“Attribuire alle famiglie rom la responsabilità delle criticità di Arghillà nord è una semplificazione che non corrisponde ai fatti”. È la posizione netta espressa dall’associazione Un Mondo Di Mondi, che interviene dopo le recenti dichiarazioni dell’assessore comunale Paolo Brunetti, secondo cui il trasferimento delle famiglie rom dal ghetto del “208” durante l’amministrazione Scopelliti sarebbe all’origine delle problematiche del quartiere.
Secondo l’associazione, i dati ufficiali dell’Assessorato Erp smentirebbero questa ricostruzione.
I numeri sui trasferimenti: “Non tutte le famiglie rom finirono ad Arghillà”
Tra il 2003 e il 2007, spiegano da Un Mondo Di Mondi, 39 famiglie rom provenienti dal “208” ottennero un alloggio con equa dislocazione abitativa in diversi quartieri della città, mentre solo 30 famiglie furono assegnate ad Arghillà nord.
“Questi dati – sottolinea l’associazione – dimostrano che non è vero che tutte le famiglie rom del ‘208’ siano state trasferite ad Arghillà. Informazioni che risultano peraltro presenti negli archivi dello stesso assessorato guidato da Brunetti”.
Le radici del problema: la politica urbana del ghetto
Per Un Mondo Di Mondi, il nodo centrale non è etnico ma strutturale.
Il quartiere di Arghillà nord, secondo l’associazione, sarebbe il prodotto di una precisa politica urbana di ghettizzazione, avviata a partire dalla legge 167 del 1962, che introdusse i Piani di edilizia economica e popolare (Peep).
“La concentrazione di alloggi popolari in aree periferiche – viene spiegato – ha avuto l’effetto di collocare fuori dalla città le famiglie più fragili, creando territori di esclusione sociale”.
La sociologia urbana e il “capitale sociale negativo”
A sostegno della propria tesi, Un Mondo Di Mondi richiama numerosi studi di sociologia urbana, secondo cui la concentrazione di famiglie a basso reddito genera un “capitale sociale negativo”, indipendente dall’etnia.
“Quartieri come lo Zen di Palermo, Librino a Catania o Corviale a Roma – sottolinea l’associazione – presentano le stesse criticità di Arghillà pur non ospitando famiglie rom. La causa è la concentrazione della povertà, non l’origine etnica”.
Dalla nascita del quartiere alle assegnazioni contestate
L’associazione ricostruisce poi le principali tappe della nascita del ghetto di Arghillà nord:
dalle assegnazioni del Bando 30 nel 1988, passando per quelle degli anni Novanta e del Bando 30 bis, fino ai primi anni Duemila.
“In più occasioni – viene evidenziato – molte famiglie, rom e non rom, rifiutarono l’assegnazione ad Arghillà. Le rinunce furono respinte e numerosi assegnatari persero il diritto alla casa”.
L’appello alla politica cittadina
Nel documento non manca una critica all’utilizzo di ingenti risorse pubbliche, come i fondi Pinqua, ritenuti dall’associazione inadatti a interventi che rischiano di consolidare il ghetto anziché superarlo.
“Esiste un’alternativa – conclude Un Mondo Di Mondi – già sperimentata a Reggio Calabria e replicata anche a Melito Porto Salvo: l’equa dislocazione abitativa. Auspichiamo che i futuri amministratori scelgano una città aperta e non segregata”.









