Non basta saper miscelare. Oggi, dietro un cocktail capace di distinguersi, servono una visione precisa, padronanza tecnica e la capacità di trasformare ingredienti e aromi in un racconto riconoscibile. È su questo terreno che Milano ha scritto il proprio capitolo della Capo Cocktail Competition, la competizione nazionale dedicata a Vecchio Amaro del Capo, protagonista della terza selezione territoriale, disputata lunedì 26 ottobre al The Spirit, cocktail bar nel quartiere di Porta Romana.
Dopo le tappe del Roma Bar Show e di Acerra, in Campania, la sfida è approdata in una delle città più dinamiche della mixology italiana. Al banco, i bartender si sono confrontati con un prodotto dalla forte identità, interpretandolo attraverso abbinamenti, lavorazioni e sensibilità differenti. Il risultato è stato un confronto tra tradizione liquoristica e ricerca contemporanea, nel quale l’amaro ha smesso di essere soltanto un ingrediente da fine pasto per diventare il punto di partenza di nuove costruzioni aromatiche.
A conquistare il pass per la finale nazionale sono stati Marina Andrea Barazzetti, Paolo Barravecchio e Andrea Carletto, autori di tre ricette diverse per struttura e personalità, accomunate dalla volontà di esplorare le potenzialità del prodotto senza rinunciare a equilibrio, riconoscibilità e qualità del servizio.

Tre cocktail, tre identità: i vincitori della tappa milanese. Marina Andrea Barazzetti e il racconto del “Primo Atto”
Con “Primo Atto”, Marina Andrea Barazzetti ha scelto di lavorare sull’incontro tra Vecchio Amaro del Capo Classico e Grappa Caffo Morbida, costruendo una ricetta che combina la componente liquoristica con la freschezza del limone e le note fruttate e pungenti di un cordiale di pera e senape.
La ricetta prevede 30 ml di Vecchio Amaro del Capo Classico, 15 ml di Grappa Caffo Morbida, 10 ml di limone e 20 ml di cordiale di pera e senape. Il servizio in calice da vino, senza guarnizione, lascia spazio alla lettura del cocktail e alla relazione tra le sue componenti, evitando elementi decorativi superflui.
Paolo Barravecchio spinge sull’intensità con “Evoluzione”
Più orientato alla ricerca aromatica è “Evoluzione”, il cocktail con cui Paolo Barravecchio ha scelto Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, valorizzandone il carattere speziato attraverso l’incontro con Cinzano Vermouth Rosso e un distillato di fico d’India aromatizzato all’olio al tartufo.
La miscela si compone di 30 ml di Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, 30 ml di Cinzano Vermouth Rosso e 30 ml di distillato di fico d’India sottoposto a lavorazione aromatica con olio al tartufo. Il risultato punta su un dialogo tra spezie, note vegetali e profondità aromatica. Il servizio in tumbler basso, completato da una fetta di arancia bruciata, accompagna la ricetta con un richiamo visivo e olfattivo coerente con la sua impostazione.

Andrea Carletto porta “Oltre il Gelo” tra birra e tè pregiato
Con “Oltre il Gelo”, Andrea Carletto ha costruito una proposta che mette al centro Vecchio Amaro del Capo Classico, affiancandolo a un distillato di birra e a un cordiale al limone e tè Jasmine Dragon Pearls.
La ricetta prevede 45 ml di Vecchio Amaro del Capo, 20 ml di distillato di birra e 20 ml di cordiale al limone e tè Jasmine Dragon Pearls. Il cocktail viene servito in una coppetta Nick & Nora, completato con due spruzzi di essenza al limone e decorato con una cialda di isomalto che racchiude al centro una perla di tè Jasmine Dragon Pearls.
Una costruzione che unisce la componente amaricante a suggestioni maltate, agrumate e floreali, affidando anche al dettaglio estetico una parte del racconto.
La giuria: tecnica, ospitalità e cultura del bere
A valutare le proposte in gara è stata una giuria composta da tre professionisti con competenze complementari, chiamati a osservare i cocktail non soltanto dal punto di vista gustativo, ma anche per tecnica esecutiva, originalità, replicabilità, servizio e capacità narrativa.
Alessandro De Luca, barman milanese con quasi trent’anni di esperienza maturata tra Milano, Europa e Medio Oriente, guida da oltre dieci anni il Rufus Cocktail Bar di Milano. Nel suo percorso figurano anche esperienze come Brand Ambassador. La sua visione della miscelazione mette al centro la qualità del prodotto, l’accoglienza e la capacità di costruire un’esperienza autentica e personalizzata per il cliente.
Stefano Nincevich, giornalista e vicedirettore di Bargiornale e Ristoranti di Bargiornale, racconta da oltre vent’anni protagonisti, locali e tendenze della cultura del bere. Autore di Cocktail Safari e della serie video Cocktail Story, è inoltre ideatore di format, contest ed eventi dedicati alla miscelazione e all’ospitalità. Nel 2025 ha ricevuto l’Order of Merit “Magister Dixit” e nel 2026 è intervenuto come speaker in importanti appuntamenti internazionali del settore.
Bruno Pescarolo, avvocato milanese specializzato in proprietà intellettuale, tutela dei marchi e valorizzazione dei brand, affianca da anni aziende italiane e internazionali del food & beverage, con particolare attenzione al comparto degli spirits. Alla professione legale unisce una profonda passione per la miscelazione e il mondo dei cocktail bar.
Fabrizio Tacchi: “La tecnica deve dare identità al drink”
A sintetizzare il significato della tappa milanese è Fabrizio Tacchi, Competition Director della Capo Cocktail Competition, che sottolinea il valore di una competizione capace di mettere in dialogo sensibilità differenti, senza ridurre la creatività a un semplice esercizio tecnico.
“Milano ci ha restituito una miscelazione molto consapevole, nella quale la tecnica non è mai fine a sé stessa ma diventa uno strumento per dare identità al drink”, commenta Tacchi.
“Abbiamo visto ricette molto diverse, dalla ricerca sugli abbinamenti più immediati fino a lavorazioni decisamente più complesse, ma ciò che conta è che dietro ogni scelta ci sia un pensiero preciso e che quel pensiero arrivi anche a chi è dall’altra parte del banco”.
Il Competition Director evidenzia inoltre il valore del confronto tra territori: “Dopo Roma e la Campania, Milano conferma quanto sia ricco e articolato il panorama italiano della mixology. Tre tappe, tre modi differenti di interpretare Vecchio Amaro del Capo: è esattamente il confronto che volevamo costruire con questa Competition”.
Parole che restituiscono la filosofia della manifestazione: premiare non soltanto un cocktail ben eseguito, ma una proposta capace di esprimere una visione, valorizzare il prodotto e tradursi in un’esperienza comprensibile anche per il pubblico.
Vecchio Amaro del Capo, 29 botaniche come punto di partenza
Al centro della competizione resta Vecchio Amaro del Capo, prodotto simbolo di Gruppo Caffo 1915, caratterizzato da una ricetta che comprende 29 botaniche, principalmente calabresi.
È proprio questa identità a diventare materia di confronto per i bartender, chiamati a esplorare nuovi abbinamenti e tecniche senza perdere il legame con il carattere originario dell’amaro. Il progetto mette così in relazione la tradizione liquoristica del gruppo con le evoluzioni della miscelazione contemporanea, attribuendo valore alla capacità di innovare attraverso il prodotto, anziché prescindere da esso.
La competizione si propone anche come osservatorio sulle diverse culture del bar italiane: ogni tappa porta con sé ingredienti, approcci e sensibilità che contribuiscono a delineare un panorama articolato, nel quale la qualità del drink convive con l’attenzione al servizio e all’esperienza del cliente.

Da Milano a Bologna, verso la finale di Limbadi
Il viaggio della Capo Cocktail Competition proseguirà il 16 novembre a Bologna, sede dell’ultima selezione territoriale prima dell’appuntamento conclusivo in Calabria.
I bartender qualificati nelle quattro tappe si ritroveranno nella storica Distilleria F.lli Caffo di Limbadi, sede di Akademia Caffo, per contendersi il titolo di Official Bartender Vecchio Amaro del Capo.
Per il vincitore, la sfida avrà anche una prospettiva internazionale: la possibilità di rappresentare il brand al Bar Convent Brooklyn 2027, portando fuori dai confini italiani il percorso di ricerca e sperimentazione sviluppato durante la competizione.
Da Roma alla Campania, passando per Milano e arrivando a Bologna, il progetto continua così a mettere alla prova il rapporto tra identità del prodotto e libertà creativa. La tappa milanese ha consegnato tre nuove interpretazioni dell’amaro e altrettanti protagonisti pronti per la finale. Il prossimo banco di prova sarà in Calabria, dove la sfida entrerà nella sua fase decisiva.













