Antonio Caruso è nato a Cariati, nel Cosentino. Cresciuto a Scala Coeli, oggi vive a Urbach, in Germania. Il 3 ottobre 1998, a diciotto anni, lascia la Calabria con una valigia. Non aveva frequentato una scuola alberghiera e non aveva una strada già preparata. Aveva iniziato a lavorare in cucina molto giovane e portava con sé soltanto la volontà di imparare, la disciplina e quella fame di riscatto che molti ragazzi del Sud conoscono bene.
Costanza e determinazione
“Negli anni – dice – ho costruito il mio mestiere soprattutto in Costa Azzurra e in Germania, attraversando brigate, lingue, sacrifici e responsabilità, fino a ricoprire il ruolo di Executive Chef. La Calabria, però, non è mai diventata soltanto il luogo dal quale ero partito. È rimasta il punto da cui misurare ogni distanza: nei sapori, nel rispetto per il lavoro, nella memoria della famiglia e nell’immagine di mio padre che mi aspettava davanti al cancello della nostra casa a Scala Coeli ogni volta che tornavo”. Dopo oltre vent’anni nelle cucine professionali – ricorda ancora – , una grave malattia cardiaca mi ha costretto a rallentare. Quello che inizialmente sembrava un arresto si è trasformato in una nuova direzione: raccogliere l’esperienza di una vita e consegnarla a chi sarebbe entrato in cucina dopo di me. È nato così “A scuola con lo Chef Antonio Caruso”, un manuale tecnico e formativo organizzato in moduli ed episodi. Non un semplice ricettario, ma un percorso dedicato alle basi della cucina professionale: fondi, brodi, salse, tagli, cotture, materie prime, organizzazione del lavoro, impiattamento e costruzione consapevole di un piatto. Il principio che attraversa il libro è semplice: “Non basta cucinare. Bisogna sapere perché”.
Il perché del progetto
“Ho scritto questo progetto per studenti, apprendisti, giovani cuochi, appassionati e soprattutto per chi, come me – conclude -, non ha avuto la possibilità di seguire una formazione alberghiera tradizionale, ma desidera imparare il mestiere con metodo e dignità. Il manoscritto è completo e cerca oggi una casa editrice tradizionale capace di riconoscerne il valore tecnico, formativo e umano. La mia storia è stata già raccontata in due articoli pubblicati da Cariatinet e il 28 luglio 2026 sarà approfondita anche da una giornalista della stampa regionale tedesca del territorio di Stoccarda. Vi affido queste parole. So che Calabria7 dedica spazio alle storie di calabresi che partono, lavorano, resistono e continuano a portare la propria terra dentro ciò che costruiscono. Il mio percorso potrebbe anche diventare un approfondimento sul rapporto tra emigrazione, mestiere, malattia, rinascita e restituzione alle nuove generazioni”.











