6 Novembre 2026
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Stasi torna libero, il silenzio degli alleati pesa. E se Corigliano-Rossano tornasse al voto?

La scelta più clamorosa sarebbe di andare dai cittadini, restituire loro la parola. Far decidere se la comunità vuole ancora lui, e con chi. Sarebbe un atto di forza, non di debolezza. Sarebbe il ribaltamento del tavolo contro chi, da dentro, ha giocato a farlo cadere sperando di restare in piedi

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Due onde anomale in poco meno di una settimana. La prima ha sommerso Flavio Stasi di solidarietà, un minuto soltanto dopo l’applicazione del braccialetto elettronico al suo polso. La seconda è invece scattata ieri, in tutta la Calabria, ed è ancora lì, a montare. Un moto di giubilo e di liberazione che ha invaso i social. È incredibile come la vicenda giudiziaria che coinvolge l’unico leader di sinistra di cui le opposizioni calabresi fisicamente dispongano sia diventata il detonatore di una vicinanza che in molti attendevano di tributare, senza imbarazzi, senza vergogna. E senza quella squallida ipocrisia di certi piccolissimi alleati, i quali dopo anni di politica ad alti livelli non hanno ancora una colonna vertebrale per stare in posizione eretta sulla scena pubblica. Gnomi al cospetto di Franz Caruso e Nicola Fiorita, ma anche di tanti semplici militanti che hanno ritenuto giusto avanzare dubbi.

Il ritorno alla guida del Comune

Pur rimanendo nel perimetro dell’inchiesta, il sindaco di Corigliano Rossano è uscito da un castello accusatorio per ora rivelatosi flebile. In Italia, ma non solo qui, in simili circostanze, per una legge quasi fisica della politica, si diventa più forti. La pelle si trasforma in scorza e le palle diventano metalliche perché forgiate al calore di un sentimento che nel caso di specie tanta pubblica opinione calabrese declina come un’ingiustizia. Adesso Stasi riprende le redini della propria amministrazione comunale. Ma non è assolutamente scontato che proceda sulla strada che stava percorrendo fino a qualche giorno fa.

I silenzi degli alleati

La pavidità di alcuni compagni di viaggio fa puzzo e spavento, come cantava De Gregori in Titanic. Un fetore che un politico normale, pur di vivacchiare, sarebbe anche disposto a inalare fino alla fine della consiliatura. Ma Stasi è un legno storto, spesso ‘superbiusu’, irriverente verso i suoi pari e i suoi dispari. Ed è proprio da questo caratteraccio che probabilmente nasce la simpatia che la Calabria progressista e sociale, non quella d’apparati gli sta tributando. Non è pietismo, è riconoscimento. È un moto umano che quando vede un uomo solo contro un meccanismo più grande di lui, anche se quell’uomo è ruvido, anche se è scomodo, anche se non chiede sconti, si schiera.

La frattura in maggioranza

Ecco perché non siamo disposti a scommettere sulla prosecuzione dell’attuale esperienza amministrativa di cui Stasi è pur leader nella terza città della Calabria. Le onde originatesi dall’alto Jonio, temiamo per certi alleati senza rachide, che potranno portare a riflettere sulla opportunità di restituire la parola ai cittadini di quella municipalità. Perché chi gli ha tifato contro da dentro la coalizione, chi ha scelto il silenzio imbarazzato invece della parola netta, chi ha fatto i conti con le poltrone mentre fuori si consumava un dramma umano e politico, ha già segnato un solco che nessuna riunione di maggioranza potrà ricucire con il cerotto della convenienza. Stasi lo sa. E chi lo conosce sa che non è uomo da far finta di niente; non sa ricominciare come se nulla fosse accaduto, con gli stessi attori, le stesse facce, le stesse mezze parole sussurrate nei corridoi di Palazzo.

L’ipotesi del ritorno alle urne

Un uomo che ha sentito sulla pelle il peso di un braccialetto non torna in Consiglio a chiedere il permesso di esistere. Torna a comandare. O a scegliere. E la scelta, in questo caso, potrebbe essere la più clamorosa: andare dai cittadini, restituire loro la parola. Far decidere a Corigliano-Rossano se vuole ancora lui, e con chi. Sarebbe un atto di forza, non di debolezza. Sarebbe il ribaltamento del tavolo contro chi, da dentro, ha giocato a farlo cadere sperando di restare in piedi. Sarebbe, soprattutto, la premessa logica di un percorso più grande. Perché Stasi, ora, non è più soltanto il sindaco della città più grande della provincia di Cosenza. È diventato, per la sinistra calabrese, un punto di riferimento involontario, nato da un’inchiesta e cresciuto in una settimana di solidarietà e poi di giubilo e di liberazione che nessuno aveva previsto in queste dimensioni.

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