21 Settembre 2026
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Cattedre vuote al Nord, docenti precari al Sud e stipendi divorati dagli affitti: quattro proposte per fermare le rinunce

Il consigliere regionale Orlandino Greco rilancia l’allarme: indennità per i fuori sede, alloggi pubblici a canone calmierato, sconti sui viaggi e meno vincoli alla mobilità

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Il posto c’è. Il docente pure. Quello che manca, sempre più spesso, è la possibilità economica di accettarlo. Il posto fisso nella scuola, inseguito per anni tra supplenze, graduatorie e concorsi, rischia di trasformarsi in un lusso quando la cattedra si trova al Nord e quasi metà dello stipendio serve soltanto per una stanza.

Calabria7 lo aveva raccontato il 7 settembre, mettendo in fila numeri e costi: oltre 300 rinunce all’immissione in ruolo in Toscana, secondo le stime della Flc Cgil; 383 posti rimasti vacanti in Friuli Venezia Giulia su 1.097 autorizzati e appena 562 nomine in Liguria a fronte di 1.407 disponibilità, sulla base dei dati allora diffusi dall’Anief e con le procedure ancora in corso. E poi il conto più semplice: uno stipendio iniziale da 1.400-1.500 euro netti, mentre una stanza a Milano può costarne 600-800, prima di bollette, trasporti, cauzione e viaggi per tornare a casa. Oggi su quel paradosso interviene il consigliere regionale della Calabria Orlandino Greco, esponente di Italia del Meridione, che parla di 47mila posti vacanti al Nord e prova a spostare il dibattito dalla denuncia alle possibili soluzioni.

Cattedre disponibili, insegnanti che non possono permettersele

Il meccanismo è ormai capovolto: la stabilizzazione dovrebbe mettere fine al precariato, ma per molti docenti meridionali può significare separarsi dalla famiglia e consumare quasi tutto lo stipendio per vivere a centinaia di chilometri di distanza. Così c’è chi preferisce una supplenza vicino casa a un ruolo che, sulla carta, offre sicurezza ma nella vita quotidiana produce una perdita economica. “Molti docenti del Sud rinunciano all’immissione in ruolo al Nord e continuano a svolgere supplenze vicino alla propria famiglia e al proprio territorio”, osserva Greco. Il risultato è doppio: al Settentrione restano cattedre da coprire, mentre nel Mezzogiorno continua ad allungarsi la fila dei precari storici.

La cifra dei 47mila posti è quella indicata dal consigliere nel suo intervento e non coincide automaticamente con il numero delle rinunce provocate dagli affitti: le scoperture dipendono anche dalle procedure di reclutamento, dalle graduatorie esaurite, dalle discipline e dal sostegno. Ma il nodo sollevato resta intatto: se accettare una cattedra significa non riuscire a mantenersi, il posto esiste soltanto negli organici.

Un’indennità per chi lavora lontano da casa

La prima proposta è un’indennità per i docenti fuori sede, modulata per compensare almeno in parte il diverso costo della vita. L’obiettivo è restituire potere d’acquisto a chi viene assegnato nelle città dove il mercato immobiliare assorbe una parte sproporzionata della retribuzione. Non un premio, dunque, ma una misura perequativa. Perché 1.500 euro non valgono allo stesso modo in una piccola città calabrese e a Milano, Firenze o Bologna. E uno stipendio nazionale, davanti a canoni profondamente diversi, finisce per produrre condizioni di lavoro molto lontane tra loro.

Il Piano Casa per la scuola: immobili pubblici come foresterie

Il secondo pilastro è un “Piano Casa per la Scuola”. La proposta prevede accordi con i Comuni per trasformare immobili pubblici inutilizzati, strutture disponibili e convitti in foresterie riservate al personale scolastico fuori sede, con canoni calmierati. È il punto che colpisce direttamente il cuore del problema emerso nell’inchiesta di Calabria7. Se una camera sul mercato privato arriva a divorare metà stipendio, un alloggio pubblico a prezzo sostenibile può fare la differenza tra accettare il ruolo e rinunciarvi. Ma perché la misura non resti uno slogan servirebbero una ricognizione del patrimonio disponibile, risorse per recuperarlo e criteri nazionali trasparenti per le assegnazioni.

Treni e aerei scontati per non recidere i legami con il Sud

La terza proposta riguarda la continuità territoriale. Greco chiede tariffe bloccate e fortemente agevolate su treni e aerei, così da rendere sostenibile il rientro periodico nei luoghi di origine. Per un docente calabrese trasferito al Nord, infatti, il costo non finisce con l’affitto. Ai canoni e alle utenze si aggiungono i biglietti acquistati durante l’anno, spesso nei periodi di maggiore domanda. È la seconda casa sommata alla prima vita: c’è chi continua a pagare un mutuo al Sud, chi lascia coniuge e figli e chi deve scegliere quante volte può permettersi di tornare.

Meno vincoli alla mobilità e più posti stabili sul sostegno al Sud

Il quarto intervento proposto da Italia del Meridione punta a rendere più flessibili i vincoli sulla mobilità in presenza di comprovati disagi economici. A questo si aggiunge la richiesta di trasformare i posti in deroga sul sostegno al Sud in organico di diritto, per stabilizzare una quota del lavoro precario che ogni anno viene nuovamente autorizzata come temporanea pur rispondendo a bisogni tutt’altro che provvisori. La logica è provare a ricomporre le due metà dello stesso fallimento: al Nord posti che faticano a essere coperti, al Sud docenti che lavorano da anni senza una prospettiva stabile. “Non possiamo permetterci il paradosso di avere cattedre vuote da una parte e docenti precari dall’altra”, afferma Greco.

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