30 Ottobre 2026
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Suicidio in carcere a Paola, tre agenti finiscono sotto inchiesta. Il Sappe: “Non sono soli”

Capece richiama la presunzione di innocenza e garantisce assistenza ai colleghi. Sullo sfondo le criticità dell’istituto

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Tre poliziotti penitenziari in servizio nella Casa circondariale di Paola hanno ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito del procedimento relativo alla morte di un detenuto, suicidatosi all’interno dell’istituto. A rendere nota la notizia è il Sappe, che ha espresso piena solidarietà agli agenti e alle loro famiglie, assicurando loro assistenza e sostegno sindacale. Il sindacato, attraverso il segretario generale Donato Capece, richiama il principio della presunzione di innocenza e invita a non anticipare giudizi sulle eventuali responsabilità. “Abbiamo pieno rispetto e fiducia nell’operato della Magistratura, cui spetta accertare i fatti e le eventuali responsabilità, ma ricordiamo che un avviso di conclusione delle indagini non è una condanna. Nessuno può essere considerato colpevole fino alla sentenza definitiva e non sono ammissibili processi anticipati”, afferma Capece.

L’inchiesta e la posizione del sindacato

Il Sappe assicura che seguirà da vicino gli sviluppi del procedimento, mettendo a disposizione dei tre agenti ogni possibile forma di tutela. «I poliziotti penitenziari garantiscono quotidianamente sicurezza e legalità nelle carceri, affrontando condizioni operative difficili, rischi e responsabilità crescenti. Non è accettabile che, quando sono chiamati a rispondere di fatti connessi al servizio, debbano sentirsi soli e abbandonati», sottolinea il segretario generale. Il sindacato precisa di non voler interferire con il lavoro degli inquirenti, ma rivendica il rispetto della dignità personale e professionale degli operatori coinvolti. “Ai tre poliziotti di Paola e alle loro famiglie diciamo chiaramente: non siete soli, il Sappe è e resterà al vostro fianco”, conclude Capece.

I precedenti e le criticità del carcere di Paola

La vicenda si inserisce in un contesto che negli ultimi anni ha visto la casa circondariale paolana al centro di diversi episodi critici. L’8 gennaio 2025 l’Ansa riferì di due suicidi avvenuti nel giro di poche ore all’interno dell’istituto: la sera precedente un detenuto si era tolto la vita nel reparto isolamento e, il giorno successivo, un dipendente amministrativo era morto suicida nella caserma. In quell’occasione Capece aveva richiamato l’attenzione sulle condizioni di detenzione, sulla carenza di personale e sulla necessità di un maggiore supporto psicologico e psichiatrico.

Un altro decesso, con l’ipotesi di suicidio, era stato riportato l’11 marzo 2025: un detenuto romeno di 40 anni era stato trovato senza vita nella propria cella. La Procura di Paola aveva aperto un’indagine per accertare le cause della morte. Non è possibile stabilire, sulla base delle informazioni disponibili, se il procedimento che coinvolge oggi i tre agenti sia riferito a uno di questi episodi.

Anche il quadro strutturale e organizzativo dell’istituto è stato oggetto di rilievi. Nel rapporto relativo alla visita del 31 luglio 2026, l’associazione Antigone ha segnalato la presenza di 244 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 181 posti. Il documento evidenzia inoltre criticità strutturali, condizioni particolarmente problematiche nella sezione isolamento e una persistente carenza di personale di Polizia penitenziaria, soprattutto nei ruoli apicali.

La carenza di organico e la sicurezza degli operatori

Le difficoltà del personale erano state denunciate anche dopo una visita del Sappe agli istituti di Cosenza e Paola, nel settembre 2025. In quell’occasione, il sindacato aveva parlato di agenti costretti spesso a operare in solitudine, con carenze di organico e difficoltà nella gestione di detenuti con problematiche psichiatriche. Un quadro che restituisce la complessità del lavoro all’interno degli istituti penitenziari, dove la tutela dei detenuti e la sicurezza degli operatori rappresentano esigenze strettamente connesse. Sul caso dei tre agenti di Paola, intanto, la parola passa alla Magistratura.

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