeri, nomi cancellati ma ancora in parte leggibili. A pagina 14, un elenco di ventidue nominativi, ciascuno accompagnato da una cifra: il totale è 38.500 euro. Nel resto delle scritture, movimenti che secondo l’analisi investigativa raggiungono 326.450 euro in entrata nell’arco di circa sei mesi. Il manoscritto descritto nell’ordinanza dell’inchiesta Ginestra porta dentro i conti che il gip distrettuale antimafia di Catanzaro attribuisce alla “bacinella” della locale di Cirò, la cassa comune dell’organizzazione. Quelle pagine, nella ricostruzione cautelare, avrebbero custodito una parte delle somme da incassare e distribuire, dei costi da sostenere e dei rapporti economici da chiarire con altri gruppi criminali.
La loro importanza emerge anche dalle dichiarazioni del collaboratore Gaetano Aloe: dopo gli arresti del febbraio 2023, chi avrebbe dovuto raccogliere il testimone nella gestione degli affari si sarebbe trovato davanti annotazioni difficili da decifrare. Da qui la necessità, riferita dal collaboratore, di cercare spiegazioni anche a Rossano. È una ricostruzione contenuta in un provvedimento cautelare: le attribuzioni delle singole operazioni e le responsabilità personali restano da accertare nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il ritrovamento nel mobile durante il blitz del 16 febbraio 2023
Il documento compare nell’attività dei carabinieri del Nucleo investigativo di Crotone impegnati nell’operazione “Ultimo Atto”. Il 16 febbraio 2023, durante la perquisizione e l’arresto di Giuseppe Cariati, i militari trovano il manoscritto all’interno di un mobile ad ante. L’annotazione datata 17 febbraio 2023, richiamata nell’ordinanza, descrive diciassette pagine a quadretti, manoscritte fronte e retro, con operazioni riconducibili a entrate e uscite e l’indicazione di nominativi, alcuni cancellati.
Il documento viene acquisito in copia e restituito nell’immediatezza dell’operazione. È un dettaglio che assume rilievo quando gli investigatori confrontano le risultanze della perquisizione con il percorso del foglio raccontato da Aloe. Il collaboratore riferisce infatti che, dopo la restituzione, il manoscritto sarebbe arrivato a Basilio Paletta attraverso il figlio di Cariati. Su questo passaggio Aloe riporta quanto gli sarebbe stato raccontato da Paletta; il rinvenimento, l’acquisizione in copia e la restituzione trovano invece riscontro nell’attività di polizia giudiziaria richiamata dal gip.
Dai 50 euro iniziali al saldo finale: come funzionavano i conti
Secondo la descrizione contenuta nell’ordinanza, le scritture seguono una contabilità progressiva: somme aggiunte per le entrate, importi sottratti per le uscite, con sigle alfabetiche associate in diversi casi ai soggetti che gli inquirenti interpretano come beneficiari o debitori. Le registrazioni sono suddivise secondo una cadenza mensile. Il provvedimento riporta un credito iniziale di 50 euro, in una data non precisamente individuata ma comunque precedente al 3 settembre 2022. Le annotazioni proseguono fino al febbraio 2023, oltre il giorno 5. Nella ricognizione riportata dal gip figurano 326.450 euro in entrata, 306.440 euro in uscita e un saldo finale indicato in 20.010 euro. Sono cifre riferite ai movimenti annotati nel manoscritto. Il valore investigativo attribuito al documento riguarda la possibilità di ricostruire, attraverso quelle scritture, parte della gestione economica della cassa comune e i rapporti sottostanti alle singole operazioni.
I 22 nomi cancellati e le somme per i detenuti
Nel mese di dicembre 2022, a pagina 14 del quaderno, la progressione dei conti viene interrotta da un elenco: 22 nominativi cancellati, con una somma accanto a ciascuno. Il totale delle cifre è 38.500 euro. Nonostante le cancellature, l’ordinanza segnala alcune annotazioni ancora leggibili. Al primo posto compare “Marincola”, accanto a 7.000 euro: il provvedimento mette il nome in relazione con Cataldo Marincola.Al sesto posto viene individuato “Castellano”, con 1.250 euro, riferimento che nell’analisi è collegato a Vito Castellano, detto “Ciccio”. Al settimo posto figura “Papaianni”, con 1.000 euro, nome ricondotto a Salvatore Papaianni, all’epoca detenuto. La lettura investigativa associa l’elenco al sostegno delle famiglie con congiunti detenuti appartenenti alla cosca. Il gip evidenzia che i nominativi indicati erano quasi tutti riferibili a persone detenute nel periodo considerato.
Al ventiduesimo posto dell’elenco si legge “Lucia”, con 1.000 euro. È uno dei dettagli sui quali Aloe viene interrogato, senza arrivare a un’identificazione certa. Il collaboratore prospetta che possa trattarsi di sua sorella Lucia Aloe, moglie del detenuto Martino Cariati. Nel successivo approfondimento indica però anche un’altra possibilità: una donna ricordata come “Lucia di Natale”, poi specificata come la vedova di Natale. Il riscontro riguarda dunque la presenza del nome sul manoscritto. L’identità della persona alla quale quell’annotazione si riferirebbe rimane incerta nello stesso racconto del collaboratore. Aloe ricorda inoltre altri nomi o frammenti di nomi, tra cui Martino, Peppe e Cataldo, e le cancellature che rendevano difficile comprendere interamente il contenuto dei fogli.
I 45mila euro di possibili spese legali
Un altro capitolo riguarda le voci interpretate come possibili spese legali, tutte registrate con il segno negativo, quindi in sottrazione. L’ordinanza ne indica un ammontare complessivo di 45.000 euro. In alcuni casi compaiono delle abbreviazioni che gli inquirenti leggono nel quadro delle uscite della cassa comune. Anche su questo punto viene richiamato quanto riferito da Aloe, che tra le cose ricordate sul documento menziona debiti relativi agli avvocati. Il gip valorizza la corrispondenza tra quel ricordo e le voci individuate nelle scritture. Il dato esposto nel provvedimento riguarda quindi la possibile destinazione delle somme annotate e il loro inserimento nei conti attribuiti all’organizzazione.
Le sigle e i presunti debiti della droga
Nel manoscritto compaiono anche combinazioni di lettere e nomi abbreviati: “COZ MARIO”, “MAR CO.”, “MARI CO”, “MAR COZ”, “MARIO CO.”, “MARIO CAT.”, “MARI C.”. Nella lettura riportata dall’ordinanza, queste scritture rimanderebbero a due nominativi specifici. Il collegamento viene sviluppato mettendo insieme le annotazioni e le dichiarazioni di Aloe, che indica i due come debitori della cosca per affari di droga.
Nell’interrogatorio del 2 agosto 2023, Aloe torna sul funzionamento della “bacinella”. Secondo quanto riferisce, l’ultimo a tenerne i conti era stato Giuseppe Cariati, che avrebbe rendicontato soltanto ai responsabili della cosca. Le scritture sarebbero servite soprattutto al contabile per ricostruire e dimostrare entrate e uscite quando gli fosse stato chiesto conto della gestione. In questo quadro l’ordinanza colloca anche la difficoltà di interpretare abbreviazioni e riferimenti. Aloe precisa di avere visto quelle carte tramite Paletta, ma ammette di averle osservate distrattamente. La sua conoscenza del manoscritto è quindi parziale. Il contesto è quello successivo agli arresti di Francesco Amantea e Giuseppe Cariati, nel febbraio 2023. Il collaboratore racconta di essere stato coinvolto da Paletta per subentrare nelle funzioni svolte dai due: i rapporti con gli altri gruppi criminali e la gestione della cassa comune. Ricostruire i conti avrebbe significato capire quali somme dovessero ancora essere riscosse, quali obblighi fossero rimasti aperti e con chi occorresse chiarirli.
Il riscontro del gip e il peso del manoscritto nell’inchiesta
Per il giudice, il valore del documento sta nel confronto fra le risultanze della perquisizione, il contenuto delle scritture e le dichiarazioni di Aloe. Il rinvenimento delle carte, l’acquisizione in copia e la restituzione corrispondono al percorso raccontato dal collaboratore; nomi, cancellature e voci di spesa offrono ulteriori punti di confronto. Il riscontro viene valorizzato nell’ordinanza come elemento a sostegno dell’attendibilità del suo racconto. Restano distinti il contenuto materialmente annotato, l’interpretazione delle sigle e le informazioni sugli incontri che Aloe riferisce senza avervi preso parte.
Nella ricostruzione del gip, quel manoscritto collega così la gestione del denaro ai rapporti tra i gruppi: il contabile chiamato a giustificare le operazioni, le somme per le famiglie dei detenuti, i presunti crediti della droga e gli interlocutori da cercare quando i conti devono essere chiariti. È questa la funzione che l’inchiesta Ginestra attribuisce alle diciassette pagine a quadretti.













