Da tempo a palazzo Razza si respira un’aria poco salubre, resa in questi giorni ancor più tossica dalla contemporanea assenza di tutti i consiglieri di maggioranza in occasione del consiglio comunale del 29 ottobre e dalla perdita degli ennesimi finanziamenti regionali per non aver raggiunto la soglia minima di valutazione prevista dai rispettivi bandi. In un contesto del genere, alle forze d’opposizione ed all’ex sindaco Limardo è stata servita su un vassoio d’argento l’occasione per poter affondare il colpo contro il sindaco e la sua maggioranza.
Le valutazioni critiche espresse possono essere sintetizzate nei seguenti termini: il sindaco Romeo avrebbe perso il controllo della situazione politica e amministrativa poiché anteporrebbe la propria ambizione di ritornare alla guida della provincia agli interessi della città, tale modus operandi avrebbe da un lato creato tensioni politiche nella sua maggioranza, palesatesi in maniera chiara attraverso la diserzione del consiglio comunale, e dall’altro consentito ad assessori inadeguati di rimanere al proprio posto nonostante la continua perdita di finanziamenti. In sostanza il sindaco Romeo, distratto dalle aspirazioni personali, non si sarebbe accorto nè di essere rimasto senza maggioranza, nè delle pessime performances dei suoi assessori. Tutto questo renderebbe perfino inutile il vociferato rimpasto di giunta, che secondo l’ex sindaco Limardo sarebbe utilizzato come arma di ricatto nei confronti di chi si dimostra tiepido nel sostenere la candidatura di Romeo a presidente della provincia, rendendo invece indispensabile, per le forze di opposizione, l’azzeramento dell’intero esecutivo.
Il Consiglio disertato e la figuraccia della maggioranza
Numerosi sono gli aspetti sui quali è opportuno soffermarsi, e bisogna cominciare col dire che la contemporanea assenza di tutti i consiglieri di maggioranza rappresenta un fatto inusuale, che diventa addirittura più unico che raro nel momento in cui in aula si presenta il sindaco e scopre di essere in compagnia delle sole forze di opposizione. Una figura barbina ed un imbarazzo totale destinati ad essere annoverati nei libri di storia, nonostante le farfugliate pseudo-giustificazioni provenienti da esponenti della maggioranza. A voler essere buoni si potrebbe credere che quell’assenza generalizzata, per come sostenuto, non debba essere intesa come una prova di forza nei confronti di Romeo, ma certamente rappresenta un’impresa ardua voler far credere che tutti i consiglieri comunali di maggioranza fossero simultaneamente o impegnati fuori sede, o occupati nel disbrigo di improrogabili impegni personali, oppure a letto influenzati, bisogna essere seri e soprattutto avere rispetto per l’intelligenza dei cittadini. In ogni caso, comunque stiano le cose e qualunque sia il grado di attendibilità che si intenda assegnare a quelle argomentazioni giustificative, resta al contempo l’immagine più che di una maggioranza coesa di una disorganizzata armata Brancaleone.
La crisi politica, le ambizioni di Romeo e le tensioni nel Pd
Quanto alle tensioni in seno alla maggioranza, riconducibili alla supposta circostanza che Romeo anteporrebbe le proprie aspirazioni personali al bene comune, non riteniamo condivisibile tale impostazione. Premesso che reputiamo inconciliabile per Romeo il ruolo di sindaco della città capoluogo con la carica di presidente della provincia in quanto egli non è più un giovanotto ed il dispendio di energie necessarie per poter svolgere in maniera proficua entrambi i ruoli è tale che sfiancherebbe anche un ventenne, crediamo che il vero fattore “destabilizzante” vada ricercato fuori da palazzo Razza e collegato alle dinamiche interne al Partito Democratico. Tra le altre cose va anche tenuto presente che i rapporti di forza sul territorio provinciale tra le coalizioni di centrodestra e quella progressista non permettono a quest’ultima di poter fare una equazione tra candidatura a presidente ed elezione. Perché dunque Romeo dovrebbe impuntarsi su una candidatura dagli esiti molto incerti e creare tensioni?.
Se sotto questo profilo il primo cittadino non può essere considerato il “fattore scatenante” delle predette tensioni, lo diventa invece nel momento in cui cerca di tutelare la posizione della responsabile provinciale Teresa Esposito ed incrementare il peso, all’interno dell’esecutivo, dell’assessore Colelli a discapito del vicesindaco Loredana Pileggi, rappresentante in giunta dell’ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo. Non a caso il tentativo del sindaco di sottrarre alla Pileggi la delega al patrimonio per assegnarla a Colelli viene posto in essere a pochi giorni di distanza dalla notizia delle interlocuzioni in corso tra Lo Schiavo, Mammoliti e Tassone.
Lo Schiavo, Mammoliti e Tassone: il nuovo fronte che cambia gli equilibri
Ciò posto, occorre per completezza aprire una parentesi sulla direttiva, anzi sulle direttive, di marcia dei tre politici che sono ormai ben note: la prima mira alla creazione di un nucleo consistente per impedire che la provincia vibonese divenga terra di conquista per chiunque ed avere voce in capitolo sulle scelte politiche locali, regionali e nazionali.
La seconda, che interessa più da vicino, almeno per il momento, Mammoliti e Tassone, ha come obiettivo, non ufficializzato ma noto, quello di ridare slancio ad un partito democratico che l’attuale classe dirigente ha portato ad una distanza siderale rispetto alla poderosa macchina da guerra che fu, quando esprimeva parlamentari, consiglieri regionali e presidente della provincia.
La terza direttiva, che coinvolge in maniera più pregnante Lo Schiavo e che maggiormente indispone Romeo, ha già compiuto un passo importante, rappresentato dalla federazione tra il gruppo “Liberamente Progressisti”, che fa capo a Lo Schiavo, e quello dei “Democratici e Riformisti”, che rappresentano in comune il capogruppo regionale del PD Ernesto Alecci. E’ facilmente intuibile il peso che avrà in consiglio comunale la federazione dei due gruppi e quindi riteniamo inutile attardarci sull’argomento, preferendo invece dedicare lo spazio finale all’altro nucleo centrale (perdita di finanziamenti regionali) dei rilievi critici delle opposizioni.
La lunga serie di finanziamenti persi dal Comune di Vibo
Sul punto va osservato preliminarmente come la perdita dei finanziamenti regionali connessi a dei bandi in cui i progetti presentati dagli uffici comunali non hanno raggiunto il punteggio minimo per poter essere esaminati non rappresenta una novità. Se oggi infatti si parla della bocciatura del progetto “Agorà Calabria”, che finanziava eventi di promozione turistica, e di quello mirante alla riduzione dei rifiuti plastici, nel recente passato la stessa sorte è toccata al progetto “ Luce nelle periferie” (circa 2.400.000 euro revocati dopo essere stati assegnati per l’incompleta documentazione trasmessa alla regione), oltre ad altri 150.000 euro di fondi ministeriali, destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche, persi per cause pressocché analoghe alle precedenti.
Soriano e Miceli, due assessori e due difese differenti
Ritornando ai due bandi oggetto delle ultime critiche, va puntualizzato che, mentre le opposizioni possono fare di tutte l’erba un fascio poiché l’intento è quello di fare emergere le responsabilità politiche del sindaco, reo di aver scelto assessori ritenuti non all’altezza del proprio compito, ciò non è consentito a chi, nell’approfondire le tematiche, ha come fine quello di fornire ai lettori gli strumenti idonei per poter valutare l’operato dei propri amministratori. In questo contesto bisogna iniziare con l’individuare con chiarezza gli assessori interessati ai due bandi in cui il comune è rimasto escluso dai finanziamenti. Per quanto concerne “Agorà Calabria”, è l’assessore al turismo e cultura Stefano Soriano (PD), mentre per quello inerente la riduzione dei rifiuti plastici la competenza è di Marco Miceli (M5S), assessore all’ambiente.
I due politici, attraverso due distinte note stampa, alle quali lo spazio ci costringe a rinviare i lettori, hanno attrezzato le rispettive difese. A nostro avviso – poi ognuno farà le proprie valutazioni- quella di Soriano appare molto fragile in quanto, nel tentativo di giustificare l’esclusione dal bando, pone sull’altro piatto della bilancia, come misura compensativa, quanto di buono avrebbe realizzato, citando però una serie di eventi la cui organizzazione è frutto del lavoro di altri ed il Comune si è limitato al solo patrocinio. Certamente più valide le argomentazioni dell’assessore Miceli il quale, a supporto della propria capacità amministrativa, ha elencato una serie di risultati inconfutabilmente ascrivibili al suo impegno. Abbiamo ritenuto di fare queste valutazioni finali perché in linea con un principio che abbiamo più volte sostenuto: bisogna sempre dare a Cesare quel che è di Cesare e non estendere i limiti amministrativi del singolo assessore all’intero esecutivo che, è giusto sottolineare, esprime più persone valide.













