Nicola Fiorita ha scritto “Liberate Flavio Stasi”, scegliendo di assumersi la responsabilità di una posizione riconoscibile, esposta al dissenso e alla possibilità di essere smentita dagli sviluppi della vicenda. Il sindaco di Catanzaro chiede che il collega di Corigliano-Rossano torni libero mentre gli accertamenti proseguono, distinguendo il lavoro della magistratura dalla necessità di una restrizione cautelare sulla quale esprime apertamente i propri dubbi. È una scelta che merita rispetto proprio nella parte in cui accetta il rischio del confronto.
Caruso e la distinzione fra accusa e responsabilità
Franz Caruso si è espresso con un accento diverso, manifestando vicinanza a Stasi e fiducia nella magistratura, ma richiamando con fermezza la distinzione fra un’ipotesi accusatoria e una responsabilità definitivamente accertata. Il sindaco di Cosenza ha reso pubblica la propria convinzione garantista, offrendo ai cittadini gli elementi per comprenderla e giudicarla; Fiorita si è spinto fino alla richiesta di liberazione. Due interventi differenti, accomunati dalla disponibilità a esserci quando intervenire diventa più impegnativo.
Le garanzie costituzionali e le misure cautelari
Il terreno giuridico sul quale si muovono queste parole è preciso: l’articolo 27 della Costituzione tutela la presunzione di non colpevolezza sino alla condanna definitiva, mentre l’articolo 13 subordina le restrizioni della libertà personale a un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria, nei casi e nei modi previsti dalla legge. Sono garanzie che convivono con l’applicazione delle misure cautelari e che consentono di discuterne pubblicamente i presupposti, lasciando ai giudici la decisione sulle singole posizioni. Richiamarle appartiene pienamente alla responsabilità della politica.
Il silenzio dei Cinque Stelle e il peso di un’alleanza
In questo quadro pesa il silenzio pubblico del Movimento 5 Stelle, rilevato dalle cronache, tanto più significativo per una forza che aveva sostenuto il percorso politico di Stasi. I retroscena sulle discussioni interne restano ricostruzioni giornalistiche, mentre la questione che interessa i cittadini è assai più semplice: quale posizione intende assumere il Movimento davanti alla vicenda di un amministratore con il quale ha condiviso una proposta di governo della città?
Attendere di conoscere le carte è una cautela comprensibile quando si tratta di valutare gli elementi dell’accusa; dichiarare quali garanzie si ritengano irrinunciabili, come si consideri il rapporto politico costruito con un alleato e quale rispetto si debba alla persona coinvolta richiede invece una scelta che un partito dovrebbe saper compiere anche durante l’incertezza. Altrimenti sarà l’esito giudiziario a suggerirgli, a posteriori, ciò che avrebbe dovuto avere il coraggio di dire prima.
Quando la prudenza rischia di diventare convenienza
Anche una posizione severa, purché argomentata e rispettosa della presunzione di non colpevolezza, consentirebbe un confronto leale. I Cinque Stelle potrebbero esprimere dubbi, spiegare le proprie riserve, confermare o rivedere una valutazione politica, assumendosene le conseguenze; restare senza una parola pubblica lascia invece chi li ha votati a interpretare un’assenza, nella quale la prudenza rischia di diventare indistinguibile dalla convenienza.
Fiorita e Caruso hanno scelto di farsi giudicare per ciò che pensano, mentre la vicenda è ancora aperta e nessuno può garantirne l’esito. È in questo spazio, fra la necessaria autonomia della giustizia e l’altrettanto necessaria autonomia del pensiero politico, che si misura la qualità di una classe dirigente: nella capacità di trovare parole responsabili anche quando parlare costa più che tacere.













