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11 Aprile 2026
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Dentro la villa dei boss: da centro studi a stazione dei Carabinieri. Il video di un fortino che diventa presidio dello Stato

Le immagini mostrano com’è oggi la lussuosa residenza confiscata al clan Mancuso a Limbadi. Un tempo progettata come centro studi antimafia, tra ritardi, consorzi dissolti e fondi pubblici, oggi ospita i Carabinieri. Una storia lunga oltre dieci anni, segnata da burocrazia e promesse mancate

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Nel cuore di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, c’era una villa sontuosa, con saloni lussuosi, stanze blindate e, secondo alcune ricostruzioni, anche bunker nascosti. Era il fortino di una delle famiglie più potenti della ’ndrangheta: i Mancuso. Oggi, a distanza di oltre dieci anni dai primi progetti di riutilizzo, quella residenza è diventata una caserma dei Carabinieri.

È un colpo concreto e simbolico alla criminalità organizzata. Un edificio nato per manifestare potere mafioso, riconvertito – tra mille ostacoli – in avamposto della legalità. Lo dimostrano anche le immagini e il video girato intorno alla struttura oggi presidiata dallo Stato.

Il sogno incompiuto del primo centro studi antimafia

Il percorso inizia il 2 maggio 2011, quando l’allora procuratore nazionale antimafia Piero Grasso (poi presidente del Senato) dà il via a una manifestazione pubblica per il riutilizzo sociale dell’immobile confiscato. L’idea è forte: creare il primo centro studi italiano sull’antimafia e sulla cultura della legalità, in una delle roccaforti storiche della ‘ndrangheta. Il progetto, interamente finanziato con fondi del Pon Sicurezza, viene affidato al consorzio “Crescere Insieme”.

Ma già nelle prime fasi si presenta il primo ostacolo: la necessità di adeguare strutturalmente l’immobile, costruito per usi privati, e non adatto ad accogliere un centro pubblico. Il progetto rallenta, poi si blocca.

Consorzi dissolti, lavori a singhiozzo e promesse disattese

A seguito dello scioglimento del primo consorzio, la gestione passa al Comune di Limbadi, che riattiva il cantiere nel 2014. I lavori vengono dichiarati completati l’anno dopo. Nel 2016, l’immobile viene ufficialmente inaugurato alla presenza dell’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, e consegnato al Coordinamento Riferimenti.

Obiettivo: formare i giovani sulla legalità con il contributo dell’Università della Calabria, dell’Università Cattolica, dell’associazione Ambrosoli e della Fondazione Caponnetto. Ma quel centro studi non prenderà mai realmente vita. La struttura rimane per anni sottoutilizzata, in preda all’abbandono e a un ennesimo passaggio di consegne.

Il rilancio del 2019: nuova intitolazione, nuovo progetto

Nel 2019, a Limbadi arrivano nuove figure istituzionali: il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, e il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Si prova a rilanciare: la villa viene intitolata a Rossella Casini, la studentessa fiorentina uccisa dalla ’ndrangheta nel 1981.

L’idea è trasformare la struttura in Centro di ricerca sul fenomeno mafioso, sotto il coordinamento di Libera Calabria, con don Ennio Stamile. Ma anche questo tentativo non porta agli effetti sperati. Gli spazi rimangono in gran parte vuoti.

La svolta dopo Rinascita Scott: la villa diventa caserma

Solo dopo il maxi blitz Rinascita Scott, che ha decapitato parte della struttura mafiosa vibonese, il progetto prende una nuova direzione. Si decide di trasformare l’immobile in caserma dei Carabinieri, un presidio permanente dello Stato in un territorio ancora segnato dalla presenza della criminalità organizzata.

Oggi, le immagini mostrano un’immobile completamente trasformato. Dove un tempo si decidevano affari illeciti, ora si pianifica il controllo del territorio, la tutela dei cittadini, la lotta quotidiana alla ’ndrangheta.

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