Flavio Stasi riconquista la libertà di movimento e lo fa affidandosi alle proprie carte, nero su bianco, con la firma in calce. Nella giornata di giovedì 5 novembre, la gip distrettuale Fabiana Giacchetti ha revocato la misura cautelare disposta lo scorso 28 ottobre nell’ambito dell’operazione Ginestra.
Una decisione maturata all’indomani dell’interrogatorio di garanzia e, soprattutto, alla luce della dettagliata memoria difensiva che il sindaco di Corigliano Rossano ha redatto personalmente durante i giorni trascorsi agli arresti domiciliari.
Lo stesso giudice che appena otto giorni prima aveva firmato l’ordinanza restrittiva ha riesaminato il fascicolo alla luce delle argomentazioni dell’indagato, giungendo a una conclusione diametralmente opposta sulla necessità della custodia.
Nelle pagine del documento, il primo cittadino del comune più esteso della Calabria ha vestito i panni del difensore di sé stesso, armandosi degli strumenti che predilige: la concretezza amministrativa. Ha allegato nel fascicolo circa trenta atti formali della sua giunta, dagli ordini di demolizione per immobili riconducibili a soggetti attenzionati dalla Procura (a partire dai manufatti sul lungomare di Schiavonea) fino a diffide, delibere e puntuali risposte ai tentativi di infiltrazione nella macchina comunale. Sette anni di governo cittadino condensati in un dossier rigoroso, contrapposto punto per punto all’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso ipotizzata per la tornata elettorale del giugno 2024.
Lo scenario che cambia
Con il venir meno della misura cautelare decade automaticamente anche la sospensione dalla carica prevista dalla legge Severino per gli amministratori locali colpiti da provvedimenti restrittivi. Stasi rientra così nel pieno delle sue funzioni, riprendendo le redini dell’ente dalle mani del vicesindaco che ne aveva retto le sorti dall’inizio della vicenda.
Per effetto di questa svolta, perde il proprio oggetto l’udienza già fissata per martedì 10 novembre davanti al Tribunale della Libertà di Catanzaro, chiamato a pronunciarsi su una misura ormai superata; resta tuttavia impregiudicata la facoltà della Direzione Distrettuale Antimafia di impugnare il provvedimento di revoca.
Va ricordato che l’atto riguarda esclusivamente la misura cautelare e lascia del tutto invariato l’iter del procedimento, attualmente confinato nella fase delle indagini preliminari. Per Stasi, così come per tutti gli altri coinvolti nell’operazione Ginestra, resta fermo il principio costituzionale della presunzione d’innocenza.














