L’appuntamento era stato fissato per martedì 3 novembre, ma il calendario è cambiato: Flavio Stasi comparirà davanti alla gip distrettuale Fabiana Giacchetti lunedì 2 novembre alle 13.40, a Catanzaro.
Il sindaco si presenterà di persona davanti alla giudice che ha firmato l’ordinanza, per il primo confronto previsto dal codice dopo l’applicazione di una misura cautelare: la gip lo ascolterà e valuterà se indizi ed esigenze cautelari reggono ancora, con la possibilità di confermare, alleggerire o revocare il provvedimento.
L’accusa in poche righe
La Dda contesta a Stasi lo scambio elettorale politico-mafioso per le comunali del giugno 2024: attraverso Vincenzo Curia avrebbe accettato il sostegno di Annibale Matalone, ritenuto affiliato alla cosca rossanese, in cambio della promessa di qualche assunzione. Matalone, intercettato, si vantava di avergli procurato “una ventina di voti”; il sindaco vinse al primo turno con oltre dodicimila voti di scarto. Tra i due, lo scrive la stessa Procura, non risulta alcuna conversazione intercettata, nessun fotogramma li ritrae insieme e agli atti non risulta alcuna assunzione al Comune, al cimitero o in un ente collegato.
L’avvocato dello sciopero della fame
Al fianco del sindaco siederà l’avvocato Mauro Mitidieri, assessore nella sua giunta e amico di vecchia data. Il sodalizio ha radici lontane: nel 2013, quando Stasi era ancora un attivista e la riforma della geografia giudiziaria aveva condannato il Tribunale di Rossano, i due avviarono insieme uno sciopero della fame, tentativo disperato di richiamare l’attenzione su un presidio di giustizia che la città stava perdendo. Tredici anni dopo, per difendersi, il sindaco dovrà raggiungere il capoluogo, e a guidare la difesa ci sarà l’uomo con cui aveva digiunato per tenere il tribunale vicino a casa.
Il lunedì degli undici
Quella di lunedì sarà una giornata affollata. Con un decreto firmato oggi la gip ha convocato per lo stesso giorno altri undici indagati ai domiciliari, a partire dalle 9.15 e al ritmo di uno ogni quindici minuti, nell’aula U al quarto piano del Nuovo Palazzo di Giustizia di via Argento.
Tra loro figurano Vincenzo Curia, l’uomo che secondo l’accusa fece da tramite tra il sindaco e Matalone, e il consigliere comunale d’opposizione Pietro Lucisano.
Il silenzio dei detenuti
La prima tornata si è chiusa oggi senza una parola. Sei indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: Carmine Ginese, NataleNon ha risposto anche Damiano Pepe, dimesso dall’ospedale di Cosenza, dove era ricoverato dopo l’agguato in cui è stata uccisa la compagna Silvana Sibarelli, e trasferito subito nel carcere della stessa città.
Secondo quanto trapelato, le carte dell’inchiesta erano troppe per essere studiate in così poco tempo. Lunedì toccherà al sindaco. Se la giudice riterrà incrinato il quadro potrà revocare o attenuare la misura; altrimenti la partita si sposterà davanti al tribunale del riesame.













