1 Novembre 2026
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Occhiuto e il nodo delle poltrone, la retromarcia sui sottosegretari agita il centrodestra: i nuovi scenari

Il Consiglio di Stato respinge l’appello della Regione, l’opposizione chiede di completare l’abrogazione. Lega e Noi Moderati aspettano l’ingresso in Giunta, mentre resta aperta la partita delle nomine negli enti

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Per Roberto Occhiuto la difficoltà comincia dove dovrebbe finire la battaglia sui sottosegretari. Archiviare la revisione dello Statuto significa offrire all’opposizione la possibilità di rivendicare un successo e, contemporaneamente, lasciare senza risposta una parte delle aspettative maturate nel centrodestra. Il passo indietro istituzionale non cancella il problema politico degli incarichi e della rappresentanza degli alleati. È questa la contraddizione che il governatore deve risolvere. La maggioranza ha avviato l’abrogazione delle norme contestate, ma non ha ancora completato il percorso. Nel frattempo resta da capire se l’ampliamento della Giunta verrà definitivamente accantonato oppure riproposto separatamente. Una scelta che pesa sui rapporti interni alla coalizione e sulla credibilità della retromarcia annunciata.

Sottosegretari, il prezzo politico della retromarcia

Il rigetto dell’appello della Regione da parte del Consiglio di Stato, il 30 ottobre, segna un nuovo arretramento nella battaglia contro il percorso referendario. La pronuncia conferma il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo: la controversia appartiene al giudice ordinario, perché investe diritti politici e l’attività di garanzia dell’Ufficio centrale regionale per il referendum. Palazzo Spada, dunque, non ha cancellato i sottosegretari né abrogato l’ampliamento della Giunta. Ha confermato che la strada giudiziaria imboccata dalla Regione non era quella competente a decidere la controversia. Il centrodestra aveva difeso la revisione statutaria e contestato il via libera alla consultazione. Poi ha avviato l’abrogazione delle disposizioni contestate e sospeso il voto popolare. Ora incassa anche il rigetto dell’appello. L’opposizione può così presentare il ripensamento della maggioranza come l’effetto concreto della propria iniziativa.

Per Occhiuto è una difficoltà soprattutto sul piano della comunicazione politica: una scelta sostenuta come utile all’organizzazione del governo regionale viene accantonata prima di affrontare il giudizio degli elettori. Il richiamo al risparmio e alla necessità di destinare risorse all’emergenza economica offre una spiegazione istituzionale. Non elimina la domanda su quanto abbia pesato il rischio di trasformare il referendum in un voto sul governatore.

La data che conta è dicembre: il tempo diventa una scelta

C’è un punto da chiarire prima di discutere accelerazioni e ultimatum. La prima lettura dell’abrogazione è stata approvata il 5 ottobre e lo Statuto impone almeno due mesi tra le deliberazioni. La seconda lettura può dunque avvenire non prima del 5 dicembre. L’ipotesi di chiudere questo passaggio entro novembre non coincide con il calendario fissato dalle regole statutarie. L’attesa minima è obbligatoria. L’eventuale attesa ulteriore sarà invece una decisione della maggioranza, della quale dovrà assumersi la responsabilità politica.

Già il 5 ottobre la minoranza aveva tentato di introdurre scadenze certe, senza ottenere il via libera agli emendamenti. Ha poi votato a favore della sospensione del referendum, spiegando di farlo per senso di responsabilità. Questo precedente conta: il centrosinistra ha contribuito a fermare la consultazione, ma ora chiede che il centrodestra porti a termine il percorso annunciato. Se l’abrogazione arrivasse rapidamente alla seconda lettura, Occhiuto potrebbe rivendicare la chiusura di un conflitto e il risparmio dei costi del referendum. Se invece prevalesse un rinvio prolungato, l’opposizione avrebbe un argomento più incisivo: accusare la maggioranza di aver fermato il voto senza rinunciare davvero all’assetto contestato. Il vantaggio di poter scegliere i tempi rischierebbe così di trasformarsi in un costo di credibilità.

Due assessori in più: le aspettative degli alleati restano

La possibile rinuncia ai sottosegretari non esaurisce le aspettative interne al centrodestra. Torna, infatti, l’ipotesi di una nuova revisione statutaria concentrata sul solo ampliamento della Giunta, da sette a nove assessori. Una soluzione che interesserebbe soprattutto Lega e Noi Moderati, indicati tra i partiti in attesa di una maggiore rappresentanza nell’esecutivo. Per Occhiuto sarebbe un tentativo di recuperare una parte del disegno originario, separando le due questioni. Ma l’eventuale nuovo percorso richiederebbe una giustificazione politica più solida della necessità di soddisfare gli alleati. Dopo mesi di polemiche sul costo degli incarichi, il governatore dovrebbe spiegare quali deleghe abbiano bisogno di un diverso assetto, quali risultati si attendano e perché la struttura attuale non basti. La disponibilità di una possibilità normativa non risolve il problema della sua opportunità politica. Tanto più se la proposta arrivasse subito dopo la cancellazione di una revisione che conteneva lo stesso ampliamento. Il rischio sarebbe offrire all’opposizione una nuova campagna sulla redistribuzione delle poltrone, proprio mentre il centrodestra tenta di archiviare la precedente. Rinviare ancora significa prolungare le aspettative. Ripartire con una nuova modifica significa riaprire il confronto pubblico. Rinunciare definitivamente significa chiedere ai partiti interessati di accettare un equilibrio diverso da quello atteso.

Le nomine possono ricucire, ma non bastano a governare

Nel frattempo rimane aperto il capitolo degli incarichi negli enti e negli organismi regionali. Dalle partecipate agli organismi di garanzia, le posizioni richiamate nelle ricostruzioni giornalistiche alimentano attese che inevitabilmente entrano nel confronto tra i partiti. È naturale che le scelte sulle persone abbiano anche un peso negli equilibri della coalizione. Ma considerarle soltanto come posti da distribuire significa sottovalutare sia le responsabilità degli enti sia il problema politico del governatore. Un’intesa sulle nomine può attenuare le tensioni; difficilmente può sostituire un accordo sulle decisioni da assumere in Consiglio.

Il rischio per Occhiuto è che ogni passaggio diventi una trattativa autonoma: un incarico da assegnare, un alleato da rassicurare, una richiesta di rappresentanza da rinviare. In quel caso la leadership resta formalmente forte, ma impiega una quota crescente delle proprie energie nella manutenzione della maggioranza. La vicenda non basta a certificare una crisi del centrodestra. Mostra però quanto sia diventato delicato conciliare gli impegni assunti in Consiglio con le aspettative degli alleati. Chiudere il capitolo dello Statuto e dare un criterio riconoscibile alle nomine saranno due prove della stessa capacità di governo.

Occhiuto ha ancora margini per guidare questa fase. Ma il suo problema è ormai visibile: deve cancellare una scelta senza scontentare chi aspettava di beneficiarne e senza dare all’opposizione nuovi argomenti per contestarlo. La partita sui sottosegretari può chiudersi con un voto. Quella sugli equilibri del centrodestra resterà aperta anche il giorno dopo.

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