Per capire davvero che cosa sia IAM bisogna entrarci. Non basta guardare dall’esterno il grande impianto di via Pozzillo, davanti all’area portuale di Gioia Tauro. Bisogna attraversarne gli spazi, osservare le vasche, ascoltare il rumore costante di un sistema che lavora senza interruzioni, seguire il percorso dei reflui, vedere il laboratorio, incontrare chi ogni giorno governa una macchina ambientale complessa.
IAM non è soltanto una società che gestisce un depuratore. È una realtà industriale che, in uno dei territori più delicati del Mezzogiorno, ha costruito un metodo. Iniziativa Ambientali Meridionali, rappresenta un presidio essenziale per l’esercizio del servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane provenienti da 16 comuni della Piana di Gioia Tauro. Nell’ambito delle autorizzazioni ambientali vigenti, l’impianto è inoltre destinato al trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi, quale attività complementare rispetto alla funzione primaria di depurazione.
Gioia Tauro, Palmi, Polistena, San Ferdinando, Rosarno e gli altri centri del comprensorio non sono numeri su una carta geografica. Sono comunità, abitazioni, scuole, ospedali, attività produttive, flussi quotidiani. Tutto questo arriva, attraverso reti e sollevamenti, fino all’impianto. E qui viene trattato secondo un processo che unisce biologia, tecnologia, presidio umano e controlli analitici continui.

La governance come garanzia: trasparenza, competenza, responsabilità
Il cambio di passo di IAM passa innanzitutto da una parola: governance. Una governance riconfermata perché capace di tenere insieme rigore gestionale, competenza tecnica e dialogo istituzionale. In un settore dove l’improvvisazione può trasformarsi in emergenza, la società ha scelto la strada opposta: regole, procedure, verifiche, responsabilità chiare.
Il principio è semplice ma decisivo: il gestore deve fare il gestore. Non invadere ruoli, non confondere piani, non sostituirsi agli enti di controllo, non cercare scorciatoie. IAM rivendica un rapporto costante con Regione Calabria, Prefettura, Comuni, Capitaneria di porto, uffici ambiente e organismi di controllo, ma sempre dentro un perimetro netto: rispetto dei ruoli e collaborazione istituzionale. È qui che la trasparenza diventa un fatto concreto, non uno slogan. L’iniziativa “IAM apre le porte” nasce proprio da questa impostazione: aprire l’impianto al territorio, ai sindaci, alle amministrazioni, alle comunità. Dove un tempo poteva esserci diffidenza, oggi si costruisce confidenza. Dove il depuratore veniva percepito come un problema, oggi viene raccontato come una parte della soluzione.
Il modello IAM: 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno
La depurazione non conosce pause. Non si ferma nei festivi, non rallenta di notte, non aspetta l’orario d’ufficio. Per questo IAM ha strutturato una conduzione quotidiana H24, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno. L’impianto è monitorato costantemente, le reti e i sollevamenti sono controllati anche da remoto, le funzioni automatizzate dialogano con l’intervento umano.
È uno dei segreti del modello: la tecnologia non sostituisce le persone, le affianca. Le vasche hanno ciascuna una funzione specifica. Le linee di trattamento seguono percorsi distinti. I reflui urbani vengono gestiti separatamente dai rifiuti liquidi non pericolosi, in particolare dal percolato da discarica, destinato alla cosiddetta quarta linea. Ogni fase è parte di una catena tecnica nella quale l’errore non può essere lasciato al caso.
La forza dell’impianto è nella sua organizzazione. Reti, vasche, prodotti chimici autorizzati, laboratorio, sistemi di controllo, personale qualificato: ogni elemento concorre a un risultato finale. Il refluo in uscita viene depurato nel rispetto della normativa ambientale e allontanato attraverso la condotta prevista dal procedimento autorizzativo.
Il laboratorio, cuore invisibile dell’azienda
Il vero centro nevralgico del modello IAM è il laboratorio. Non un accessorio, ma il cuore dell’azienda. È lì che si misura la qualità del processo. È lì che arrivano i campioni. È lì che i dati diventano decisioni operative. La società ha investito in attrezzature e strumenti di ultima generazione per verificare ciò che entra nell’impianto e ciò che attraversa le diverse fasi del trattamento. I controlli riguardano non solo i rifiuti liquidi non pericolosi conferiti su gomma, ma anche i reflui provenienti dai comuni. Più volte al giorno vengono effettuati prelievi e verifiche, così da individuare rapidamente eventuali anomalie.
Questa capacità di lettura immediata è fondamentale in un territorio dove alcune attività produttive possono generare criticità stagionali. Nel periodo delle attività agrumarie o della lavorazione olearia, per esempio, la qualità dei reflui in arrivo può incidere sul processo depurativo. IAM ha costruito un sistema che consente di intercettare subito eventuali carichi problematici, adottare misure correttive e segnalare agli enti competenti le situazioni che richiedono attenzione. La prevenzione, qui, non è teoria. È metodo industriale.
Vincere in un territorio complesso senza fare gli eroi
La Piana di Gioia Tauro è un territorio difficile, complesso, spesso raccontato solo attraverso le sue criticità. IAM ha scelto di starci dentro senza retorica. Non con l’atteggiamento di chi vuole “fare l’eroe”, ma con quello di chi intende fare il proprio dovere. La sicurezza è parte integrante di questa visione. L’impianto è videosorvegliato, presidiato, monitorato 24 ore al giorno. Sono attivi sistemi di guardiania, controllo da remoto e presenza fisica di addetti alla sicurezza. Ma la sicurezza non riguarda solo cancelli e telecamere. Riguarda anche la selezione delle persone, dei fornitori, dei clienti.
IAM ha rafforzato il proprio modello organizzativo, ha adottato presidi ispirati alla disciplina della responsabilità amministrativa degli enti e richiede requisiti specifici a chi entra nella propria filiera. I dipendenti non vengono scelti per appartenenza, ma per competenza e merito. Le convenzioni con l’Università della Calabria e con l’Università di Messina, in particolare con i dipartimenti di Chimica, vanno in questa direzione: formare, osservare, selezionare, inserire in azienda solo profili adeguati. È un modo concreto per dire che la depurazione, prima ancora che un processo industriale, è una responsabilità pubblica.
Dalla diffidenza alla fiducia
Ogni modello industriale si misura anche nel rapporto con il territorio. IAM lo ha costruito passo dopo passo. La diffidenza iniziale, legata anche alla storia complessa dell’impianto, ha lasciato spazio a un confronto più maturo con istituzioni, amministratori e comunità locali.
Il racconto più efficace arriva dalla quotidianità. C’è chi, a Gioia Tauro, riconosce che “è cambiata l’aria”. Una frase semplice, ma potentissima. Perché dentro un impianto di depurazione l’aria è un indicatore immediato della qualità gestionale. La stessa sensazione colpisce chi visita la struttura: entra aspettandosi cattivi odori, miasmi, fastidi, e invece scopre un impianto ordinato, controllato, governato.
Non è un dettaglio estetico. È la prova tangibile di un processo che funziona. IAM sottolinea di essere attenta prima di tutto ai lavoratori e poi al territorio che circonda l’impianto. La qualità dell’aria, la qualità del refluo depurato, la campagna di monitoraggio a mare, i punti di prelievo lungo il litorale e in prossimità della condotta sono tasselli dello stesso mosaico.

L’ambiente come investimento, non come emergenza
La proprietà ha creduto nel settore non con dichiarazioni di principio, ma con investimenti: laboratorio, strumenti, sicurezza, personale, automazione, controlli, procedure. È questa la differenza tra gestire un impianto e costruire un modello.
IAM opera con un’autorizzazione regionale rinnovata per 12 anni, anche in virtù della certificazione ambientale. Un dato che fotografa la solidità del percorso intrapreso. La società gestisce un servizio essenziale per i comuni, ma ha saputo affiancare alla depurazione dei reflui urbani anche una linea specifica per i rifiuti liquidi non pericolosi, dando priorità al territorio calabrese e applicando il principio di prossimità. L’impresa, insomma, resta impresa. Ma dentro un quadro di responsabilità ambientale. Il business non viene separato dal territorio: viene collocato dentro regole, controlli e obiettivi di sostenibilità.
Il futuro: il riutilizzo delle acque depurate
Se oggi IAM rivendica risultati elevati nella depurazione, il prossimo orizzonte riguarda il riutilizzo delle acque. L’idea è chiara: trasformare l’acqua depurata in una risorsa per la zona industriale e, compatibilmente con gli usi consentiti, anche per l’agricoltura. In una regione ricca d’acqua ma spesso segnata da problemi di reti, dispersioni e crisi idriche, il tema è strategico. Le acque in uscita dall’impianto, secondo la società, presentano caratteristiche tali da poter essere immaginate in un ciclo di recupero per usi non alimentari. Sarebbe un salto di qualità: dalla depurazione come obbligo alla depurazione come economia circolare.
Il segreto del successo
Alla fine, il segreto IAM non è uno solo. È una combinazione di fattori: governance stabile, competenza tecnica, investimenti, laboratorio, controlli continui, sicurezza, personale selezionato, dialogo con le istituzioni, apertura al territorio. Il modello funziona perché tiene insieme ciò che spesso viene separato: industria e ambiente, impresa e servizio pubblico, tecnologia e responsabilità, territorio e mercato. E lo fa nella Piana di Gioia Tauro, cioè in un luogo dove vincere è più difficile, ma proprio per questo più significativo. IAM dimostra che anche nei territori complessi si può costruire un’eccellenza. Non con promesse, ma con metodo. Non con slogan, ma con risultati. Non facendo gli eroi, ma facendo ogni giorno il proprio dovere.











