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14 Aprile 2026
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Depositi a Vibo Marina, cosa dicono i documenti: delocalizzazione senza soldi vale almeno altri 10 anni di concessione

L’atto dell’Autorità portuale fotografa una verità scomoda: senza risorse pubbliche e private il trasferimento resta un’ipotesi e la legge impone il rinnovo minimo decennale. Il parere contrario della Provincia? Carta straccia

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Sul caso dei depositi petroliferi a Vibo Marina se è detto tutto e il contrario di tutto. I documenti ufficiali visionati da Calabria7 mettono un freno all’inarrestabile fiume di parole, polemiche e note stampa. I fatti riportati nelle carte disegnano uno scenario tutt’altro che positivo per il futuro turistico della città. Partiamo da una fotografia che riassume lo scempio con il quale il porto di Vibo Marina convive ormai da 70 anni: i serbatoi di benzina e gasolio a pochi metri dagli stabilimenti balneari, dai ristoranti sul mare e dalle abitazioni civili. Una cartolina che molti vorrebbero cambiare eliminando – non solo con le immagini prodotto dall’intelligenza artificiale – i depositi costieri di Meridionale Petroli che occupano 26.754 metri quadri di demanio marittimo nella zona ovest dello scalo vibonese.

L’impianto è attivo dal 1956 e nel tempo il paesaggio attorno ad esso è completamente cambiato: quello che era un angolo industriale isolato è diventato il cuore pulsante di una frazione marina che sogna di svilupparsi lungo le direttrici del turismo, della nautica da diporto, sul lungomare. Un tesoro di inestimabile valore che rischia di rimanere sottochiave. Oggi, secondo i documenti ufficiali dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, la situazione è così critica che d’estate la Prefettura è costretta ad aggiornare costantemente il Piano di Evacuazione di Emergenza, perché l’unica viabilità di accesso all’impianto viene congestionata dal traffico balneare, rendendo potenzialmente impraticabili le manovre di soccorso in caso di incidente.

Eppure, nonostante tutto questo, la delibera n. 2 del 2026 del Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale, adottata il 24 marzo scorso con voto unanime — cinque favorevoli, zero contrari — ha aperto la strada al mantenimento dell’impianto nel sito attuale per i prossimi anni. Formalmente si tratta di un Atto di Sottomissione della durata massima di quattro anni, non ancora sottoscritto, che dovrebbe servire a guadagnare tempo per organizzare la delocalizzazione verso la zona industriale di Porto Salvo. Ma nella stessa delibera è già scritto cosa succederà se quella delocalizzazione non si farà: si applicherà l’articolo 18, comma 5, della legge 84 del 1994, che prevede un rinnovo della concessione demaniale di durata minima decennale. Il deposito di benzina sul lungomare potrebbe restare lì per almeno altri dieci anni.

La concessione scaduta e la richiesta di vent’anni

La vicenda prende le mosse dalla scadenza, avvenuta il 31 dicembre 2025, dell’Atto Formale di concessione demaniale marittima n. 23/2005, rilasciato il 15 dicembre 2005 dalla Capitaneria di Porto di Vibo Marina. Una concessione ventennale che aveva autorizzato la Meridionale Petroli a occupare quella porzione di demanio marittimo per gestire il deposito costiero con annessi uffici, magazzini, sala pompe e impianti accessori. Prima ancora che il titolo scadesse, il 27 marzo 2025 la società aveva presentato istanza di rinnovo per ulteriori venti anni, corredata da un Piano Economico Finanziario asseverato da un istituto di credito torinese che certifica la coerenza complessiva del piano stesso. Il piano proietta una crescita dei volumi movimentati dagli attuali 355.000 tonnellate annue a 450.000 tonnellate entro il 2035, con un unico cliente dichiarato: Ludoil Energia S.r.l., società collegata alla stessa Meridionale Petroli all’interno del Gruppo Ludoil Energy S.p.A. La tariffa applicata è di 16 euro per tonnellata. Gli investimenti previsti nel piano ammontano complessivamente a 10.963.334 euro, spalmati fino al 2044.

L’impianto, come certifica il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con nota del 11 dicembre 2025, rientra tra le infrastrutture energetiche strategiche classificate dall’articolo 57 del decreto-legge n. 5 del 2012. Questo significa che il deposito non può semplicemente chiudere: serve un processo di autorizzazione statale per qualsiasi modifica sostanziale, e la sua operatività è considerata rilevante ai fini della sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi per il Sud Italia.

La conferenza dei servizi e il parere-bomba del sindaco

Per istruire la richiesta di rinnovo, l’AdSP ha convocato una Conferenza di Servizi asincrona per il 19 dicembre 2025, coinvolgendo tutte le amministrazioni competenti. Il risultato è stato un mosaico di posizioni che rispecchia perfettamente la complessità politica e istituzionale della vicenda. I Vigili del Fuoco hanno espresso parere favorevole, dichiarando la Meridionale Petroli in regola. L’Agenzia del Demanio ha votato favorevole con prescrizioni di carattere tecnico. L’Ufficio Amministrativo Decentrato dell’AdSP a Vibo Valentia ha confermato la piena conformità dell’impianto alla destinazione funzionale dell’area portuale.

Ma è il parere del sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, a dominare il quadro con tutta la sua forza politica. Il primo cittadino si è presentato alla conferenza ribadendo quanto già scritto con delibera del Consiglio Comunale del 11 marzo 2025: il Comune non si oppone all’attività economica della Meridionale Petroli, ma condiziona il proprio voto favorevole alla sola ipotesi che la durata della concessione rinnovanda sia limitata a non più di trenta mesi, funzionali alla realizzazione di un piano di delocalizzazione concordato verso la zona industriale di Porto Salvo, dove sarebbero già stati avviati contatti con il Corap e l’Arsai per individuare un’area idonea. Il sindaco lo scrive senza perifrasi: se il rinnovo non prevede questa clausola, il parere del Comune è totalmente negativo, incompatibile con la pianificazione del territorio e con la sicurezza della comunità di Vibo Marina. La posizione è politicamente netta. Giuridicamente, però, non è vincolante nell’architettura della conferenza dei servizi, dove la determinazione finale viene assunta tenendo conto della prevalenza delle posizioni espresse, non dell’unanimità.

Il parere della Provincia: dichiarato nullo

Tra le posizioni espresse nel procedimento, quella dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia merita una menzione separata perché rivela, con involontaria chiarezza, la confusione istituzionale che circonda questa vicenda. La Provincia ha depositato un parere favorevole non già alla richiesta di rinnovo della concessione demaniale — che era l’oggetto della conferenza — bensì a un fantomatico “procedimento avviato a gennaio del 2025 dall’Autorità Portuale riguardante l’ipotesi di delocalizzazione dell’impianto della Meridionale Petroli“. La relazione istruttoria dell’AdSP smonta questa posizione senza lasciare margini di ambiguità: l’Autorità Portuale non ha mai avviato alcun procedimento di delocalizzazione del deposito costiero. Il parere della Provincia non risponde al quesito istruttorio formulato dall’ente procedente — vale a dire la compatibilità paesaggistico-ambientale dell’impianto ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio — e non è espresso in termini di motivato assenso o dissenso. Conseguenza: il parere provinciale non possiede la qualificazione giuridica necessaria per essere considerato nel procedimento. È, in sostanza, carta straccia. La Provincia aveva l’opportunità di incidere sulla procedura con un parere tecnico-paesaggistico rilevante. Ha scelto di pronunciarsi su un procedimento inesistente, neutralizzando così la propria voce istituzionale.

L’Atto di Sottomissione: quattro anni di tempo, ma la proroga è già scritta

Di fronte a questo quadro, l’AdSP ha costruito una soluzione che bilancia — almeno nelle intenzioni — la continuità operativa dell’impianto strategico con la prospettiva della delocalizzazione. Lo strumento scelto è l’Atto di Sottomissione previsto dagli articoli 38 del Codice della Navigazione e 35 del suo Regolamento di Esecuzione, un titolo di occupazione provvisoria diverso dalla concessione piena. La delibera del 24 marzo 2026 lo autorizza per una durata non superiore al quadriennio, con scadenza al 31 dicembre 2029, parametrata ai tempi tecnici necessari per concludere gli accordi di delocalizzazione. Se quegli accordi maturassero prima, l’atto cesserebbe anticipatamente. Se invece la delocalizzazione si perfezionasse, l’Atto di Sottomissione verrebbe convertito in formale titolo concessorio per la durata residua o rideterminata.

Fin qui, la lettura ottimistica. Ma è la terza ipotesi quella che pesa di più, ed è scritta nero su bianco tanto nella relazione istruttoria quanto nel dispositivo della delibera: se entro il 31 dicembre 2029 l’iter amministrativo e negoziale relativo alla eventuale delocalizzazione non trovi positiva conclusione, gli uffici dovranno definire l’istruttoria sulla durata concessoria nel rispetto della disciplina normativa applicabile. Quella norma è inequivocabile: prevede per le concessioni di beni del demanio marittimo nei porti una durata non inferiore a dieci anni. In assenza di delocalizzazione, dunque, si apre automaticamente la strada a un rinnovo che per legge non potrà essere inferiore a un decennio.

La delocalizzazione: chi paga?

Il vero nodo della vicenda è tutto qui. La relazione istruttoria lo riconosce esplicitamente e con onestà intellettuale che vale la pena registrare. L’eventuale delocalizzazione della Meridionale Petroli verso la zona industriale di Porto Salvo, per poter assumere profili concreti, richiederebbe il concorso di tutti i decisori pubblici e privati interessati. Non è un trasferimento semplice: si parla di un impianto che movimenta centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno, che occupa circa venti lavoratori diretti, che è classificato come infrastruttura energetica strategica, e che richiederebbe la realizzazione di nuove infrastrutture portuali nell’area di destinazione oltre che la bonifica dell’area di partenza. Servono risorse rilevanti, sia pubbliche che private, come recita testualmente la relazione.

Quelle risorse, al momento, non ci sono. Il documento cita l’esistenza di un tavolo tecnico governato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ambito del quale è coinvolta anche la Meridionale Petroli, finalizzato a verificare i presupposti tecnici ed economico-finanziari per accompagnare l’ipotesi di delocalizzazione. Ma i lavori di quel tavolo sono ancora in corso, senza esiti certi. L’AdSP stessa sta elaborando il Documento di Programmazione Strategica di Sistema (DPSS), lo strumento che dovrà ridefinire gli ambiti portuali, incluse le aree di interazione tra porto e città. Anche questo documento non è ancora approvato.

Il quadro che emerge è quindi il seguente: la delocalizzazione è auspicata da tutti — dal Comune, dalla stessa AdSP, in prospettiva anche dall’operatore privato — ma non ha ancora né i finanziamenti né il progetto definitivo né la governance istituzionale necessaria per realizzarsi. E il tempo stringe: quattro anni sono pochi per un’operazione di questa complessità, che richiede accordi tra Stato, Regione, enti locali, Corap, Arsai e un operatore privato che ha appena presentato un piano industriale ventennale da oltre dieci milioni di euro di investimenti proprio nell’attuale sede.

Cosa succederà adesso

Il deposito di benzina resterà sul lungomare di Vibo Marina. Almeno per i prossimi quattro anni, mentre si tenta di costruire le condizioni politiche, economiche e progettuali per spostarlo. Se quelle condizioni non matureranno — e la storia delle grandi opere nel Mezzogiorno italiano non lascia spazio all’ottimismo facile — la legge è già pronta a offrire alla Meridionale Petroli quello che la società ha chiesto fin dall’inizio: una concessione rinnovata per almeno altri dieci anni. Il lungomare di Vibo Marina aspetta. I bagnanti anche.

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