5 Novembre 2026
5 Novembre 2026
Pubblicità – facebook.com
Pubblicità

Flavio Stasi torna libero, il gip revoca gli arresti domiciliari. Ecco l’ordinanza: “Un vulnus all’interno delle indagini”

Il sindaco di Corigliano Rossano torna libero insieme a Vincenzo Curia, che davanti alla giudice dichiara di aver chiamato in causa il sindaco “per vantarmi”. Nella memoria difensiva trentatré secondi che la giudice considera un “ulteriore possibile riscontro”. Negativo il parere della Procura

Pubblicità – autobencivenni.com
Pubblicità

A restituire la libertà a Flavio Stasi è anzitutto la nuova versione di Vincenzo Curia, che davanti alla gip attribuisce a una vanteria quanto raccontato a Matalone il 6 maggio 2024. A corroborarla, per la giudice, è un intervallo di trentatré secondi documentato dalla difesa.
E così giovedì 5 novembre la gip distrettuale di Catanzaro Fabiana Giacchetti revoca gli arresti domiciliari che dal 28 ottobre tengono il sindaco di Corigliano Rossano in casa con il braccialetto elettronico e ne dispone “l’immediata liberazione”.
La stessa sorte tocca a Vincenzo Curia, l’uomo che secondo l’accusa avrebbe messo in contatto il sindaco con Matalone, mentre per Annibale Matalone la revoca del carcere vale “limitatamente al capo 7”, quello elettorale.

La giudice decide contro il parere della Procura di Catanzaro, interpellata il giorno prima sulla tenuta degli indizi dopo gli interrogatori di lunedì 2 novembre e schierata per il mantenimento della misura.
Per la gip, invece, i dati posti a fondamento dell’ordinanza “vanno rivisitati” alla luce degli interrogatori.

“L’ho detto per vantarmi”

Il racconto dell’accusa inizia il 6 maggio 2024, a un mese dal voto, con una conversazione intercettata tra Curia e Matalone. È Curia a raccontare che il sindaco vuole mettersi in contatto con lui per ottenere sostegno elettorale, che avrebbe voluto telefonargli e che è stato lui a fermarlo. Matalone si dice disponibile e pronuncia la frase riportata negli atti: “Ci parliamo, glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione”. Nello stesso dialogo, però, replica di non conoscere Stasi.

Lunedì scorso, davanti alla gip, Curia offre una versione diversa da quella intercettata. Si definisce “simpatizzante per quanto riguarda la candidatura di Flavio Stasi”, ammette di essersi rivolto a Matalone per procacciare un voto, senza essere stato “in alcun modo sollecitato dal Sindaco”, e riconosce di aver inventato la circostanza riferita nella conversazione del 6 maggio, che la gip riassume come “mera millanteria volta a vantarsi di una vicinanza al Sindaco”.
Le sue parole sono queste: “Non c’è mai stato un dialogo tra me e il sindaco con la lettera Matalone o Annibale, mai. Si, l’ho potuto dire, ma l’ho detto per vantarmi”.

La gip annota che Curia ha reso “alcune dichiarazioni che sono smentite dai dati investigativi”.
Sostiene, per esempio, di non essere mai salito in auto con il sindaco, un “dato smentito dalle riprese, oltre che dallo stesso dichiarato del Sindaco”.
Su un punto, però, la giudice gli dà credito: l’idea che quanto detto a Matalone sia un tentativo di accreditarsi e di “sponsorizzare” il sindaco, scrive la gip, “risulta tesi credibile perché in linea con le risultanze agli atti”.
Per sua stessa ammissione, annota il provvedimento, Curia “tende ad enfatizzare le sue affermazioni al fine di accreditarsi con le persone che lo circondano”, anche per un lavoro che lo porta molto a contatto con il pubblico, e “in certo senso” lascia intendere a Matalone benefici in cambio dell’appoggio elettorale, impieghi “poi mai conseguiti”.

Trentatré secondi in via Telesio

Il secondo snodo dell’accusa è un pomeriggio di dieci giorni dopo. Il 16 maggio 2024, alle 17.29, le telecamere riprendono l’auto guidata da Curia con il sindaco sul sedile del passeggero.
Alle 17.33 Matalone chiama Curia, che lascia intendere di aver appena lasciato il politico davanti al comitato elettorale di via Telesio e lo invita a raggiungerlo: “Lo sto lasciando alla macchina… Eh, vieni, vieni, si, vieni, vieni. No al bar, difronte alla sede”.
Poco dopo i due si incontrano sul marciapiede di fronte. Nell’ordinanza la sequenza figura tra gli elementi posti a fondamento della gravità indiziaria.

Stasi, davanti alla giudice, dichiara di non conoscere “assolutamente” Matalone e di avere con Curia rapporti limitati alle pratiche burocratiche, perché l’uomo lavora per l’azienda di onoranze funebri della città.
Non esclude di essere salito in auto con lui una o due volte. Poi, nella memoria che firma di suo pugno, mette il dito sull’orologio: la telecamera lo riprende mentre attraversa la strada alle 17.32.55, la telefonata parte alle 17.33.28. Per la difesa quei trentatré secondi escludono che la conversazione tra Curia e Matalone sia avvenuta in presenza del sindaco.

La Procura obietta che quel “lo sto lasciando” è compatibile con un sindaco appena sceso e lascia intendere che Matalone sappia già chi siede accanto a Curia.
La gip legge la sequenza in senso opposto: il dettaglio dimostra che Curia non ha parlato al telefono davanti a Stasi, “dovendo altrimenti giustificare al Sindaco con chi stesse parlando di lui”, mentre a Matalone offre l’impressione di essere “uomo molto vicino al Sindaco”.
Nell’interrogatorio e nella memoria Stasi elenca anche alcune azioni assunte da sindaco contro la criminalità organizzata, alcune delle quali, si legge, “afferenti soggetti vicini alla cosca investigata”.

Il vulnus

La conclusione della gip è in una frase: le dichiarazioni rese negli interrogatori “creano un vulnus all’interno delle indagini, ponendo un dubbio sulla correttezza dell’impostazione accusatoria, minando la gravità indiziaria” nei confronti di tutti e tre gli indagati, e impongono la revoca della misura per il capitolo elettorale.

Con la revoca dei domiciliari viene meno anche il presupposto della sospensione dalla carica, che la legge Severino lega alla misura custodiale e che in questi giorni ha affidato la guida del Comune al vicesindaco.
L’udienza fissata per martedì 10 novembre davanti al Tribunale della libertà riguarda ora una misura già revocata, mentre la Procura, il cui parere la gip non accoglie, può impugnare il provvedimento.
La revoca riguarda la misura cautelare e lascia aperta l’indagine, nella quale per Stasi, come per tutti gli indagati, vale la presunzione di innocenza.

Pubblicità – edilexpocalabria.com
Pubblicità – facebook.com
Pubblicità – scaranogroup.it

LASCIA UN COMMENTO

ARTICOLI CORRELATI

Pubblicità
Pubblicità – cisal.org
Pubblicità – autobencivenni.com

ULTIME NOTIZIE

Pubblicità – micheleaffidato.it
× Sponsor