31 Ottobre 2026
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Il gelso di Catanzaro incontra il Grande gioco di Philip Hensher: storia, seta e intrighi nel cuore dell’Afghanistan

Lo scrittore inglese in Calabria per presentare il suo romanzo: dalla città della seta alle vicende della prima guerra afghana

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Alla fine del mese d’ottobre di quest’anno il romanziere, critico e giornalista britannico Philip Michael Hensher, è venuto per la prima volta in Italia. Per essere precisi in Sicilia, a Palermo, e in Calabria, prima a Vibo Valentia, ospite del Rotary di quella città, e poi a Catanzaro, ospite del circuito TED X. Hensher ha presentato il suo ultimo libro, “L’impero del gelso” (Edizioni Settecolori, 2026).

Perché questa scelta

Perché questa scelta? In parte, probabilmente, perché a Catanzaro, nei tempi che furono, si coltivava il gelso bianco. Tant’è che nel centro storico del capoluogo una delle vie più antiche si chiama “Via Gelso bianco”, a ricordare che la città dei tre colli veniva chiamata “la città della seta” in quanto era forte il nesso con la bachicoltura e l’industria della seta.

Infatti, in passato, i gelsoni bianchi (Morus alba) venivano coltivati nei terrazzamenti della città e le loro foglie servivano da nutrimento per i bachi da seta, un’attività che rese Catanzaro celebre a livello internazionale. Il gelso bianco o moro bianco è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Moraceae, contenente lattice, originario della Cina settentrionale e della Corea.

La trama del romanzo

Tornando a Hensher bisogna ricordare la trama del suo romanzo presentato, appunto, nei giorni scorsi in Calabria. Il racconto è ambientato nell’anno 1830 durante il periodo storico noto come il ”Grande gioco” (ovvero, la lotta per l’influenza in Asia centrale tra l’Impero Britannico e l’Impero Russo). Era una lotta fra Gran Bretagna e Russia per il potere e l’influenza in Asia centrale. Nel cavalcare verso Kabul, il giovane e ambizioso Alexander Burnes sventola la bandiera inglese, dopo aver dato un malinconico addio alla fanciulla amata, la nobile e anticonformista Bella Garraway. Da San Pietroburgo, intanto, è in viaggio verso la stessa meta l’egualmente giovane e ambizioso Yan Vitkevich.

Entrambi vogliono ingraziarsi l’emiro Dost Mohammed, imperatore degli Afghani, e così facendo renderlo alleato, ovvero in prospettiva suddito, delle loro rispettive nazioni. Il cast di caratteri presente nel romanzo non si ferma però qui: ci sono ufficiali e mogli di ufficiali, avventurieri e agitatori, linguisti e archeologhi, uomini di fede e intrepidi credenti: una babele di lingue, di religioni, di usi e di costumi. Tanto l’Afghanistan si mantiene misterioso, tanto gli sforzi occidentali, perché anche la Russia qui è Occidente rispetto a quell’Oriente, si illudono di poterlo penetrare. Finirà in tragedia, ancor più sanguinosa in quanto fin dall’inizio annunciata e però dai diretti interessati non compresa.

L’abstract del saggio

“Se, – racconta l’abstract del saggio – come diceva Vladimir Nabokov, il romanziere dev’essere un raccontatore di storie, un insegnante e un incantatore, in “L’Impero del gelso” Philip Hensher è trionfalmente tutte e tre le cose. Mischiando abilmente realtà e fantasia, fonti storiche e fonti letterarie, Hensher conduce il lettore in un mondo affascinante quanto terribile che ha nella Prima guerra afghana il suo culmine. Amore, morte, passione, cecità, odio, fedeltà e memoria ne scandiscono le pagine e fanno di “L’Impero del gelso” un capolavoro che sfida il tempo”.

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